"Produrre cultura: patrimonio, paesaggio, industria creativa. Dialogo verso Florens 2012"è il tema del convegno che si è svolto ieri a Palazzo Vecchio a Firenze. Un appuntamento per introdurre il filo conduttore della prossima edizione di Florens 2012 - Settimana internazionale dei beni culturali e ambientali: "Dal Grand Tour al Global Tour". Pubblichiamo l'estratto dell'intervento di uno dei tre direttori culturali - con Andrea Carandini e Walter Santagata - l'esperto di pianificazione e storia del paesaggio, professor Mauro Agnoletti. Il paesaggio è una risorsa la cui valorizzazione rappresenta una delle sfide che attualmente si pongono all'attenzione delle politiche nazionali, ma è sintomatico che questo tema sia assente nell'attuale dibattito sulla crescita. Il paesaggio non costituisce più solo un fenomeno estetico-culturale, isolato dal contesto socioeconomico, ma si configura come un nuovo paradigma di riferimento per la definizione di un modello di sviluppo adeguato a rispondere ai cambiamenti che interessano la società, rappresentando il risultato dell'integrazione di processi economici, ambientali e sociali. I processi di modernizzazione e le potenzialità delle risorse paesaggistiche dal punto di vista economico, offrono molte opportunità di sviluppo. Sembra però necessaria una revisione critica dei modelli consolidati, senza concessioni a nostalgiche condizioni preindustriali, ma prendendo atto che tali risorse costituiscono parte fondamentale di quel "capitale"su cui si fondano le possibilità di sviluppo, concorrendo a produrre un 'valore aggiunto" che riconosce il ruolo della diversità e della identità storica come fattore di competitività. IN QUESTO QUADRO è errato ritenere chela conservazione sia contrapposta allo sviluppo; al contrario rappresenta uno dei nuovi volti dell'innovazione. Ogni innovazione comporta l'arricchimento continuo del patrimonio di valori accumulato e, allo stesso tempo, non si può realizzare una autentica conservazione senza la contemporanea produzione di nuovi valori. La costruzione di una "identità competitiva", attraverso la valorizzazione del rapporto fra qualità del paesaggio, produzione e turismo, da un lato, e la proposizione di modelli qualitativi per gli insediamenti urbani, periurbani e la rete infrastrutturale dall'altro, rappresentano altrettante sfide per rispondere ai processi di abbandono delle campagne e di urbanizzazione incontrollata. Sono fenomeni che presentano non solo effetti economici e sociali importanti, basti pensare che l'Italia importa il 45 dei cereali, ma anche conseguenze ambientali. Solo assicurando un fecondo rapporto fra processi produttivi e qualità del paesaggio potranno anche essere proposti, a un più ampio numero di soggetti e aperti a nuovi flussi turistici, l'insieme dei beni culturali italiani, che non sono solo fatti di monumenti ed opere d'arte, ma anche città e campagne sottoposti a processi di continua trasformazione che richiedono di essere governati. Se la cementificazione e la cattiva qualità degli insediamenti urbanistici sono le minacce più comunemente percepite dal pubblico, vi è però una ridotta conoscenza dei fenomeni di abbandono che hanno visto la perdita di 12 milioni di ettari di agricoltura negli ultimi 100 anni, una incontrollata forestazione, da 4milioni a 10 milioni e mezzo di ettari, con conseguente perdita di biodiversità legata al paesaggio, un aumento della fauna selvatica, ormai fuori controllo, e la necessità di importare prodotti alimentari dall'estero. Anche dalla corretta interpretazione dei fenomeni di trasformazione si vede la maturità di un Paese consapevole del valore delle proprie risorse.