Una premessa doverosa: noi vogliamo molto bene all'Accademia Carrara. Ed è per questo che ne parliamo, perché desideriamo intensamente che Bergamo torni al più presto a riabbracciare il suo gioiello: un autentico scrigno di tesori d'arte. Altrettanto francamente ci preoccupa un certo qual disinteresse di fondo che spesso percepiamo quando si parla di un museo che è un patrimonio di tutti: la più importante raccolta civica in Italia. E' fondamentale è quell'aggettivo: civica. Ora, la Carrara è chiusa da giugno 2008 e avrebbe dovuto riaprire all'inizio del 2011: se tutto andrà bene lo farà a metà 2013. Fanno 5 anni a porte chiuse, passati in un'indifferenza a tratti imbarazzante. Ci spieghiamo meglio: se questo è (e lo è, senza dubbi) un tesoro della città, ci saremmo aspettati che la città seguisse i lavori di restyling con la dovuta attenzione. E soprattutto passione. Al netto di polemiche politiche di risulta, invece, la chiusura e i ritardi in serie sono passati inosservati ai più. Tutto celato dietro le assi del cantiere. Come se Bergamo non sentisse la Carrara come un proprio patrimonio: da valorizzare, difendere, anche sfruttare nel senso buono del termine. Una sorta di perdita d'identità che a tratti preoccupa. Le fibrillazioni ci sono state solo al momento di rinnovare il Consiglio d'amministrazione: ma questo è un altro paio di maniche. Se a Dresda avessero chiuso la bellissima Gemäldegalerie per ristrutturarla, siamo convinti che i lavori sarebbero stati seguiti con il fiato sul collo dei responsabili. Dagli amministratori, ovviamente, ma anche dai cittadini: perché quello è un patrimonio di storia e cultura intangibile. Qui è andata diversamente. A Bergamo sono quasi tre anni e mezzo che nessuno ammira più Mantegna, Tiepolo, Moroni, Pisanello, Tiziano o Tintoretto. Sono i primi nomi di una formazione - perdonateci il paragone - che sportivamente potrebbe essere definito un dream team. Perché la Carrara è questa: un gioiello. Eppure la chiusura e i ritardi continuano a passare sotto traccia, a non preoccupare nessuno, a non suscitare la minima reazione. O indignazione. O semplicemente preoccupazione. Quella che a tratti ci coglie nel pensare le nostre opere in giro per il mondo: per carità, nel complesso è una buona politica di promozione. I risultati reali li toccheremo con mano nel momento in cui, a riapertura avvenuta, verificheremo quante e quali opere i musei stranieri che hanno beneficiato delle nostre ci concederanno gentilmente in prestito. Se cioè saremo davvero entrati in quel circuito internazionale dove di per sé la Carrara ha tutti i titoli per stare, se non fosse che negli anni prima della chiusura ha peccato un po' in termini di promozione e valorizzazione. Ad ogni modo, sapere che questo patrimonio è sparso per mezzo pianeta e qualche caveau un minimo d'apprensione ce lo provoca comunque. Prima tornerà a casa e più saremo felici. Ora il traguardo realistico è metà 2013, qualche mese dopo la chiusura dei cantieri fissata per fine novembre 2012. Sperando che nel frattempo Palafrizzoni sistemi una volta per tutte la convenzione con il Credito Bergamasco per l'allestimento della rinnovata pinacoteca. Il documento sta ballando negli uffici da luglio, fanno quasi quattro mesi: per carità, gli approfondimenti sono giusti e doverosi, ma i lavori della Carrara hanno segnato già troppo il passo per permetterci anche di sopportare i tempi della burocrazia comunale. E non si può far passare un tal lasso di tempo come fisiologico, non è semplicemente accettabile: vuol dire non aver capito la complessità e l'importanza della partita. Sia al livello degli uffici che a quello politico. Per questo motivo parliamo ancora della Carrara: non per volontà di facile polemica, ma perché crediamo che il silenzio faccia solo male. Che è vero che si sta facendo molto, che le public relations e i sorrisi servano, così come le prestigiose commissioni di esperti, ma che non si possa più perdere tempo. Nemmeno un giorno e per nessun motivo: tanto meno per burocrazia o codicilli vari. Siamo semplicemente convinti che la nostra (sì, nostra) Pinacoteca sia un patrimonio da vivere con orgoglio e riscoperta passione. Non è solo una raccolta di capolavori, ma una storia della quale andare fieri: ieri, oggi e domani. Per questo Bergamo deve tornare a volere bene alla sua Accademia Carrara.