Sequestrati un rocchio di età greca, una colonna romana e alcune monete L'impoverimento del patrimonio archeologico della provincia non è una novità, ma una «pratica secolare» che non necessariamente è legata all'azione criminosa, ma anche a semplici abitudini, come nel caso di Pantalica. A depredare le tombe della necropoli, risalente all'era preistorica, sono stati solo in minima parte i tombaroli. Questi ultimi, infatti, non hanno fatto altro che completare il «saccheggio» che era stato messo in atto, prima dai tanti abitanti di queste zone, che durante l'invasione araba della Sicilia, nell'anno 827, cercarono scampo all'interno delle tombe di Pantalica, trasformando la città dei morti in città dei vivi. Ovviamente, quella gente, non conoscendo il valore degli oggetti funebri che si trovavano all'interno delle tombe, li distrussero senza pensarci tanto. Le stesse tombe di Pantalica, poi, servirono agli stessi Arabi quando, incalzati dai Normanni, vi si rifugiarono, aprendo altri sepolcri e devastando quanto trovarono al loro interno. A rendere praticamente soltanto delle cavità queste tombe scavate nella roccia, è stata, infine, l'attività delle organizzazioni criminali che operano nel settore dei beni culturali e sono dedite agli scavi archeologici clandestini, al furto e al traffico delle opere d'arte. Un'attività, questa, che si rifà a un passato lontano, in quanto a Pantalica, come in altri siti archeologici dell'area iblea, hanno operato veri e propri imprenditori del saccheggio archeologico. In quest'ultimi anni, però, l'azione delle forze dell'ordine sta rendendo sempre più difficile questo tipo di attività criminosa. Ancora oggi, l'esplorazione di alcune tombe testimoniano come molte sepolture violate da tombaroli possano fornire materiale di studio. Oggi Pantalica non ha più nulla da nascondere, anche se nella zona iblea qualcuno ancora spera di trovare le tracce di qualche antico insediamento non ancora esplorato. P.M. 01112011
SICILIA - Pantalica depredata per abitudine. I tombaroli in azione da pochi decenni
La provincia di Siracusa, in particolare la zona iblea, è stata teatro di numerose violazioni archeologiche, con la sequestrazione di oggetti di valore provenienti da tombe greche e romane. Questo fenomeno non è nuovo, ma è aumentato negli ultimi anni grazie all'attività di organizzazioni criminali che operano nel settore dei beni culturali. I tombaroli, spesso semplici abitanti locali, hanno completato il saccheggio che era stato messo in atto da altri, come gli Arabi e i Normanni, che hanno devastato le tombe durante le invasioni. Oggi, l'azione delle forze dell'ordine sta rendendo più difficile questo tipo di attività criminosa, ma le violazioni archeologiche continuano a essere un problema.
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