Arte di strada. Il principio stabilito nella causa di KayOne: il diritto d'autore protegge i writers Sigilli alle opere del concorrente: un plagio rombi e sgocciolature Scelto da Sgarbi. Il giovane è stato selezionato per il Padiglione Lombardia della Biennale di Venezia MILANO Ci sono la pennellata di Rembrandt, il tocco di Picasso, il taglio di Fontana. E, adesso, pure lo sgocciolio e la tag del graffitaro: anch'egli artista che la legge sul diritto d'autore deve proteggere dall'altrui plagio, tutelando «tutti gli elementi caratterizzanti lo stile e il linguaggio pittorico» del writer. Fino al sequestro delle opere di chi lo imita senza alcuna autonoma rielaborazione creativa. Lo stabilisce per la prima volta un provvedimento della sezione del Tribunale civile di Milano specializzata in proprietà industriale e intellettuale, al quale era ricorso KayOne, al secolo Marco Mantovani, giovane graffitaro milanese, impostosi all'attenzione anche internazionale prima partendo dai murales della «Street Art» e poi passando a opere pittoriche su tela, fino a figurare quest'anno tra gli artisti selezionati dal curatore Vittorio Sgarbi per il Padiglione Lombardia della Biennale di Venezia 2011. Mantovani, con i suoi avvocati Vincenzo Jandoli e Dario Palmas, lamentava che un writer concorrente, Nicola Leonetti, sul suo profilo Facebook battezzato «Arteblog Italia Leonettinicola», proponesse in vendita come opere proprie un'ottantina di sostanziali riproduzioni (con minime modifiche) di quelle di KayOne, a prezzi più bassi di quelle appunto di Mantovani. Il primo problema affrontato dal giudice Claudio Marangoni è stato chiarire se le opere di Leonetti, invece di essere tacciate di plagiare quelle di KayOne, potessero essere fatte rientrare nel rapporto tra l'opera originale di un artista e la sua elaborazione creativa da parte di un altro artista che vi si ispiri dichiaratamente: la legge sul diritto d'autore ammette questo caso, a patto che l'elaborazione di chi «copia» l'originale presenti «un seppur minimo e riconoscibile apporto creativo». Ma secondo il Tribunale è questo «profilo di autonoma creatività» a mancare a Leonetti, il quale, invece di «arricchire ed elaborare autonomamente temi e moduli espressivi propri di KayOne», avrebbe coltivato un «intento puramente ed esclusivamente» di «pedante riproduzione» di «tutti gli elementi stilistici che possono ritenersi propri della personalità artistica di KayOne»: tra essi «il costante utilizzo del colore bianco e grigio, delle lettere a stencil» (maschera a mo' di normografo usata nella «Street Art» per riprodurre in serie appunto le lettere, le forme e i simboli), e poi «retini, trasparenze, figure di rombi, linee appuntite, spruzzi ad andamento circolare, sgocciolature e schizzi che richiamano uno stile di pittura energico e impulsivo». La riprova arriva per il giudice dal fatto stesso che Leonetti, oltre a proporre in vendita 80 opere, plagio di quelle di KayOne, sulla bacheca del suo blog avesse inserito anche foto sia del laboratorio sia di alcune opere proprio di KayOne (Abissi, Nomi Sacri, Contaminazione, Ombre e Dune, Ego e Spring) ma senza menzionarne la paternità, «così ingenerando nel visitatore del sito la convinzione» che fossero tutte opere sue. Leonetti non si è costituito in giudizio, e dunque nel procedimento è mancato il suo punto di vista difensivo. Le sue condotte, conclude ora il Tribunale, sono «idonee a ledere i diritti di utilizzazione economica delle opere» plagiate di KayOne, perché «d'indebita circolazione di opere sostanzialmente identiche» ha come effetto una «capacità depressiva del valore delle opere originali». Per questo, in sede cautelare e in attesa dell'esito della causa di merito, il giudice Marangoni non soltanto ordina a Leonetti di rimuovere dal blog le immagini e lo diffida dal proseguire gli illeciti, ma autorizza anche KayOne e la società «Stradedarts srl» (titolare dei diritti di sfruttamento economico delle sue opere) al sequestro delle opere contestate. Con un decreto, per di più, che Leonetti dovrà anche pubblicare a sue spese, in caratteri doppi del normale, sul prossimo numero del periodico specializzato «Flash Art». Graffiti e giudici La sentenza su Bros Agosto 2010: il Tribunale di Milano stabilisce che i graffiti, anche se d'arte, sono illegali quando eseguiti su proprietà altrui. Processato Davide Bros Nicolosi La condanna sociale Aprile 2010: un giovane writer milanese viene condannato ad aiutare gli anziani per aver imbrattato alcuni muri della città