Sotto il Municipio. Un enorme padiglione sotterraneo, ancorato con sofisticati cuscinetti antisismici Siracusa. Era il 1912 quando Paolo Orsi, in quegli anni soprintendente alle Belle arti della Sicilia orientale, scoprì i resti di un tempio greco nei seminterrati del Municipio di Siracusa. E c'è voluto un secolo per far sì che l'edificio templare del VI a.C., nascosto sotto Palazzo di Città, tornasse ad essere fruibile attraverso un progetto che trasformerà i sotterranei del Comune in un suggestivo museo che sarà inaugurato a dicembre. A due passi dalla Cattedrale di piazza Duomo, l'archeologo di Rovereto scoprì parti delle fondazioni di un tempio di ordine ionico che, per mole e stile, facevano pensare all'Artemision di Efeso di cui riecheggiava le colonne decorate a rilievo. Da qui l'ipotesi che anche questo edificio templare aretuseo potesse essere stato intitolato alla dea Artemide. Una scoperta che ha visto impegnati, in questo secolo, alcuni dei più grandi archeologi: Orsi, Bernabò Brea, Gentili, Pelagatti e, in questi ultimi decenni, Giuseppe Voza. Il soprintendente emerito di Siracusa ha infatti studiato e ricostruito l'acropoli della città greca, dove troneggiava il tempio di Athena, oggi inglobato nella Cattedrale come testimonia il colonnato dorico ancora ben visibile lungo via Minerva. A fianco all'Athenaion vi era appunto il tempio Ionico: la ricostruzione di entrambi gli edifici templari è esposta nel settore B del museo archeologico regionale «Paolo Orsi» di viale Teocrito. Ed è proprio dalla via Minerva, che lo scorso anno è tornata ad essere la piazza che era nell'800 con la stessa pavimentazione e arredo urbano di piazza Duomo, che sarà possibile accedere a un corridoio che porterà al museo sottoterra. Un «padiglione sospeso» attraverso un sistema di suggestive scatole e corridoi da cui si accederà a un antiquarium dove saranno esposti tutti i reperti venuti alla luce nel corso di questo secolo di indagini archeologiche, secondo il progetto firmato dall'architetto Vincenzo Latina, eseguito sotto la supervisione di Voza e in collaborazione con l'ufficio tecnico speciale a Ortigia del Comune e la Soprintendenza aretusea. Un progetto che realizza, attraverso lo scavo, il collegamento con un'area sepolta: quella appunto dei sotterranei dell'edificio comunale che custodisce parte della testimonianza millenaria dell'isola di Ortigia con i resti del tempio Ionico, di alcune capanne sicule della tarda età del bronzo e la cripta della chiesa di San Sebastianello, demolita negli anni '60. «Il padiglione è concepito come un monolite di calcare duro - dice l'architetto Latina - generato dal magnetismo delle vestigia sotterranee del tempio Ionico e dall'adiacenza del tempio di Athena, oggi dentro la Cattedrale. La colonna d'angolo di quest'ultimo dista dal padiglione, infatti, meno di 20 metri. L'interno è caratterizzato dal forte movimento plastico, per cui l'androne di accesso al piano archeologico è stato immaginato come una cella aperta, a memoria del nàos del tempio Ionico che genera all'interno dell'edificio uno spazio ipetrale, simile a un'opera di scavo dentro lo stesso edificio». Al suo interno è stata ideata un'illuminazione soffusa, quasi in penombra a evocazione di un ipogeo che si ispira alle Latomie del Paradiso del parco archeologico della Neapolis. La luce filtra attraverso una grande lanterna che illumina gli scavi: accorgimento che accentua il carattere sotterraneo dell'intervento. Al termine del percorso si scopre poi un piccolo giardino ombreggiato e fresco, quale sosta piacevole prima dell'uscita. E' questo il Giardino chiamato di Artemide che diverrà un luogo ameno all'interno del percorso museale. Il progetto ha ottenuto riconoscimenti importanti a livello internazione ed è stato esposto anche alla Biennale di Venezia. «L'intervento è stato ri-disegnato continuamente - aggiunge Latina - e continuamente rimaneggiato sullo stesso luogo per venire incontro alle esigenze del sito e alle scoperte archeologiche che man mano, in questi anni, si sono succedute». Anche per questo sono stati numerosi i sopralluoghi e gli incontri tecnici a cui hanno preso parte il sindaco-ingegnere di Siracusa, Roberto Visentin, e l'assessore a Ortigia, Ferdinando Messina, oggi orgogliosi dell'opera che sta per essere aperta al pubblico. Sotto il profilo della sicurezza, sono stati installati sei isolatori antisismici e accorgimenti vari di ultima generazione. La struttura del padiglione non poggia direttamente sul sito archeologico, ma su cuscinetti elastici e ha richiesto la realizzazione di un giunto sismico perimetrale all'edificio, da qui il nome di struttura «sospesa», che pare galleggiare sul sito archeologico a cui si accede tramite corridoi e ascensori. La copertura muraria del padiglione riecheggia i paramenti di tipo medievale o catalano come molti edifici di Ortigia su cui si è innestato il barocco dopo il sisma del 1693. La trama e la tessitura del rivestimento evocano il paramento della chiesa di San Sebastianello che era situata nell'area adiacente al padiglione e demolita per la realizzazione degli edifici comunali. Il risultato è un luogo magico, che poco cambierà il volto della piazza Minerva ma che consentirà di ritrovare un pezzo della grande metropoli greca nascosta sotto le viscere di quella moderna. 31102011
SICILIA - Nelle viscere di Ortigia rivive la metropoli di 2600 anni or sono
Il Municipio di Siracusa ha un padiglione sotterraneo che ospiterà un museo archeologico. Il museo sarà inaugurato a dicembre e sarà dedicato ai resti di un tempio greco del VI a.C. scoperto nel 1912. L'edificio templare era nascosto sotto Palazzo di Città e sarà ricostruito e esposto nel museo. Il progetto è stato firmato dall'architetto Vincenzo Latina e supervisionato da Giuseppe Voza. Il museo sarà accessibile attraverso un corridoio che porterà al padiglione sotterraneo, dove saranno esposti i reperti archeologici. Il progetto ha ottenuto riconoscimenti internazionali e sarà aperto al pubblico.
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