NON è più semplicemente "conoscitivo" il fascicolo aperto in primavera dalla procura per approfondire i preoccupati esposti firmati dagli abitanti di San Benedetto val di Sambro, allarmati per gli "effetti collaterali" dei lavori per la Variante di valico, il tracciato alternativo dell' Autosole. La montagna bucata per aprire nuove gallerie. La frana in quiescenza che ha ricominciato a muoversi lentamente. Crepe e fenditure nelle case. Una dozzina di persone sgombrate, costrette a cambiare indirizzo. La paura del peggio. Adesso c' è una inchiesta di quelle che tecnicamente si chiamano a "modello 44", coordinata dal pm che a maggio raccolse le prime segnalazioni, la dottoressa Morena Plazzi. Il reato ipotizzato è il disastro colposo, articolo 449 del codice penale, delitto di comune pericolo punito con la reclusione da unoa cinque anni. Per ora si procede "contro ignoti". Appaltatori, committenti, esecutori in questa fase "parti offese", sullo stesso piano di regione, residenti, comitati, amministratori locali. Il sostituto procuratoreei carabinieri di Vergato hanno già convocato e ascoltato un gruppo di "persone informate sui fatti", sentite a verbale per raccogliere notizie di prima mano e documentazione ufficiale. I faldoni di cui si sostanzia l' indagine si stanno riempiendo di report, relazioni geologiche, pessimistici pareri e atti acquisiti nelle società e negli enti cointeressati al progetto e al cantiere, a cominciare dalla Regione e dall' Osservatorio ambientale e socioeconomico sulla Variante di valico. Il prossimo passo sarà la nomina di un pool di consulenti tecnici chiamati a rispondere a un pugno di quesiti fondamentali, necessari per capire se esistano nessi di causa con i lavori in corso e eventuali responsabilità: che cosa ha fatto ripartire la frana rimasta a lungo in sonno, a che velocità si muove, esiste o meno una relazione con i lavori in corso, quali misure si possono adottare per prevenire rischi concreti, è meglio tenere aperto o chiudere il cantiere. Non è questione da poco, la selezione dei nomi dei super esperti che affiancheranno gli investigatori. Dall' elenco di partenza la procura sta eliminando quei professionisti, in particolare ingegneri e geologici, che in passato hanno avuto incarichi da soggetti pubblici o privatie società cointeressati alla Variante, a loro volta chiamati a scegliere consulenti di parte. L' amministrazione regionale prova a tranquillizzare tutti, minimizzando le dichiarazioni allarmistiche di un funzionario interno del servizio geologico, Marco Pizziolo: «Il fenomeno franoso - dice il comunicato diffuso da viale Moro, attribuito al dipartimento del "dissidente" - presenta caratteristiche di velocità lente, cosa che consente di tenerne sotto controllo l' evoluzione attraverso la rete di monitoraggio installata da Autostrade spa, concordata con la Regione e l' Osservatorio per la Variante, mantenuta in piena efficienza fino al termine dei lavori e per i cinque anni successivi». E la Regione stessa si fa garante «della tutela della pubblica incolumità, attraverso la messa a disposizione degli ingegneri strutturisti più qualificati e la quantificazione complessiva e indipendente dell' impatto dell' opera, comprensiva dei danni prodotti e degli eventuali danni futuri per i cittadini e per Anas».