II colore dominante è il rosso delle camicie garibaldine. Rosso come le bandiere del Pci, rosso come nei Funerali di Togliatti del '72, rosso come il sangue dei caduti. L'affrontamento è feroce, all' arma bianca, uomo contro uomo, sciabola e baionetta. Sullo sfondo teschi digrignanti di Cavalli; come in Guernica di Picasso. come nel Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis a Palermo. Fra i combattenti in camicia rossa si riconoscono i volti di storici dirigenti del Partito comunista: Luigi Longo e Giancarlo Pajetta fra gli altri. C'è anche Vittorio Vidali. il leggendario comandante Carlos della guerra di Spagna. Sto parlando della Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, la grande tela (era 318x520) che Renato Guttuso dipinse nel 1951-52 e che ora, grazie all'impegno di Antonio Natali e alla nuova gestione autonoma del Polo museale fiorentino, è stata acquistata per 750mila euro (circa un miliardo e mezzo delle vecchie lire) presso la casa d'aste Farsetti di Prato. La sua prossima sistemazione sarà agli Uffizi, in uno dei saloni del pianterreno, a fare "pendant" con l'altro grande dipinto storico del Novecento; quella Battaglia di San Martino e Solferino di Corrado Cagli nella quale il pittore marchigiano, nel clima «ritorno all'ordine» tipico di quegli anni (1936), interpretò il Risorgimento rileggendo Paolo Uccello. Tutt' altro spirito abita la battaglia di Guttuso. Questa tela, capolavoro del pittore quarantenne, riflette una temperatura culturale e politica incandescente. Ce lo fa capire la sterminata bibliografia (da Longhi a Spadolini, da Argan a Testori a Levi) che la accompagna. Siamo nei primi anni Cinquanta in piena polemica fra Realismo e Astrattismo. Guttuso è, in Italia, l'alfiere della pittura della realtà ma per lui il Vero è portato dall'onda del sentimento, prende forma nel fuoco della passione civile e politica. Dietro la Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, più dei nostri Giuseppe Fattori e Michele Cammarano testimoni in certo senso "ufficiali" dell'epopea risorgimentale, c'è il Delacroix del Massacro di Scio e della Libertà che guida il Popolo, c'è il Goya del Trés de Mayo, c'è la Zattera dì Medusa di Gericault e c'è, naturalmente, l'odiato-amato Picasso di Guernica. Il dipinto acquistato per gli Uffizi è, allo stesso tempo, un manifesto culturale (il Realismo che afferma le sue ragioni e i suoi diritti contro l'Astrazione) e un manifesto politico. La Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio, episodio minore della spedizione di Garibaldi in Sicilia, diventa così (nel ricordo ancora vivo della Spagna e della guerra partigiana) metafora del partito che conduce in questi anni le sue roventi battaglie. È un partito ancora stalinista il Pci del 1951-52, un partito che crede nella lotta di classe e spera nella rivoluzione. A quel partito, in totale condivisione di idee e di sentimenti. Renato Guttuso offre, con la Battaglia, una immagine nobilmente retorica, una tumultuosa fiammeggiante bandiera di forte suggestione simbolica. Poi le cose sono andate come sappiamo. Ma proprio per questo, perché la sinistra di oggi è sideralmente lontana dal Pci dì mezzo secolo fa e l'Italia contemporanea è inconfrontabile con quella di allora, questo quadro assume uno straordinario significato patriottico. Nel senso che è una pagina della storia patria, è l'ultimo grande dipinto epico e politico della moderna arte italiana.
Dalle Botteghe Oscure agli Uffizi - La Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio dipinta da Guttuso per la sede del Pci è stata acquistata dall'Italia
La Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio è un dipinto di Renato Guttuso realizzato nel 1951-52. Il dipinto rappresenta una battaglia tra le forze garibaldine e le truppe borboniche, con un colore dominante rosso. La tela è stata acquistata per 750mila euro e sarà esposta agli Uffizi. La Battaglia di Ponte dell'Ammiraglio è un capolavoro del pittore quarantenne Guttuso, che riflette una temperatura culturale e politica incandescente. Il dipinto è un manifesto culturale e politico, che afferma le ragioni del Realismo contro l'Astrazione e rappresenta il partito comunista del 1951-52, che crede nella lotta di classe e spera nella rivoluzione.
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