Dieci assessori pidiellini della Regione Lazio hanno presentato le dimissioni perché il governo ha impugnato davanti alla Corte costituzionale una legge regionale con la quale, fra laltro, si stabiliva labbattimento di diecimila faggi secolari al Terminillo per far posto a nuove piste di sci. Poi, nel volgere di un paio di giorni, le hanno subito ritirate. Probabilmente si sono resi conto che i cittadini anche i più appassionati di sport invernali posti davanti allalternativa fra un assessore in meno contro mille alberi in più non avrebbero avuto il minimo dubbio sulla scelta. Il caso dei faggi del Terminillo è, però, soltanto uno spezzone della grottesca vicenda andata in scena i giorni scorsi dopo che il ministro Galan ha ottenuto dal Consiglio dei ministri la bocciatura di parti importanti del Piano casa del Lazio. Che è stato, infatti, impugnato per vizio di costituzionalità sia per le deroghe in tema di tutela del paesaggio e delle zone archeologiche sia per i condoni agevolati sugli abusi edilizi in aree vincolate da leggi dello Stato. Tutte questioni, come indicano i titoli, particolarmente sensibili sotto il profilo della difesa del territorio. Tre gli aspetti sconcertanti della storia. Primo, che il ministro Galan aveva suggerito da tempo alla Regione di cambiare le parti contestate del testo per scongiurarne linevitabile impugnativa. Secondo, che la presidente regionale Polverini ha tirato diritto nella presunzione che mai il governo Berlusconi si sarebbe pronunciato contro una giunta della propria parte. Terzo, che ora la Regione Lazio, anziché difendere davanti alla Consulta quelle che proclama le sue buone ragioni, sè acconciata ad aprire un negoziato sulle modifiche del Piano. Un tipico incrocio di cattiva politica e dilettantismo istituzionale.