SE L' ALLUVIONE giudiziaria di un anno fa, con le manette ai vertici dell' Ente Parco, aveva rotto l' incantesimo, la devastazione provocata dal nubifragio ha definitivamente strappato il sipario. Finisce nel fango, quello morale e quello reale, il sogno delle Cinque Terre come paradiso della sostenibilità: turismo di masse intelligenti e cura maniacale del terreno, delle fasce, dei rivi, dei muri a secco. «Era diventata una fabbrica di turismo, ma devo dire che anche io sono rimasto sorpreso dal disastro», riflette il professor Alfonso Bellini, uno dei più noti geologi italiani, membro della commissione regionale per la valutazione dell' impatto ambientale, attualmente consulente della procura di Genova per l' inchiesta sull' alluvione di Sestri Ponente del 2010. «Io non sono in grado di dire se la cementificazione sia la causa principale di questa devastazione - spiega Bellini- di certo dalla nascita del Parco è prevalsa la scelta di attrarre sempre più turisti e quindi rendere il territorio sempre più capiente, disinteressandosi della conservazione in cambio della rendita. E' un modello di gestione che ha abbandonato le cure al territorio, perché non danno un ritorno economico immediato. Concordo con lo scrittore Maurizio Maggiani quando ricorda che la maggior parte degli abitanti delle Cinque Terre ha lasciato la terra per affittare le camere». Claudio Frigerio è uno degli ambientalisti che per primi, quando ancora il "Faraone" dominava, aveva criticato il Parco di Franco Bonanini, il presidente finito in manette per gli abusi, i falsi e le licenze concesse agli amici. «Qui alle Cinque Terre la speculazione si è solo affacciata e non ha fatto breccia, ma solo perché è arrivata la magistratura a fermarla. E' una mentalità che si era diffusa tra gli abitanti e gli amministratori e alla fine nessuno pensava più alla manutenzione minima dei torrenti - dice Frigerio -. I rivi sono sempre passati in mezzo alle case, prima aperti e poi tombinati, ma un tempo si puliva all' ingresso della copertura per evitare che scoppiassero. Poi si è smesso di farlo e questo è il risultato. Il metodo Bonanini ha arricchito molti ma ha impoverito il territorio». Quel metodo condiviso e glorificato dal Pd e dal Pdl (Claudio Burlando e Luigi Grillo in primis), che negli ultimi anni ha spinto gli amministratori delle Cinque Terre a scordarsi terrazze, boschi e colline per puntare sull' "ospitalità". A Monterosso, oggi con le case sommerse dalla melma, era in corso da mesi la costruzione di un enorme autosilos in centro al posto di un terreno, nello stesso comune quest' estate l' incredibile autorizzazione alla costruzione sulla scogliera della prima piscina delle Cinque Terre. Proprietà di un albergo di lusso, il Porto Roca, ma sorprendentemente concessa dal Comune perché «di interesse pubblico». Le maglie larghe del Comune di Monterosso avrebbero anche permesso, secondo l' accusa della procura di Spezia, al senatore Luigi Grillo di compiere abusi edilizi nella sua tenuta del Buranco, vicenda che vede attualmente dei funzionari pubblici indagati. E ancora, al confine tra Riomaggiore e Vernazza una fetta di collinaè stata disboscata all' epoca di Bonanini per consentire la costruzione della scuola di Pianca e liberare così un immobile in paese a fini turistici. Una scuola che secondo molti non serviva e in effetti oggi il progetto è fermo. Ma gli alberi sono stati tagliati e i sostegni di cemento armato piantati nella terra. E infine la surreale vicenda del Villaggio Europa a Corniglia. Con un colpo di matita sulle mappe un' area franosa era diventata sicura e Bonanini aveva aperto le porte ad un progetto di trasformazione di vecchi bungalow abusivi in un residence con piscina, tutto poi bloccato dai giudici amministrativi. Il giorno dell' alluvione sul Villaggio Europa si è abbattuta una frana. La matita non è riuscita a fermarla.
LIGURIA - Cinque Terre, manette e morte un sogno annegato nel fango
Il professor Alfonso Bellini, geologo italiano, ha criticato la gestione del Parco delle Cinque Terre, accusando la cementificazione e la speculazione immobiliare di aver causato la devastazione provocata dall'alluvione del 2010. Bellini sostiene che la scelta di attrarre turisti e rendere il territorio più capiente ha portato a una mancanza di cure al territorio, poiché non ci sono più ritorni economici immediati. L'ambientalista Claudio Frigerio ha anche criticato la gestione del Parco, accusando gli amministratori di aver smesso di pulire i rivi e di aver permesso la costruzione di edifici in zone franose.
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