Studi fermi e abbandono sui luoghi delluomo moderno Nel parco naturale di Porto Selvaggio esistono diciassette insediamenti preistorici Resti studiati per anni da un gruppo di ricercatori guidati dal dottor Stefano Benazzi del Dipartimento di Antropologia dellUniversità di Vienna. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature, in contemporanea a quelli, altrettanto rivoluzionari, delléquipe dei professori Thomas Higham dellUniversità britannica di Oxford e Chris Stringer del Museo di Storia Naturale di Londra, che hanno analizzato invece una mandibola trovata nelle campagne inglesi nel 1927. Questo secondo fossile è stato datato tra i 44 e i 41.000 anni fa, fornendo unulteriore dimostrazione della presenza dei nostri più vicini antenati in un periodo in cui si pensava che lEuropa fosse popolata dal solo uomo di Neandertal. Le recenti analisi, eseguite da un gruppo internazionale del quale fanno parte le università di Pisa e Siena, fanno luce su una lunga querelle che ha appassionato gli addetti ai lavori sulla possibilità che i Neanderthal e luomo moderno abbiamo condiviso scambi culturali e tecnologici. Il rinvenimento in Puglia di alcuni resti umani considerati Neanderthal e delle testimonianze della presenza di una cultura in grado di fabbricare utensili fece pensare allesistenza di un incrocio culturale e genetico tra le due specie in una fase di "transizione", che si concluse con il sopravvento dei Sapiens sui Neanderthal. La nuova datazione e la correzione di attribuzione dei fossili pugliesi, Sapiens non più Neanderthal, chiarisce invece come la cultura di "transizione" o Uluzziana fosse originata dagli Homo Sapiens. Allimportanza delle scoperte scientifiche, tuttavia, fa da contraltare lo stato di abbandono in cui versano i siti archeologici in cui i fossili furono ritrovati. La Grotta del Cavallo, infatti, è solo una delle cavità utilizzate dagli uomini preistorici lungo la costa neretina. Nel parco naturale di Porto Selvaggio esistono diciassette insediamenti preistorici lungo la costa, di cui nove in cavità che con i loro depositi abbracciano un arco di tempo che va dai 110 mila anni sino alle culture del neolitico. La loro scoperta risale al 1961, quando in Salento arrivarono i professori Arturo Palma di Cesnola dellUniversità di Siena e Edoardo Borzatti von Lowenstern dellUniversità di Firenze. Furono loro i primi a capire limportanza straordinaria dei ritrovamenti, e a dare il via a una stagione di scavi, a cui ha collaborato anche il Gruppo speleologico neretino, che oggi sembra lontanissima. Gli ultimi scavi risalgono almeno a due anni fa e, nella zona delle grotte "uluzziane", regna oggi il più completo abbandono. Lingresso di quella denominata "del Cavallo" è impedito da uninferriata che lascia intravedere linterno. Le altre grotte, invece, sono aperte e molto spesso visitate dai vandali. Nel passato alcuni scavi hanno portato alla luce moltissimi reperti (punte, grattatoi e raschiatoi, lavorazioni dosso e conchiglie marine forate), poi, di recente, più nulla. Solo citazioni negli studi internazionali e la speranza, ogni giorno che passa, che non arrivi qualcuno a deturpare quelle meraviglie.