Là dove gli abitanti si incontravano e discutevano di politica, oggi c'è un bel campo di bietoline. Una diramazione «pedonale» della via Traiana Dov'è il foro di Egnazia? Il luogo per eccellenza della polis, dove gli abitanti di questa cittadina peucezia ai confini con la Messapia (come ci dice il geografo Strabone) si incontravano, discutevano, svolgevano le dovute manifestazioni politiche? Ormai è sicuro: si stende sotto un bel campo di bietoline. Ne sono certi i giovani archeologi dell'Università di Bari, che a Egnazia scavano da anni, sotto la direzione di Raffaella Cassano (tra i tanti: G. Mastrocinque, S. Fioridio, M. Cuccovillo...). Indagando i resti riaffiorati delle terme e scavando intorno alla struttura - eccezionalmente visibile -, hanno messo in luce un altro tratto dell'antica via Traiana (ben altri 25 metri), con i suoi basoli solcati dalle secolari tracce dei carri; ma anche hanno scoperto una diramazione del tracciato, con un bianco basolato un po' in salita, che conduce appunto al di là del vicino muro di cinta: appunto nell'adiacente campo seminato a ortaggi. Su questo nuovo tracciato non appaiono solchi dovuti al transito di carri e di bighe: quindi doveva essere una via pedonale. Appunto quelle che portavano - in genere - al centro politico e religioso della città. «Ora sappiamo dov'è il foro», si dice convinta Raffaella Cassano; e aggiunge: «Se anche qui vengono rispettate le consuetudini, è probabile che poco più in là possano esserci le fondamenta di un tempio». Egnazia, il sito archeologico presso Fasano, è la città ritrovata che sta raccontando anno dopo anno le sue «memorie del sottosuolo». Ha svelato i suoi commerci e le sue trasformazioni dall'antichità all'età dei vescovi-manager del VI secolo, grazie alla struttura della grande piazza e degli edifici che lo attorniavano. Ha rivelato le diverse vite del tempio sull'acropoli: dalla fase più antica riconducibile al VI secolo avanti Cristo con la stoà (il porticato sacro), e poi al suo reimpianto in età repubblicana (con l'eccezionale deposito - davanti all'ingresso - dei resti delle vittime votive sacrificate per l'inaugurazione), e quindi alla risistemazione imperiale fino alla riformulazione tardo-antica con il recinto templare trasformato in sedi abitative e commerciali. Ha soprattutto svelato le terme con i muri in elevato e il prefurnio (la caldaia) del tutto visibile, l'ambiente del tepidarium che conserva ancora i tubuli lungo le pareti per diffondere l'aria calda; nella stanza del caldario, si vedono le vasche in marmo crollate sui pilastrini che elevavano il pavimento. Quest'anno la campagna di scavo ha teso a comprendere meglio il composito edificio termale, e a metterlo in sicurezza. Si è così scoperto che la struttura originaria è databile all'età di Augusto; e la sua impostazione si collega cronologicamente ad altre emergenze architettoniche vicine, soprattutto la basilica civile. Indizi plausibili sono i frammenti di ceramica fine da mensa, denominata dagli studiosi come «sigillata», e un resto di pavimento mosaicato con tessere bianche e inserimento di sporadiche tessere nere, nonché una trave fossilizzata (che svelerà la sua età). Quindi - giocando di suggestione - è probabile che queste terme abbiano accolto viandanti prestigiosi, come lo furono Mecenate e Orazio (la loro visita a Egnazia fu narrata dal poeta venosino con elegante ironia, in una celebre Satira). Di certo la vita dei bagni termali ebbe un declino probabilmente nel IV secolo, con l'affermazione del cristianesimo quale religione di Stato. Fino all'abbandono. Al quale contribuì soprattutto la severità della morale cristiana che vedeva nei «balnea» luoghi di ozio, di peccato e di rilassatezza. L'autorità religiosa dovette intervenire per farli dismettere. Negli ambienti termali e in quelli adiacenti, si impiantarono grandi fornaci per produrre la calce, necessaria ai nuovi progetti edilizi dei vescovi egnatini. In esse finirono, con ogni probabilità, gran parte delle statue pagane, delle colonne e dei basoli stradali. La prova del crimine, perpetrato tra V e VI secolo, la si ebbe lo scorso anno, quando - accanto a una di queste calcare - emerse una piccola testa di bambino in marmo, forse il volto di un Eros con i riccioli ricavati con il trapano e i boccoli che gli cadono sul collo. Forse a questo medesimo Eros appartiene un altro frammento statuario - la parte centrale del pube e del sederino - emerso ora nel crollo delle terme. Piccole tracce scampate al diluvio dell'intolleranza.
Puglie. Riaffiora ad Egnazia il cuore della polis
Riassunto in 200 parole:
L'Università di Bari ha scoperto un tratto di antica via Traiana a Egnazia, un sito archeologico presso Fasano. La strada, che conduceva al centro politico e religioso della città, è stata identificata come una diramazione pedonale, con un basolato bianco che porta al di là del muro di cinta. I giovani archeologi hanno scavato intorno alla struttura e hanno scoperto i resti delle terme, che risalgono all'età di Augusto. La struttura originaria è stata scoperta con i muri in elevato e il prefurnio visibile. I resti di ceramica e pavimento mosaicato hanno suggerito che le terme abbiano accolto viandanti prestigiosi.
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