Oltre al completamento del nuovo museo, via libera anche ad un grande evento in collaborazione con l'ente culturale newyorkese Coi fondi Po-Fesr anche la riconversione dell'ex filanda Melinghoff per mostre temporanee Nuovi e importanti orizzonti vanno schiudendosi per il panorama culturale cittadino, cui-se alle dichiarazioni d'intenti seguiranno i fatti - il futuro riserva un ruolo completamente riformulato rispetto all'attuale asfittica condizione. La svolta è contenuta nelle poche righe con le quali il dirigente dell'assessorato regionale ai Beni culturali Gesualdo Campo, comunica l'ammissione a finanziamento (ma ancora non c'è alcun decreto) nell'ambito del Po Fesr 2007-2013 di diversi progetti che riguardano il territorio cittadino. Va ribadito, per la verità, che all'entusiasmo per gli "approvati" fa da pesante contraltare il disappunto di un'intera comunità per quelli incredibilmente bocciati e riguardanti altri due siti fondamentali per le future dinamiche di sviluppo socio-territoriale: la zona falcata e il forte Gonzaga. D'altro canto, in attesa delle opportunità di riproposizione su altre linee di finanziamento, meritano comunque un approfondimento gli interventi che hanno già avuto il via libera. Fra questi, due in particolare: entrambi riguardano il museo regionale, uno da 1,998 milioni di euro per l'attesissimo completamento della nuova sede, l'altro, da 1,568 milioni, per l'adeguamento della storica ex Filanda Melinghoff (l'attuale sede espositiva della collezione museale) e l'organizzazione dell'evento "Hilla Rebay e le origini del Guggenheim Museum". Del primo abbiamo più volte parlato: si tratta di quello che, in teoria ma anche in pratica, dovrà essere l'ultimo, definitivo appalto che renderà la nuova sede museale di viale della Libertà pronta ad essere inaugurata. L'oggetto dei lavori (integrazione, adeguamento e modifica delle dotazioni e degli impianti preliminari all'apertura del nuovo museo) riguarda appunto le ultime rifiniture ad un edificio realizzato da quasi trent'anni, che nasce già vecchio e che nel tempo ha presentato tutta una serie di difetti incompatibili con l'allestimento espositivo di delicate opere d'arte. Ora, però, le carenze sono state eliminate con rattoppi e rimedi che, comunque, ne faranno un'opera utilizzabile allo scopo per il quale è sorta: e cioè il più importante museo del meridione d'Italia per vastità dei locali e ampiezza e importanza delle collezioni. Il nuovo museo regionale sarà davvero capace di dare un nuovo volto all'offerta culturale messinese, inserendosi a pieno titolo, e con un ruolo del tutto diverso rispetto a quanto avviene attualmente, negli itinerari turistici e soprattutto croceristici. Le dotazioni strutturali del nuovo museo, infatti, (con spazi anche per il merchandising e il ristoro) ne fanno una struttura moderna e molto appetibile per i visitatori, senza contare poi l'offerta espositiva che verrebbe di molto ampliata rispetto all'attuale, "svuotando" i magazzini pieni di opere nascoste. L'altro progetto, invece, contiene un'interessante novità: si prevede da un lato la già annunciata riconversione espositiva della Filanda Melinghoff, la sede nella quale le opere furono trasferite dopo il terremoto e nella quale si trovano tutt'ora, in attesa del completamento della nuova sede di cui si vagheggia ormai da più di cento anni. Una volta ultimati i lavori e spostate le opere, infatti, i vecchi locali verranno riutilizzati per allestimenti temporanei. Uno di questi sarà davvero speciale: la mostra su Hilla Rebay, al secolo baronessa Hildegard Anna Agusta Rebay von Ehrenwiesen, prima curatrice della collezione del mecenate Solomon Guggenheim e animatrice del progetto dell'omonimo museo newyorkese, realizzato da Frank Lloyd Wright e inaugurato nel 1959. La mostra verrebbe realizzata appositamente per il museo messinese dalla fondazione Solomon Guggenheim, e avrebbe come oggetto una straordinaria collezione dei quadri "non oggettivi" amati da Hilla: non "astratti", cioè con oggetto astratto, ma del rutto lontani "da qualunque oggetto o soggetto conosciuto sulla terra", "un'armoniosa organizzazione di colori e forme che va apprezzata in sè, nella sua pura bellezza". Un evento memorabile prima del quale, però, occorre tornare con i piedi sull'accidentata terra peloritana. Per ospitare Hilla e il suo sogno d'arte, dovrà infatti realizzarsi il nostro di "sogno", molto più prosaico: un sogno chiamato museo.