DECISIONE DELLA GIUNTA PISAPIA: I VIP PAGHERANNO IL BIGLIETTO PER LA PRIMA Casta diva, anzi no: basta casta. La Prima della Scala, simbolo mondiale di opulenza e mondanità, quest'anno sarà all'insegna del rigore. Il sindaco Pisapia ha deciso di diminuire il numero dei privilegiati che di solito entrano a sbafo all'esclusiva soirèe del 7 dicembre. Ciao ciao ai portoghesi di lusso e alle sfilate d'ordinanza col biglietto degli altri. Niente più ingressi gratis per assessori, capigruppo e membri dell'ufficio di presidenza del consiglio comunale. Non solo: Palazzo Marino, che in base a un accordo con il Teatro, come riferisce Repubblica, ha diritto a circa un centinaio di biglietti da inviare alle autorità, sta pensando di metterne una parte in vendita. Come dire ai notabili della Madonnina: se volete venire alla Prima, pagatevi il biglietto. Il che sarebbe un segnale di sostegno agli enti lirici viepiù tagliati, oltre che una dimostrazione di consapevolezza e solidarietà in un periodo di difficoltà economica generale. L'aria per la casta è diventata irrespirabile: basta guardare quanti gruppi e con che numeri su Facebook chiedono la riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi, delle auto blu e dei pasti "camerali" a prezzi stracciati. E la Prima è per eccellenza un'occasione di raccolta fondi: quale momento migliore per dare il buon esempio? Lo spettacolo in questione è il Don Giovanni di Mozart (i seduttori sono il nostro forte) diretto da Daniel Barenboim per la regia di Robert Carsen: i biglietti vanno dai 50 euro del loggione ai duemila delle super poltrone. Non ci sarà nemmeno il cenone per vip o pseudo tali che ha animato i Palazzi negli anni della Letizia. Unico evento correlato, a parte le feste private, un party organizzato dal Teatro alla Società del Giardino. Gentilmente offerto dagli sponsor, accoglierà circa duecento invitati. Sembra scontato che nell'annus horribilis della crisi il Comune dia una regolata a se stesso, prima di chiedere sacrifici ai cittadini? Indubbiamente. Ma i precedenti di sfarzi e sprechi nella Milano dell'era Moratti non mancano. Nel 2006 in scena l'Aida il neo sindaco invitò 750 ospiti a Palazzo Reale: 40 cuochi, 120 camerieri. Donna Letizia prestò perfino le tovaglie in lino di casa sua. Candele a più non posso, enormi foglie di palma a centro tavola: le cronache riferiscono che c'era pure il sarcofago con la mummia di Aida che l'assessore alla Cultura (Vittorio Sgarbi, e chi sennò?) aveva fatto traslare da Narni. Alla rappresentazione, ma non a cena, andarono l'allora premier Romano Prodi e Angela Merkel, che ancora intratteneva civili rapporti di cortesia con l'Italia. A quei tempi del resto era solo la Cancelliera, non ancora culona e nemmeno il resto. Due anni dopo, nel 2008, la prima metteva in scena il Don Carlo, la Moratti diede una super cena per 850 persone: costo dell'operazione 350 mila euro. Pisapia è in buona compagnia: domenica il presidente della Repubblica più indaffarato della Storia è andato con la moglie alla Festa del cinema di Roma a vedere L'industriale di Giuliano Montaldo, storia di un imprenditore che cerca di far sopravvivere la sua azienda ai tempi della crisi, senza cedere alla tentazione della scorciatoia sotto forma di tangente. Giorgio e Clio Napolitano si sono pagati il biglietto come una coppia qualsiasi. Per motivi di sicurezza sono entrati dal retro, senza tappeti rossi e cerimonie di sorta. Applausi da più parti per un gesto normale quasi ovunque, piuttosto rivoluzionario alle nostre latitudini. Il presidente è atteso anche alla Scala, dove gli unici due membri della giunta Pisapia invitati saranno il sindaco medesimo e, per competenza, l'assessore alla Cultura Stefano Boeri. Che spiega: "Vogliamo ridurre al minimo i privilegi, senza fare inutile demagogia". Aspetto importante, ma non l'unica faccia dell'"operazione Scala": il Comune sta cercando di portare l'opera dentro la città. Il 4 novembre, come di consueto, le prove generali saranno aperte. E poi la Prima, oltre al maxi-schermo di Galleria Vittorio Emanuele, sarà proiettata anche in alcuni teatri di periferia, un modo per far partecipare all'evento tutta Milano. Inclusione è il contrario di privilegio: "Vorremmo che il Don Giovanni diventasse una specie di colonna sonora della città", spiega ancora Boeri. "Stiamo organizzando un incontro pubblico di Barenboim e un concerto di venti pianoforti con musiche ispirate all'opera di Verdi. Non sappiamo ancora dove, ma dovrebbe essere il 26 novembre". Chissà se, davanti alla Scala della moderazione, ci saranno le contestazioni di rito.