Da alcune settimane va in onda la telenovela che riguarda il prossimo futuro della Biennale: "Paolo e Giulio: uno solo vincerà". Come sempre, nel metodo e nella logica, nulla di nuovo. Spade affilate. In pieno fermento la dialettica e lo scontro politico. Tutto è concentrato su due nominativi che di fatto rappresentano, per motivi diversi, due cavalli di Troia. Da un lato bisogna defenestrare il patriarca della Biennale perché da troppo tempo dura il suo mandato e dall'altro bisogna sistemare il solito amico del politico di turno. Questo è il messaggio che passa. Uno spettacolo assai deprimente perché nulla si dice del progetto che si desidera realizzare da qui in poi per questa Istituzione che tutto il mondo ci invidia. Appelli a ritirare la nomina con decine di firme di rappresentanti del mondo della cultura e della società civile ed associazioni veneziane che si riuniscono in difesa del Presidente uscente. Il pareggio (risultato che non si sa per quale motivo è sinonimo di sconfitta) che non permette alla commissione cultura della Camera dei Deputati di esprimere il suo parere (peraltro non vincolante) al Ministro che dichiara sempre più convinto di tirare dritto ugualmente. Questa è la dialettica ormai consolidata nel nostro Paese che per giungere ad una decisione richiede prima di passare per una sorta di breccia di Porta Pia. C'è un aspetto che però disturba; un aspetto sul quale penso che sia giusto riflettere e non accettare più in silenzio perché è questo il vero male del nostro Paese. Mi riferisco all'incapacità dei politici di pensare almeno per una volta ad individuare delle persone nuove di una fascia generazionale più giovane ricca di energia e vitalità, elementi che sarebbero utili al cambiamento (non solo per Biennale) ma per il sistema Italia. Oggi assistiamo ad una lotta per il "nuovo" presidente di Biennale tra due persone (che non conosco e quindi noi posso e voglio giudicare; di settantadue e settanta tre anni! Con tutto il rispetto, è mai possibile chi i nostri politici non conoscano persone più giovani? E' mai possibile che ancora una volta si perda l'occasione per dare un segnale di cambiamento e si riduca tutti allo scontro politico d'interesse guarda caso sempre opposti? Ma ciò che spiace rilevare è l'incapacità della nostra città di reagire e di limitarsi a proporre la raccolta firme pro Presidente uscente. La critica va anche a quella parte di città più giovane che non si esprime sul bisogno di cambiamento lasciandosi prendere da questo sterile scontro tra due baroni di lungo corso. E' difficile continuare ad accettare impassibili ed in silenzio queste cose e spero che anche altri esprimano questa voglia di girar pagina e di far capire alle nostre Istituzioni che è ora di darsi una mossa. Non voglio pensare che a Venezia non ci sia un giovane armato di buona volontà che abbia voglia di cimentarsi nella conduzione di Biennale. E, comunque, se non ci fosse a Venezia, sicuramente in Italia ci deve essere qualcuno capace. Non credo che i giovani siano tutti degli sprovveduti, guardiamo a quanti se ne vanno dal nostro Paese raggiungendo traguardi incredibili. E' evidente che i giovani si guardano bene dall'avvicinarsi a questo modo di fare politica e ai suoi rappresentanti (indipendentemente dallo schieramento) per cui spetta alla politica fare un passo in avanti e dimostrare che c'è una concreta voglia di cambiamenti raccogliendo un'esigenza ormai consolidata nel Paese reale. Visto che nulla è deciso è una buona occasione per tutti di aprire le porte e cambiare aria. Diamo fiducia a nuove persone!