Conferenza nazionale a Firenze con gli assessori di tutta Italia: tra polemiche e voglia di autonomia FIRENZE. La cultura e i beni d'arte sono un business e se si incrociano con il turismo sono il business del nostro tempo. Allo prime due giornate della 2 Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, al Palazzo dei Congressi e oggi in Palazzo Vecchio, si fanno avanti Comuni, Province e Regioni. Si rivendica una autonomia nella gestione dei beni culturali, in quanto ricchezza di un territorio: le Regioni potranno dare l'indirizzo, Provice e Comuni amministrare e partecipare alla tutela e al restauro, insieme allo Stato. L'assessore regionale Martella Zoppi annuncia in proposito una legge per la Toscana, dato che la Regione «spende quanto lo Stato per i beni culturali». Comuni e Province hanno da tempo iniziative in atto: dei 3556 musei italiani, ben 1538 sono comunali, sono statali 600 (14,6), altri sono religiosi o privati. E' nata l'Associazione «I borghi più belli d'Italia» per sostenere l'Italia cosiddetta minore: per ora sono 37, in Toscana vi aderiscono Poppi e Anghiari. Ma il dibattito e lo scontro sono a monte: si accentra intorno al Titolo V della Costituzione, alle riforme e competenze degli Enti locali, alla «devolution» in generale. Stato ed Enti locali non sono i soli concorrenti sul campo: in videoconferenza da Torino, Enzo Giugo, presidente della Conferenza dei presidenti delie Regioni, chiede al Ministero norme che favoriscano, oltre le istituzioni pubbliche, anche i privati. Infatti qui sono presenti con tutto il loro peso e potenzialità alla Conferenza, promossa anche da Federculture, recente associazione nazionale di enti e aziende, che gestiscono i servizi pubblici annessi a cultura, turismo, sport, tempo libero. Maurizio Barraco, presidente di Federculture. porta l'esempio di città, come Napoli, dove già esiste la Art-Card per ingressi a musei, servizi cultura-li. trasporti e ristoranti. È evidente che arte e turismo è l'accoppiata vincente. Si dibatte anche sul ticket d'ingresso alle città d'arte e sulla tassa di scopo: ci sono contrasti tra il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono, e il sindaco Leonardo Domenici. In Italia le gestioni autonome sono finora 280, ma tra due anni saranno 480, stando alle previsioni. Nascono i consorzi, si progettano le fondazioni aperte ai privati e indipendenti dai bilanci dello Stato, dato che lo consente un meccanismo previsto dalla Legge finanziaria. A Torino è nato intanto un Comitato per il Museo Egizio e ne fanno parte le banche. A Pisa nascerà la Fondazione Navi di Pisa, che comprende banche, Scuola Normale, Ferrovie e Teseco. Il senatore Stefano Passigli coglie l'occasione per annunciare che proporrà una legge per costituire la Fondazione Galleria degli Uffìzi. È un mondo in subbuglio: chi critica le nuove soprintendenze speciali, chi i poli museali. Nei musei finora i privati, in base a gare e concorsi, gestiscono, dopo la legge Ronchey, i book shop, le attività editoriali relative, appalti e servizi, ristorazione. Un gruppetto di Cobas e sindacati di base hanno protestato, fuori del Palazzo, contro «la svendita del patrimonio culturale» e il precariato nei musei. Risorge l'annosa questione di far pagare meno tasse a chi eroga a favore dei beni culturali: si chiede di estendere ai privati le agevolazioni finora previste per le società. In primavera si terrà a Torino un convegno nazionale sui Beni culturali: saranno allora presentati, si annuncia, veri e propri progetti per il rinnvamento della gestione e un cambio di scenari per i Beni culturali a 860 gradi. Nello sconquasso economico succeduto all'I 1 settembre 2001. solo il turismo culturale continua a crescere in Italia. E' chiaro che «valorizzare» non vuoi dire solo tutelare, restaurare e rendere accessibile, ma anche far produrre arte e cultura.