Aulla rischia nuovi "tsunami". Ma non c'è accordo su come difenderla Legambiente: l'area più vulnerabile è l'abitato. E si continua a tirar su palazzi Pontremoli graziata perché più vicina alla sorgente AULLA. Spalano, raschiano, accatastano. Lavorano senza soste per liberare la città dal fango chiaro, da quel mostro gelatinoso che ogni cosa avvolge. Vogliono fare presto, gli abitanti di Aulla, perché quel groviglio senza forma di cose e melma incarna il loro incubo peggiore, il fiume che smette di trascinarsi nel suo moto lento e diventa una valanga d'acqua, ancor più atterrente dopo essere tornato nel proprio corso. L'ondata che ha spazzato via, entrando e uscendo dalla città, quasi cinquecento metri di argine, potrebbe ripetersi tra duecento anni. Oppure subito. Nessuno sa né ora si sente sicuro, protetto dai calcoli dei tecnici e dall'abilità dei capomastri: la sponda ha ceduto al Magra proprio nel tratto dell'ultimo rialzamento. Ma se avesse resistito, l'acqua si sarebbe ugualmente riversata in città, dopo aver sopravanzato in altezza delle spallette. La difesa difficile. In realtà nessuno, nella Valle del Magra, sa come difendersi da una piena come quella di una settimana fa. L'area più vulnerabile è proprio l'abitato di Aulla, a partire dagli anni '60 costruito sul riempimento della golena del fiume. «Ciò nonostante si continua a tirar su palazzi - dice Matteo Tollini di Legambiente -. Uno è rimasto ammezzato perché la ditta è fallita. Al pian terreno, allagato, dovevano farci un asilo...». Tutto senza che qualcuno ci facesse caso, perché sul terreno che ha coperto l'area alluvionale del fiume è nata la città: viali, strade, supermercati, la sede della Pubblica Assistenza. Persino la caserma dei vigili del fuoco, anch'essa alluvionata. Quelli come Tollini per anni sono stati trattati da cassandre, guardati con la sufficienza riservata ai rompiscatole di turno, a quelli che vivono in un mondo di sogni filosofeggiando di ambiente. Eppure ora a tutti è chiaro che, per come le cose si sono messe, difendere Aulla è un'impresa difficile: «Gli argini possono tutt'al più ridurre il rischio, non cancellarlo», argomenta Giuseppe Sansoni, studioso del Magra e socio fondatore del Cirf, il centro italiano per la riqualificazione fluviale. Pontremoli graziata. Difendersi è un'impresa anche a monte. Pontremoli è stata graziata solo perché è più vicina alla sorgente del Magra, che quindi porta un volume d'acqua inferiore. A poco sarebbe servito, in ogni caso, il sistema idraulico risalente ai tempi dei Lorena: la piena sarebbe stata devastante, sommergendo almeno la metà della nuova zona industriale di Santa Giustina, già inondata due anni fa. Qui il Magra ora scorre lento e sornione, tra file di alberi prima dritti come pertiche e ora piegati dalla forza della piena: «C'è chi dice che andrebbero tolti - aggiunge Sansoni -, ma è sbagliato: trattengono gli altri portati giù dalle frane, autentico pericolo per ponti e argini». Anche a Villafranca, più a valle, tutto sommato è andata liscia: un ponte sulla strada per Mulazzo è crollato, ma l'abitato è più alto del fiume, che pure nell'alveo è frenato dal depuratore e da una scuola elementare. Il rebus di Aulla. Il nodo gordiano, scendendo verso il mare, resta quello: come difendere Aulla, venuta su stravolgendo una golena grazie a formidabili appetiti cementificatori? Alessandro Fignani, responsabile del genio civile di Massa Carrara e segretario dell'Autorità di bacino del Magra, spiega che nel 2006 fu ipotizzata una spesa di 360 milioni di euro per realizzare opere idrauliche in grado di far fronte alle piene duecentennali, le più devastanti. Perché, si chiede Fignani, è giusto mettere in sicurezza solo Aulla oppure bisogna intervenire anche a monte? L'ipotesi riapre un'antica ferita, suturata una ventina d'anni fa, quando il Comitato per la difesa del Magra si oppose, vittoriosamente, al piano contro l'artificializzazione del fiume, con l'alveo che doveva scorrere dritto tra massi ciclopici. «L'acqua sarebbe scesa a valle con eccessiva velocità. S'immagina cosa sarebbe stato di Aulla?», spiega Sansoni. Divisi su tutto. Se anche il costo economico per salvaguardare l'intera valle fosse sostenibile, resterebbe il dazio paesaggistico. Il terreno non è pianeggiante e le casse di espansione a monte non riuscirebbero a intrappolare volumi d'acqua tali da mettere in sicurezza Aulla. L'unica certezza è il forte impatto ambientale, con dighe e opere di raffinata ingegneria idraulica, terreni da espropriare e mastodontiche arginature da impermeabilizzare. Un coagulo d'interventi su cui la comunità lunigianese è abituata a parlare linguaggi diversi, benché la salvaguardia dalle piene stia in egual misura a cuore a tutti. Sansoni chiosa: «Io credo che l'arginatura, dove si è costruito molto, sia l'unica soluzione possibile». L'arginatura. Ora che le cose sono andate troppo avanti perché si possa tornare indietro, gli aullesi faticano con laboriosità da formicaio. La loro città resterà coperta dal fango per chissà quanto tempo e la speculazione edilizia degli anni passati pregiudicherà quelli futuri. Aspettano ansiosi le prossime piogge e sperano in un nuovo argine che li metta al riparo da quell'incubo alimentato da acqua e fango. Qualcosa di simile a quanto avviene più a valle, in territorio ligure, dove il fiume riprende a scorrere placido verso il mare e gli argini sembrano rassicurare gli abitanti di Fiumaretta e Bocca di Magra. Pericolosa illusione. Nei quattro chilometri terminali il corso d'acqua è stato trasformato in un canale, con rimessaggi e ormeggi per 4mila imbarcazioni. E la sera di martedì 25 ottobre, dopo aver devastato Aulla, il Magra ha voluto completare la sua vendetta, trascinando un pontile contro i pilastri del ponte della Colombiera. Con il risultato di portarsi via il ponte, tanto per dimostrare che la natura non sottostà alle regole della pianificazione né della speculazione edilizia. Men che meno agli interessi di chi vuol colonizzare il territorio a colpi di calcestruzzo.
AULLA - Una città costruita nella golena del fiume
Aulla, città della Valle del Magra, è stata colpita da una piena del fiume Magra, che ha devastato l'abitato e ha causato danni significativi. La città è stata costruita su una golena del fiume, e la sua difesa è difficile a causa della sua posizione e della natura del fiume. Gli abitanti di Aulla lavorano duramente per liberare la città dal fango e dalla melma, ma la piena potrebbe ripetersi in futuro. La difesa della città è un'impresa difficile, e gli argini possono solo ridurre il rischio, non cancellarlo. La città è stata costruita su un terreno non pianeggiante, e gli espropri per realizzare opere di difesa sono necessari.
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