Galan irremovibile, ma martedì in Senato sarà una battaglia all'ultimo voto Zaccariotto sollecitata dal ministro a non riconfermare Restucci nel Cda Galan pronto ad «affondare» con il suo amico Giulio Malgara pur di portarlo comunque al vertice della Biennale. E' ormai furibondo il ministro dei Beni Culturali per la piega che sta prendendo la vicenda della nomina del nuovo presidente della Biennale, che sperava di far passare come un blitz d'autunno e che invece, dopo la bocciatura del suo candidato in Commissione Cultura della Camera, si sta trasformando in una sorta di "Vietnam" da cui non riesce più a uscire, con danni di immagine e di credibilità che lo stanno travolgendo - forse mal consigliato - con un tracollo che oscura l'opera del suo predecessore Sandro Bondi. Se ne è avuta una plastica dimostrazione anche ieri, per la esasperata esternazione del ministro in occasione dell'inaugurazione della Mostra per i 150 anni dell'Unità d'Italia a Palazzo Balbi nella sede del Consiglio Regionale, a cui Galan ha preso parte, così come, successivamente al concerto tenutosi alla Fenice, dove ha poi preso la parola con il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e il presidente della Regione Luca Zaia. «Quando si decide qualcosa scoppia sempre la polemica - ha detto Galan - e questa la trovo leggermente volgare perché non si capisce con quale autorità si debba contestare una scelta del ministro. Sono stufo di queste polemiche che guarda caso si verificano solo perché quello che io ho scelto è un amico personale mio e anche del premier Berlusconi. Chi pensa che la scelta del presidente della Biennale possa essere condivisa, vive nel paese delle meraviglie, è sempre espressione della maggioranza. Ognuno può avere le sue idee, poi chi è preposto a scegliere, sceglie. Io ho scelto che fosse opportuno cambiare dopo otto anni di mandato di Baratta, se pure intervallati da un periodo di interregno e fra le persone che potevano ricoprire quel ruolo mi sembra di aver indicato quella più adatta. Non potevo mantenere presidente Baratta per dodici anni, mentre posso lasciare Marco Müller per dodici anni alla guida della Mostra del Cinema, come farò. Perché tra i direttori, devo scegliere i migliori e Müller nel suo campo è il migliore. Se però come presidente avessi nominato qualcuno di quelli che godono di quell'aura di sinistra, se avessi nominato un ministro di qualche governo Prodi sarebbe andato tutto bene». Ma Baratta in precedenza l'ha voluto lei, è stato ricordato a un Galan improvvisamente smemorato. «Anni fa c'era un governo di sinistra - ha replicato - e io ho scelto il migliore tra i nomi proposti del ministro Rutelli. Sono contento di avere sostenuto Baratta che ha fatto bene in questi anni, ma adesso è venuto il momento di cambiare. La partita è chiusa anche perchè Malgara ha raccolto il massimo dei voti che si potevano raccogliere nella commissione cultura della Camera. Ora spero nel Senato». Ma anche in Commissione Cultura del Senato non sarà una passeggiata, visto che la maggioranza può contare su un solo voto di vantaggio. Per questo Galan e il suo fido capo di gabinetto Salvo Nastasi marcano stretto la Lega perché non faccia scherzi in Commissione e Galan avrebbe già chiesto alla presidente della Provincia Francesca Zaccariotto di non riconfermare in Consiglio il rettore dell'Iuav Amerigo Restucci - che ha firmato l'appello per Baratta - sostituendolo con un leghista "sicuro" che garantisca a Malgara la maggioranza. Ma proprio Nastasi - ed è la prima retromarcia del ministro -è destinato a "saltare" come consigliere della Biennale. «Credevo di fare il bene della Biennale e di Venezia nominando il mio più stretto collaboratore - ha detto Galan - ma viste le critiche, nominerò un altro. Non so ancora chi, ma sarà certamente migliore dell'uscente Giuliano da Empoli».