«L'assenza dei dirigenti delle due Soprintendenze è gravissima. Se l'episodio dovesse ripetersi organizzeremo un presidio a Roma». Non usano mezze parole i rappresentanti della Consulta delle associazioni che ieri hanno partecipato alla riunione in seduta congiunta delle commissioni cultura della Provincia e del Comune sulla tutela del sito delle Terme romane e dell'area adiacente alla villa comunale nella quale sono attualmente in corso gli scavi archeologici. «La mancata partecipazione dei dirigenti della Soprintendenza ai Beni archeologici e di quella ai Beni paesaggistici ci lascia allibiti - ha detto il presidente della Consulta Francesco Notarcola - Quella vicino alla villa è un'area importantissima dal punto di vista archeologico e paesaggistico e a dirlo non sono le associazioni ma il Piano paesistico della Regione Lazio che, ricordiamo, è sovraordinato allo stesso piano regolatore. Oltre ad aver parlato con i funzionari di zona, adesso vogliamo confrontarci direttamente con i dirigenti delle due Soprintendenze per avere la certezza che vengano rispettate le norme esistenti per la tutela dell'area in questione». I rappresentanti delle associazioni intervenuti e i cittadini presenti aspettavano di potersi confrontare con i rappresentanti dei due Enti di tutela, ma nell'aula Cascella del Palazzo della Provincia hanno potuto affrontare il dibattito sul tema con i soli consiglieri comunali e provinciali delle due commissioni. A quanto pare 1'8 novembre le due commissioni si riuniranno nuovamente, reiterando l'invito ai dirigenti delle due Soprintendenze. «Se non verranno alla prossima riunione - dicono le associazioni - ci vedremo costretti ad andare a Roma in presidio di fronte alle sedi dei due Enti di tutela, finchè non otterremo le spiegazioni che attendiamo». Le domande delle associazioni girano soprattutto intorno alla lettera inviata qualche giorno fa alla Consulta dalla Soprintendenza ai Beni paesaggistici, nella quale si ribadisce che l'area attigua alla villa oggetto dell'iniziativa immobiliare "I Portici" è tutelata nel Ptpr e che qualsiasi modificazione che rechi pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione è subordinata a un'apposita autorizzazione (indipendente dal nullaosta archeologico) in base all'articolo 146 del Codice dei Beni culturali del 2004. Una disposizione che prevede tempi lunghi (si parla di almeno 3 o 4 mesi) e procedure complesse, che coinvolgono anche la commissione per il paesaggio e prevedono la possibilità di ricorsi al Tar contro l'eventuale nullaosta paesaggistico. Un iter subordinato alla presentazione del progetto di edificazione da parte del proprietario del terreno che, a quanto pare, ancora non c'è nonostante la Soprintendenza archeologica abbia iniziato gli scavi proprio per accertare l'esistenza di eventuali impedimenti di natura archeologica all'iniziativa immobiliare. Anche i presidenti delle commissioni cultura di Comune e Provincia, Gerardina Morelli e Fabio Bracaglia, hanno manifestato amarezza per l'assenza delle due Soprintendenze, riservandosi di prendere posizioni più nette nel caso in cui anche il prossimo incontro dovesse avere lo stesso esito.