Il procuratore Marmo: «Aspettiamo l'esito delle perizie» Sotto accusa presunti sprechi POMPEI. Le indagini sul crollo della Schola Armaturarum sono al rush finale. E a conclusione si avvia, anche, l'inchiesta sulle spese «pazze» del Teatro Grande per la quale dai corridoi giudiziari si annunciano avvisi di garanzia «eccellenti». Con la rimozione delle ultime macerie di quello che è rimasto della scuola dei gladiatori, il super perito Nicola Augenti si appresta a concludere gli ultimi rilievi che determineranno le cause del cedimento strutturale avvenuto il 6 novembre di un anno fa e che, secondo l'esperto, non sono riconducibili alla pioggia. La rimozione totale delle travi della copertura della Schola Armaturarum consentirà il recupero e il restauro degli affreschi, ma l'area resterà di fatto sotto la custodia della procura, anche nelle fasi di restauro. Il personale della soprintendenza dovrà essere autorizzato dal magistrato per accedere al luogo, in modo che la procura abbia la certezza che le operazioni siano compatibili con le indagini ancora in corso. Il professor Augenti, che lunedì scorso era negli uffici del sostituto procuratore del tribunale di Torre Annunziata, Emilio Prisco, per ricevere la nuova delega sui recenti crolli che hanno ulteriormente «ferito» la città, sottolinea che «è importante studiare il contesto in cui sono avvenuti i nuovi crolli, per stabilire se hanno un nesso con i precedenti riconducibili ad eventuali responsabilità». «Aspettiamo che il perito depositi la relazione e poi tiriamo le somme», dice dal canto suo il procuratore capo Diego Marmo. «Se archiviare l'indagine o chiedere il rinvio a giudizio degli imputati dipende dalla perizia che il tecnico ci consegnerà. Il lavoro di acquisizione delle prove non è tanto compito dei magistrati - tiene a sottolineare il numero uno della procura oplontina - ma di esperti, perché l'inchiesta ci porta a valutare e salvaguardare un patrimonio dell'umanità. Una delle difficoltà maggiori che abbiamo incontrato è stata individuare una persona esperta che non abbia mai avuto rapporti, di alcuna natura, con la soprintendenza. Il professor Augenti è la persona giusta, anche perché ha già lavorato con la procura con risultati eccellenti». La scure giudiziaria sta per abbattersi nuovamente sulla gestione dell'area archeologica. Nuovi avvisi di garanzia si annunciano nel futuro degli scavi. L'inchiesta della magistratura sul Teatro Grande, infatti, è in dirittura d'arrivo. «Si avviano alla conclusione anche le indagini affidate alla guardia di finanza sulle spese di restauro del Teatro Grande», dice Marmo. L'inchiesta era stata avviata la scorsa estate dal numero uno della procura oplontina e affidata ai militari della guardia di finanza di Torre Annunziata. Cinque milioni di euro è la spesa affrontata dall'ex commissario delegato all'emergenza dell'area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, per il restauro e la riqualificazione del Teatro Grande di Pompei. Finanziamento oggetto di indagini che hanno portato al sequestro del materiale scenico. La magistratura contabile, inoltre, indaga sugli «sprechi» del commissariamento. Spese di rappresentanza, staff e assegnazioni di appalti da chiarire. Su questo investiga la Corte dei Conti che ha bocciato la gestione commissariale definendo illegittime tutte le spese sostenute nei due anni di attività. «Gli scavi di Pompei non sono un'emergenza da Protezione Civile - hanno sentenziato i giudici della Corte dei Conti - di conseguenza gli interventi che interessano la tutela e la valorizzazione dei suoi tesori non andavano esclusi dai preventivi controlli».
Pompei, pronti avvisi eccellenti
Il procuratore capo Diego Marmo annuncia che le indagini sul crollo della Schola Armaturarum sono in fase di conclusione e che il perito Nicola Augenti si appresta a concludere gli ultimi rilievi per determinare le cause del cedimento strutturale. La rimozione delle macerie consentirà il recupero e il restauro degli affreschi, ma l'area resterà sotto custodia della procura. Il professor Augenti ha ricevuto la delega per studiare il contesto dei recenti crolli e stabilire se hanno un nesso con i precedenti. Il procuratore Marmo sottolinea che il lavoro di acquisizione delle prove è compito degli esperti, non dei magistrati.
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