Siracusa. «E' una rivoluzione: il museo va nei monumenti, e che qui, nel centro di Ortigia, giunge sin sottoterra». Così Giuseppe Voza, archeologo e soprintendente emerito di Siracusa, commenta l'opera che renderà fruibile gli scavi del tempio Ionico, nascosti sotto Palazzo Vermexio. «L'analogia è con la villa del Tellaro - dice Voza -: quando ci trovammo di fronte agli splendidi mosaici della villa Romana di Noto la decisione fu quella di non spostarli, di non esporli in una sede che non fosse quella per la quale erano stati creati. E così anche per gli scavi di piazza Minerva. Abbiamo sperimentato un nuovo modo di ammirare l'antico nel suo contesto, senza alcuna "museificazione"». Il risultato è un progetto che riporta alla fruizione un tassello fondamentale per la ricostruzione storica della Siracusa antica, senza sconvolgere l'assetto moderno della città. «Da cento anni - prosegue Voza - si lavora a questo monumento e oggi si procede all'atto finale di un'operazione importante che si svolge nel cuore del centro storico a fianco dell'Athenaion oggi inglobato nella Cattedrale». I resti dei tempio Ionico si trovano nel sottosuolo di Ortigia, tra piazza Duomo e Minerva. «L'intento è quello di aprirlo alla fruizione in maniera degna - aggiunge il soprintendente - attraverso la realizzazione di un padiglione che da piazza Minerva immetterà il visitatore in una struttura da cui si accederà al percorso museale. Questa è una novità di grande rilievo poiché significa portare il museo nei monumenti, e non viceversa». Il tempio Ionico, dunque, sarà fruibile nel suo contesto insieme con i reperti che sono stati ritrovati nel corso degli scavi archeologici condotti dagli studiosi in questo secolo. Il sito potrà dunque essere «letto» in maniera corretta, come evidenzia il professore Voza. E ciò significa che potrà essere compresa la storia del luogo, la correlazione tra il tempio Ionico e quello di Athena, poco distante; la conformazione dell'acropoli della città greca e dunque la stessa grandezza di Siracusa che, in quell'epoca, vantava costruzioni templari che la rendevano «la più bella delle città greche» come commentava Cicerone. «Conoscere così il tempio Ionico e il sito circostante - dice Giuseppe Voza - significa rendersi conto di dove ci si trova. Il progetto è stato complesso, connotato da un lavoro in itinere delicato e chiude un secolo di dibattito sulla opportunità di dare dignità a questo monumento senza stravolgere il centro di Ortigia». i. d. b. 31102011