Il direttore dei Beni Culturali polemico con la Codello per non essere stato consultato Il direttore regionale dei Beni Culturali del Veneto Ugo Soragni non ha ancora deciso se revocarne l'abbattimento - dopo il provvedimento con cui ha tolto al soprintendente ai Beni architettonicici e paesaggistici di Venezia Renata Codello la delega sulle demolizioni nell'area veneziana - oppure no. Gli estremi per un provvedimento di revoca in autotela ci sarebbero tutti - visto il valore architettonico e culturale degli edifici che lo stesso architetto Codello, vincolandoli, aveva riconosciuto in una relazione di un anno e mezzo prima - e proprio questo dietrofront è all'origine del decreto "punitivo" di Soragni. Per revocare l'abbattimento dei padiglioni che sono ancora là intatti, visto che i lavori nell'area sono fermi - bisogna però tenere conto anche delle possibili richieste di risarcimento danni da parte di chi ha beneficiato di quell'autorizzazione: la società Est Capital, che con Condotte e Mantovani ha acquistato l'area dal Comune per ristrutturarla e su quelle demolizioni evidentemente contava per il proprio intervento. Per questo, nonostante il loro valore culturale, i padiglioni potrebbero comunque essere abbattuti. il direttore regionale comunque sostituirà ora il soprintendente in conferenza dei Servizi ogni qual volta si discuterà di nuovi possibili abbattimenti di edifici vincolati. Sull'abbattimento di quei padiglioni dell'ex Ospedale al Mare, Soragni lamenta, in sostanza, di non essere stato consultato, come sarebbe dovuto avvenire, prima di prendere tale decisione e perché la contesta nel merito, ritenendo che l'interesse architettonico e culturale di quei padiglioni vincolati rimanesse tale, per cui essi non dovessero essere abbattuti, come di fatto non è ancora avvenuto, visto che i lavori nell'area dell'ex Ospedale al Mare sono attualmente fermi. I padiglioni per il quale sarebbe stato autorizzato l'abbattimento o la ristrutturazione sono quelli di pediatria, di cucina-dispensa, il padiglione Belluno (identico al Friuli, che è del 1921, tre anni prima dell'altro), il dormitorio, le celle mortuarie, i magazzini generali, le officine e la farmacia. Secondo l'architetto Soragni i provvedimenti della Codello che autorizzano gli abbattimenti o le modificazioni, non avrebbero tenuto adeguatamente conto della loro intrinseca qualità architettonica e del loro valore storico-artistico. Il soprintendente, in particolare avrebbe autorizzato l'abbattimento del padiglione Belluno per «un'effettiva leggibilità della configurazione originale dell'insieme», che pure non sussisterebbe in relazione appunto all'edificazione del Friuli di tre anni prima. Di qui il provvedimento di revoca della delega alle demolizioni conferita in precedenza al soprintendente, in relazione alla condotta seguita nelle autorizzazioni sull'abbattimento ai padiglioni.