Non ancora firmata la convenzione Comune-Creberg per i fondi sull'allestimento della rinnovata Pinacoteca Una convenzione che balla negli uffici di Palafrizzoni. Qualche incomprensione di troppo, un paio di scivoloni, il tempo che passa e una mezza certezza: per rivedere l'Accademia Carrara aperta al pubblico bisognerà attendere la metà del 2013. Sperando che di questo passo non sia la seconda metà. La chiusura dei cantieri è sì fissata per il 30 novembre 2012, ma l'apertura della,pinacoteca è tutto un altro paio di maniche. Sempre che la data stabilita nel luglio scorso tra Palafrizzoni e l'impresa appaltatrice, la romana Salini, venga rispettata. Perché al di là della buona volontà del caso, il cantiere è quell'attimo complesso: diversamente non si spiegherebbero i rinvii in serie, considerato che la Carrara doveva essere riconsegnata per i primi mesi di quest'anno, dopo una chiusura iniziata a giugno 2008. Fondi per 1 milione 250 mila euro. Ipotizzando comunque il rispetto dei termini, si tratterebbe delle sale nude e crude: ci sarebbe quindi da completare l'allestimento e riportare a casa le opere sparse qua e là in mostra per il mondo e in qualche caveau bancario. Ed è qui che la vicenda comincia a complicarsi non poco. Un passo indietro: dopo il fallimento del progetto della sala ipogea prima e del padiglione al Parco Suardi poi, il Credito Bergamasco ha deciso di destinare comunque una cifra significativa a sostegno della Carrara. Non più i 4 milioni e passa previsti per i primi due progetti (considerando anche che soldi per la loro elaborazione ne sono stati comunque spesi), ma un intervento importante per gli allestimenti. In soldoni 1 milione 250 mila euro, comprensivi della progettazione. Più altri 250 mila l'anno per i primi tre dalla riapertura, previa costituzione di un'associazione di gestione ad hoc. Un modo significativo di festeggiare i 120 annidi nascita dell'istituto di credito, che comunque avrebbe preferito qualcosa di più stabile, ad memoriam, come appunto uno spazio espositivo permanente. Ma tant'è. A maggio 2010 la decisione è presa. Palafrizzoni accoglie ovviamente a braccia aperte la disponibilità (e la grana) della Fondazione Creberg, ma c'è il problema dell'inquadramento giuridico dell'operazione. Nel caso si accettasse la somma nuda e cruda, l'iter per il progetto dovrebbe sottostare alla normativa per gli enti pubblici, e allora altro che riapertura a metà 2012. II problema del progettista Di concerto con l'istituto di credito si decide allora di stipulare una convenzione: il Creberg sceglierà il progettista è fornirà, chiavi in mano, il tutto. Ovviamente sulla scorta delle indicazioni formulate da una Commissione di esperti nominata ad hoc. La gara ci sarà solo per i lavori di allestimento vero e proprio, ovvero la fornitura del materiale necessario: fatti due calcoli, se per il prossimo maggio il progetto verrà approvato, tra gara e allestimenti il traguardo di metà 2013 potrebbe essere centrato. In prima battuta si pensa di far indicare al Comune una rosa di progettisti, ma poi si decide diversamente, anche per abbreviare i tempi. È il Creberg a sceglierlo: Attilio Gobbi, già estensore della sala ipogea e di quella al Parco Suardi. E qui il clima con Palafrizzoni si raffredda bruscamente, apparentemente senza motivo. O forse perché (a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca...) Gobbi è considerato molto vicino alla precedente amministrazione di centrosinistra. Ad ogni modo, ai primi di luglio si comincia a mettere mano alla bozza della convenzione che di fatto ratifica la donazione del Creberg e consente l'assegnazione dell'incarico a Gobbi. A fine mese un'altra riunione in fretta e furia, e nuovo round il 31 agosto. Il giorno dopo arriva la prima stesura, che il Creberg rimanda cortesemente al mittente: la proposta è quella di una mera sponsorizzazione, strumento che non collima con le necessità della Fondazione e che, tra le altre cose, avrebbe comportato il versamento dell'Iva con conseguente perdita di soldi. Quasi quattro mesi in ballo Poi un lungo silenzio, interrotto solo qualche giorno fa ma è ancora fumata nera. Il Creberg punta sulla mera liberalità, e l'indicazione in teoria sarebbe recepita nella bozza. Ma il dettato complessivo presenta qualche fior di contraddizione, considerato che si parla ancora di sponsor, per esempio. Inoltre, in un punto si sottolinea la necessità di far compiere gli atti ad un notaio esterno «in quanto non possono essere rogati nella forma pubblica amministrativa», salvo successivamente parlare di stipula «con atto pubblico amministrativo». Insomma, un mezzo pasticcio, con il Comune che per giunta chiede al Creberg di inviare una proposta formale sulla donazione, così da poter iniziare l'iter. Alla fine è il Creberg che decide di prendere il toro per le corna, incaricando un notaio terzo di studiare la situazione e affiancare i funzionari comunali nella predisposizione degli atti, così da non perdere ancora tempo e affidare finalmente l'incarico al progettista. Da Palafrizzoni si fa però ampio sfoggio di tranquillità: «Non c'è niente da dire e non capisco perché mettere sul giornale problemi che non esistono. Per quanto mi riguarda non c'è mai stato un periodo così proficuo nella storia della Carrara», il commento dell'assessore alla Cultura Cladia Sartirani. E quando la si riaprirà davvero sarà un periodo ancora migliore.