Bergamo, di recente, ha perduto una cosa bella. Nei manuali di storia dell'arte il dipinto tradizionalmente intitolato I sette ritratti Albani (che raffigura, più probabilmente, un gruppo di giovani gentiluomini e cortigiane) è classificato tra i capolavori di Giovanni de' Busi, detto il Cariani. Poche settimane fa il quadro, datato 1519 e dalla fine del Settecento appartenente a una collezione privata bergamasca, è stato venduto ancora a un privato, ma di un'altra città. In una lettera a L'Eco l'incisore Amedeo Pieragostini segnalava l'esito della transazione, ed esprimeva la sua amarezza per il fatto che dopo cinque secoli quest'opera, già esposta nel 1983 alla grande mostra londinese The Genius of Venice, fosse destinata a lasciare Bergamo: «Non si è riusciti - scriveva Pieragostini - a far valere la prelazione museale contro l'acquirente milanese, non avendo reperito da banche, enti pubblici, ricchi privati, la cifra equivalente per trattenere l'insigne capolavoro». «Con la mia lettera - spiega ora l'artista - volevo denunciare un disinteresse nei riguardi della grande arte che da qualche tempo mi pare si stia diffondendo negli ambienti bergamaschi. Devo comunque aggiungere che, su richiesta dell'Accademia Carrara, avevo contattato diverse persone: alcune si erano dette disponibili a contribuire con donazioni all'acquisto de I sette ritratti Albani. Purtroppo, non è bastato». Maria Cristina Rodeschini, responsabile della divisione Accademia Carrara-Gamec, afferma che «effettivamente al museo era stata data dalla Sovrintendenza per i Beni artistici di Milano l'opportunità di esercitare un diritto di prelazione. La comunicazione ci è giunta lo scorso agosto, intorno al 7 o all'8. Venivamo informati che entro il 19 settembre avremmo potuto acquistare il dipinto del Cariani pagando la cifra richiesta dal venditore. Ci siamo adoperati per cercare di capire se effettivamente potessimo cogliere questa opportunità, ricorrendo a contributi di privati. Se anche fossimo riusciti a reperire queste risorse finanziarie, comunque, sarebbe poi occorso un decreto ministeriale, perché il procedimento si completasse. In breve: non vi erano i tempi tecnici necessari. In questo senso, ritengo che non vi siano state mancanze da parte delle istituzioni pubbliche». Sulle opere d'arte di rilevante interesse, il diritto di prelazione da parte dello Stato può essere esercitato entro 60 giorni dalla comunicazione dell'avvenuta vendita, che in questo caso - se non abbiamo fatto male i conti - dovrebbe essere stata ufficializzata intorno al 20 luglio. Sono trascorse più di due settimane, prima che la Sovrintendenza di Brera vi informasse della cosa. «In primo luogo, la possibilità di esercitare la prelazione è del Ministero per i Beni culturali, che, in questa circostanza, ha rinunciato. In seconda istanza, l'opportunità è stata valutata dalla Sovrintendenza, che l'ha segnalata ad alcuni musei milanesi e a noi dell'Accademia Carrara. Ci siamo attivati, ma l'investimento richiesto era notevole. Alcune persone da noi interpellate si sono mostrate disponibili a effettuare delle donazioni, ma - anche per via del periodo estivo - non si è riusciti a raggiungere la cifra occorrente». A Bergamo, in precedenza, non era circolata la voce che si volesse vendere questo quadro? «Noi non avevamo avuto anticipazioni al riguardo. Abbiamo appreso la notizia dalla lettera della Soprintendenza. I sette ritratti Albani è il capolavoro di Cariani, e sarebbe stato bello poterlo includere nelle collezioni della Carrara. Abbiamo rinunciato a malincuore, e credo che lo stesso valga per la Soprintendenza di Brera». In futuro, dovendo gestire situazioni analoghe -sperabilmente, non nel periodo di Ferragosto -, non converrebbe coinvolgere attivamente la cittadinanza, anche ricorrendo ai media? L'Associazione Amici dell'Accademia Carrara, ad esempio, ha dato avvio a una sottoscrizione pubblica per l'acquisto di un quadro settecentesco di Antonio Maria Marini: anche il nostro giornale ha dato risalto all'iniziativa. «Sì, però a questa operazione stiamo lavorando da un anno, e la cifra in questione è molto più bassa di quella richiesta per I sette ritratti Albani. Rimane una speranza, visto che la Carrara, nel corso della sua storia, ha già ricevuto molte donazioni. Chissà che l'acquirente del quadro di Cariani non decida di rendere l'opera fruibile al pubblico, in uno spazio museale». Solo una speranza, o vi sono fondati motivi per ipotizzare che questo avvenga? «Al momento, è solo un auspicio: io non so nemmeno chi sia l'attuale proprietario del dipinto».