Il presidente del Fai Borri: "Una follia, le coltivazioni vanno vincolate al pari di una foresta" Una levata di scudi per difendere gli ulivi. È unanime la bocciatura della proposta di modifica della legge regionale per la "Tutela e valorizzazione degli ulivi monumentali della Puglia", presentata nei giorni scorsi da Massimo Cassano, consigliere regionale del Pdl. «In Puglia ci sono 60 milioni di ulivi e - premette Cassano - di questi, 5 milioni sono delle vere opere darte della natura. "Monumenti" che devono sì essere tutelati, ma non necessariamente a esclusivo danno delle esigenze di sviluppo del territorio». Secondo il consigliere, insomma, la salvaguardia degli ulivi rischia di risolversi in un ostacolo alleconomia regionale. «Si tratta di agire al più presto - suggerisce - nella duplice ottica della tutela del paesaggio e nel contempo del rispetto dei diritti acquisiti dai privati relativamente, ad esempio, alle aree edificabili, alle lottizzazioni, o al diritto degli imprenditori agricoli di fare reddito e, quindi, di poter riconvertire lazienda. Tutte esigenze che, in molti casi, vengono al momento frenate o addirittura inibite dalla legge regionale. A questo punto occorre agire, in tempi brevi, per decentrare a livello comunale le competenze per il rilascio di autorizzazioni agli espianti e spostamenti di piante secolari e dei necessari controlli per il rispetto delle norme, prevedendo maggiori deroghe e snellendo assurdi procedimenti burocratici». Una prospettiva che fa saltare dalla sedia lurbanista Dino Borri, presidente regionale del Fai: «Mi sembra unidea folle. E per svariate ragioni. La Puglia è una terra che ha lulivo come una specie di bosco coltivato e diffuso, che andrebbe anzi tutelato e vincolato al pari di una foresta. Oltre a essere un elemento costitutivo dellidentità paesaggistica, i milioni di ulivi presenti nella regione rappresentano sia una risorsa produttiva per leconomia territoriale che uno strumento di tutela idrogeologica con uno straordinario valore ecologico. Sicché reputo impensabile lidea che si possa manipolare questa risorsa per fini di edificabilità». Non solo. A sentire Borri la stessa legge regionale di tutela degli ulivi, pure elevata a modello, non è di per sé sufficiente. «La Regione dovrebbe anzi accrescere i livelli di salvaguardia - osserva - applicando agli ulivi i criteri della foresta naturale. E non riesco a capire, in tal senso, perché si debba operare una distinzione fra gli ulivi monumentali e la stessa diffusa coltivazione degli ulivi delletà moderna, risalenti al 700 e 800, e altrettanto importanti. Si pensi, dunque, agli ulivi disseminati in Capitanata come in Salento e Valle dItria. Da qualsiasi punto di vista si prenda la vicenda mi pare, insomma, che quelle di Cassano siano affermazioni insensate e violente». Unanalisi condivisa da Gianni Picella che interviene nel dibattito, in nome del Centro studi permanente per la salvaguardia degli olivi monumentali nel Mediterraneo. «La proposta del consigliere del Pdl - accusa - dietro il paravento dello snellimento delle procedure per ottenere le autorizzazioni allespianto di esemplari di olivi monumentali tende, invece, chiaramente a favorire la speculazione edilizia e le lottizzazioni». Da qui la preoccupazione, poi, rispetto al fatto che «non si può consentire che una domanda anche generica, documentata male, per nulla o addirittura falsamente, consenta per un qualsiasi ritardo o intoppo burocratico che la legge venga aggirata e che alberi monumentali vengano distrutti. È vero, un illecito si può forse perseguire, un palazzo edificato in dispregio alle leggi si può talvolta abbattere, ma un ulivo di 500 anni divelto non ce lo potrà mai restituire nessuno».
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Il presidente del Fai Borri ha condannato la proposta di Massimo Cassano, consigliere regionale del Pdl, per la modifica della legge regionale sulla tutela degli ulivi monumentali della Puglia. Cassano sostiene che gli ulivi devono essere vincolati al pari di una foresta, ma Borri lo considera un'idea folle. Secondo lui, la Puglia è una terra con ulivi come una specie di bosco coltivato e diffuso, che dovrebbe essere tutelato e vincolato. Borri sostiene che la legge regionale di tutela degli ulivi non è sufficiente e che dovrebbe essere applicata agli ulivi anche i criteri della foresta naturale.
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