Non ci sono nemmeno finanziamenti per altri lavori. L'area con i mosaici negli ultimi tempi è stata trasformata in discarica Scavi archeologici in piazza settangeli Alla Sovrintendenza di Palermo si cercano 10 mila euro per coprire lo scavo dei mosaici punico-romani e ripristinare il manto stradale di piazza Sett'Angeli. E sperare in tempi finanziari migliori. Negli ultimi anni quel tratto è diventato una discarica di rifiuti e di gomme di vecchie vetture. Poi c'è una pioggia giornaliera di bottigliette che arrivano dagli studenti del Convitto. Lo spazio viene fatto pulire ma gli effetti della pulizia non durano molto. Il sovrintendente non ha la bacchetta magica per portare avanti i lavori, così lo scavo continua a rimanere incompiuto per mancanza di fondi. In questa città si quando i lavori partono, ma difficilmente si può azzardare una data di definitiva chiusura dei cantieri. La storia ha inizio nel 2000. Nel corso di alcuni interventi che l'Amap stava effettuando per la realizzazione di una condotta venne alla luce un pavimento punico-romano. Il "gioiello" saltò fuori come per magia e la Sovrintendenza, allo scopo di iniziare una campagna di studi sui resti di un percorso stradale di età romana, bloccò immediatamente i lavori. Nel frattempo il mosaico con duemila anni di storia era diventato, durante le ore buie, covo di drogati e discarica pubblica con visite di topi che scorrazzavano in lungo e in largo attratti dai rifiuti. Insomma, una profonda ferita al patrimonio culturale di Palermo. Francesca Spatafora ebbe a dire che si trattava di una strada larga circa 3 metri e risulterebbe parallela a quella messa in luce nel cortile del palazzo Arcivescovile. Il primo pensiero è quello che potremmo trovarci di fronte ad una "grande domus". Spesso frotte di turisti che passano da piazza Sett'Angeli si avvicinano al sito, danno uno sguardo all'interno dell'area circoscritta dall'impalcatura in legno e vedono soltanto tanto degrado e una strada interrotta. Quest'angolo di Palermo è una profonda ferita al patrimonio culturale della città. A pochi passi dallo scavo di piazzetta Sett'Angeli vivono nel più vergognoso degrado i vicoli Gran Cancelliere, Ragusi e Vanellone, luoghi misteriosi e ricchi di fascino con l'ultimo lembo di giardino rimasto. Angoli molto spesso fotografati dai turisti. Michele Ventimiglia, presidente dell'associazione "FaiCentro. Rinascita del Centro Storico", più volte ha denunciato lo stato di degrado di questi vicoli di epoca normanna. All'assessore di turno al Centro storico strappa qualche promessa ma alla fine il recupero rimane sempre sulle parole. Nella piazza del Gran Cancelliere, oggi occupata dalla squallida edilizia della scuola elementare "Turrisi Colonna", sorgeva l'antichissimo monastero di Santa Maria de' Latinis, fondato nel 1171 da Matteo d'Ajello, gran cancelliere di Guglielmo II, detto il Buono, formatosi alla scuola di Majone. La prima badessa si chiamava Marotta e si racconta che all'alba amava recarsi nel belvedere che si affacciava sul Cassaro per godere del panorama della città. Erano gli anni della reggenza, con intrighi attorno ad un fragile trono snervato dalla debolezza del potere, dilaniato dagli interessi di casta e diviso dalle discordie civili. Palermo era vissuta da diversi gruppi etnici. I latini s'accavallavano nel Cassaro e nella Kalsa; i musulmani stavano nel Seralcadio. Matteo d'Ajello cercò di rimettere in sesto le finanze istituendo la "dohana de baronis", che consentì un specifico controllo sulle entrate feudali e sulla legittimità del possesso dei feudi, divenuti in più d'un caso oggetto di usurpazione a danno del Demanio regio. Per la difesa del regno e per i festeggiamenti venne istituita una sorta di tassa straordinaria che veniva chiamata "coletta". 02112011