Fra crisi e speranze La Cia: in 5 anni persi 60mila posti di lavoro. La cessione dal demanio può invertire il trend? Catania. Sullo sfondo ci sono i numeri della crisi. Che di certo non ha risparmiato l'agricoltura siciliana: secondo la Cia cinquemila imprese hanno già chiuso i battenti nel 2011. Oltre il tunnel c'è un'ipotesi - per adesso non più di questo - che potrebbe ridare slancio all'intero comparto, favorendo l'insediamento di nuove imprese agricole: concedere i terreni agricoli pubblici a chi vuole coltivarli. I NUMERI DELLA CRISI. Ma ripartiamo dai numeri della sofferenza. Secondo il dossier illustrato dalla Cia negli scorsi giorni a Palermo, il comparto agricolo è in ginocchio e in cinque anni ha perso 60mila posti di lavoro. Sempre nello stesso periodo, la produzione è scesa del 30 mentre i costi sono saliti del 40. L'allarme è del presidente della Cia, Carmelo Gurrieri, nel corso di un forum organizzato dall'agenzia Italpress. Allarmanti anche le cifre dei mancati investimenti: su 2 miliardi di euro di fondi impegnati in 7 anni, ne sono stati utilizzati circa 600 milioni: «Sull'asse 1 ci sarebbero risorse pari a 450 milioni, ma bisogna considerare che il contributo a fondo perduto è di circa il 30 tutto il resto deve essere messo in campo dall'imprenditore in un contesto di piena crisi», spiega Gurrieri. TERRE PUBBLICHE PER LE AZIENDE. Nel corso del forum internazionale di Cernobbio, Coldiretti ha rilanciato la proposta di cessione delle terre pubbliche, corredata da un corposo dossier. Il plafond a livello nazionale sarebbe di ben 338.127,51 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) di proprietà pubblica che, sulla base del valore medio della terra calcolato dall'Inea in 18.400 euro per ettaro, significa la disponibilità di un patrimonio di 6,22 miliardi di euro a disposizione dello Stato. La disponibilità dei terreni statali in Sicilia? Piuttosto insignificante: 6.232,95 ettari per un controvalore di 114.686.280 di euro. Per intenderci: la sola provincia di Bolzano ha quattro volte di più. E, per avere un altro paragone di misura, le superfici attualmente produttive in Sicilia secondo i primi dati del Censimento dell'agricoltura 2010 dell'Istat - le 219.095 aziende hanno un'estensione effettiva di 1.381.617 ettari. Ad ogni modo, l'iniziativa di Coldiretti ha subito riscontrato la disponibilità del ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, che - in un'intervista al nostro giornale - l'ha definita «un positivo momento di riflessione». Aggiungendo: «L'agricoltura siciliana è un comparto di grandi potenzialità e di grandi eccellenze e potrà valorizzare al meglio questo tipo di opportunità». LA QUOTA DELLA REGIONE. Considerati comunque i numeri poco significativi dei terreni statali, la vera sostanza delle cose sta nella quantità di terreni "cedibili" dalla Regione e soprattutto nella disponibilità di Palazzo d'Orleans ad attuare - su base siciliana - la vendita a chi vuole coltivarli. Sull'aspetto politico abbiamo raccolto la piena disponibilità dell'assessore regionale all'Economia, Gaetano Armao: «L'idea ci piace ed era comunque già allo studio l'ipotesi di cessione dei terreni agricoli regionali nell'ambito del piano di dismissioni della Regione. Va da sé che l'obiettivo è duplice: recuperare risorse finanziarie nel bilancio e innescare iniziative che favoriscano sviluppo economico e occupazione». Armao anticipa che «stiamo tracciando una mappa dei terreni agricoli di proprietà della Regione nell'ottica dell'alienabilità per inserire il principio già nella prossima Finanziaria, per poi prevedere momenti successivi, con contenuti più attuativi, per mano degli assessorati competenti». La circostanza viene confermata da Caterina Cannariato, dirigente del Servizio Demanio dell'assessorato. Mentre alla dirigente del Servizio Patrimonio, Dania Ciaceri, abbiamo chiesto di quantificare la disponibilità dei terreni regionali. Questi i dati aggiornati dall'assessorato: 651.106.439,55 metri quadri - ovvero oltre 65mila ettari - per 38 tipologie diverse (dagli agrumeti ai vivai, passando per pascoli e terreni incolti ma produttivi), polverizzati in 11.642 particelle. Di questi oltre 27mila ettari sono di superficie boschiva e nel totale sono compresi anche cave, miniere, spiagge e zone archeologiche. Ma nella prospettiva di una cessione ai privati ci sono anche interessanti disponibilità di pascoli (oltre 20mila ettari) e di seminativi (quasi 5mila ettari), oltre che migliaia di ettari di agrumeti, frutteti vari, uliveti e vigneti. Almeno 50mila ettari - secondo le prime stime degli esperti - sarebbero comunque coltivabili. A questi vanno comunque aggiunti i terreni del Demanio forestale: 330mila ettari secondo una stima datata 2006. «Su questi ultimi esistono dei vincoli - ricorda la dirigente del Patrimonio - anche se una percentuale può essere potenzialmente ceduta». E poi ci sarebbero altri 4mila ettari dell'Esa, l'Ente sviluppo agricolo della Regione, rientrati nella disponibilità pubblica per mancanza di eredi o abbandono. L'iter per tutte le terre demaniali della Regione prevede comunque un atto di "sdemanializzazione". «Per dirla con esattezza si chiama "sclassificazione" - precisa Ciaceri - e si ottiene con un decreto che trasforma il patrimonio indisponibile della Regione in patrimonio disponibile. L'eventuale alienazione-cessione non può verificarsi senza questo passaggio preliminare». Insomma, la strada della "controriforma" agraria del Terzo Millennio è ancora tutt'altro che in discesa. Ma se i potenziali compratori di terre pubbliche per adesso possono soltanto sognare, in attesa di atti concreti, tanto vale fantasticare su una quantità di terreni agricoli superiore alle "briciole" del demanio statale.
SICILIA - Terreni pubblici da cedere 50mila ettari coltivabili nella dote della Regione
La Cia ha rilevato che l'agricoltura siciliana è in crisi, con 60mila posti di lavoro persi in cinque anni e una produzione che è scesa del 30%. I numeri della crisi sono stati illustrati dal presidente della Cia, Carmelo Gurrieri, durante un forum a Palermo. La Cia ha anche rilevato che i mancati investimenti sono stati di circa 600 milioni di euro su 2 miliardi di fondi impegnati in 7 anni. La cessione delle terre pubbliche è stata proposta come una soluzione per ridare slancio all'agricoltura siciliana. La Regione siciliana ha una disponibilità di 6.232,95 ettari di superficie agricola utilizzata, con un controvalore di 114.686.
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