Il voto in Senato rimandato di due settimane. Orsoni in aula: «Gesto irrituale». Dal ministero: nessuna rivalità tra i due festival VENEZIA Biennale, il voto in Senato può attendere. L'unico risultato possibile per l'opposizione è stato raggiunto: dopo l'audizione del sindaco Giorgio Orsoni ieri in Senato, la commissione Cultura ha rimandato di due settimane la decisione sulla nomina di Giulio Malgara alla guida della fondazione veneziana. I senatori dell'opposizione aspiravano a fare «melina» avendo numeri meno traballanti dei colleghi alla Camera: attualmente, infatti, la maggioranza (che dovrebbe votare compatta su Malgara) può contare su 13 senatori, mentre l'opposizione (Pd, Idv e terzo polo) si fermerebbe a 11 senatori, non potendo annoverare nelle proprie file la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, che da tempo non partecipa ai lavori, e la senatrice Adriana Poli Bortone, che nonostante sia incerta sul proprio futuro politico avrebbe intenzione di dare il suo sì all'uomo indicato dal ministro Giancarlo Galan. Intanto ieri al Senato il sindaco ha ribadito la sua linea d'attacco alla decisione: «La questione Biennale è importante per la città, perché la Biennale è parte della cultura della città, per tutte le implicazioni che ha a livello cittadino. Il sindaco di Venezia non può disinteressarsi alla Biennale ed è per questo che ho denunciato l'irritualità del percorso scelto dal ministro, che non ha consultato gli enti locali». Orsoni ha raccontato ai commissari di essere stato informato da Galan solo a cose fatte: «La città ha aggiunto è stata completamente estromessa, il ministro ha ritenuto di fare tutto da solo contrariamente a quanto accaduto finora. Ho anche risposto ai commissari che Baratta può fare il secondo mandato, visto che lo Statuto parla di impossibilità di fare il terzo mandato dopo due consecutivi, non dopo uno e un'interruzione». La situazione, però, si è talmente cristallizzata, tra l'atteggiamento fermo del sindaco e quello altrettanto fermo del ministro, da far prevedere scintille al primo consiglio d'amministrazione: "I1 Comune è la Biennale ha ribadito il sindaco e faremo di tutto perché funzioni. Vorrà dire che se sarà Malgara dovremo impegnarci ancora di più, visto che abbiamo tutto l'interesse che funzioni bene». In commissione c'era anche il veneziano Felice Casson, che voterà al posto di qualche collega del Pd e che ieri è intervenuto attaccando il ministro: «La decisione è sbagliata nel metodo e nel merito. Nel metodo perché alla faccia del federalismo gli enti locali non sono stati per nulla sentiti. Nel merito perché questa sembra una marchetta politica: che il ministro ci spieghi a chi, visto che perfino il presidente della commissione, del Pdl, ha avuto parole di elogio per Baratta». Intanto a Venezia è rimbalzata l'eco delle parole del ministro Galan sul red carpet del Festival del Cinema di Roma. Festival che lui aveva sempre osteggiato e di cui aveva fortemente stigmatizzato i finanziamenti ministeriali. L'altroieri il ministro ha promesso genericamente dei finanziamenti «per progetti che sviluppino il mercato». Ieri la sua portavoce, Francesca Chiocchetti, ha definito «chiusa» la diatriba tra Roma e Venezia, «salvaguardando le specificità tra le due realtà». Una decisione, quella di concedere comunque i finanziamenti, che, seppure genericamente sottoposta al vincolo di convertirsi in solo mercato, non mancherà di far discutere. E una prima risposta, tutt'altro che rassicurante, è arrivata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. Che a Galan ha mandato a dire senza complimenti: «Non cambieremo strada».