Un libro di archeologia che fa venire la voglia di diventare archeologi. Per scoprire le glorie del passato e in fin dei conti per rendersi conto di come la storia possa trasformarsi, seguire percorsi insospettati, giungere a grande lustro, se solo si vuole. L'autore, Rosario Patané, che attualmente lavora al Museo Regionale Alessi ed ha al suo attivo campagne di scavi con l'Università di Catania in Turchia, a Creta e in Sicilia, sotto il titolo "Impero di Roma e passato troiano, nella società del II secolo; il punto di vista di una famiglia di Centuripe", edito da Aracne di Roma, tra i Quaderni del museo civico lanuvino, ricostruisce in quasi duecento pagine, con una documentazione fotografica accuratissima, le vicende di Centuripe, il cui splendore in età sicula è ben noto agli studiosi, soffermandosi sull'età romana, in particolare sugli anni attorno al 128 d.C. quando l'imperatore Adriano venne a farle visita, prima di ascendere sulla cima dell'Etna in una famosa escursione di cui restano molti documenti. Il fatto saliente è che l'imperatore e il suo seguito fecero tappa a Centuripe e che questa tappa non fu casuale. Infatti era nativo di Centuripe, da una famiglia che portava il nobilissimo nome di Pompeo, un Quintus Pompeius Sosius Priscus che proprio in quell'anno fu collega di consolato con l'imperatore. Ufficialmente Roma era sempre una repubblica, come ai tempi di Catone e dei Gracchi. Dunque il vertice dello Stato era elettivo e ogni anno si eleggevano i due consoli che dovevano curare politica interna ed estera, finanze e cultura: tutto insomma. Una volta, al tempo di Catone, le elezioni erano un affare serio, ai tempi dei Gracchi già lo erano meno, da Cesare in giù furono una mera formalità. L'imperatore era il padrone assoluto di ogni decisione, ma apparentemente a capo dello Stato c'erano i consoli. Uno era quasi sempre lo stesso imperatore, l'altro era il personaggio che più gli fosse gradito: più o meno come avviene anche oggi per la scelta dei capi di dicasteri di rilievo. Se il Quintus Pompeius era stato nominato console, doveva essere un grande amico dell'imperatore che notoriamente era amante dei viaggi e dell'arte classica. Allora la visita a Centuripe doveva avere il sapore di una visita di cortesia all'amico e "collega" al vertice dello Stato. Già questo dovrebbe dire molto su come in età romana si gestiva il potere e su che cosa significasse la visita del capo di governo. Ma non c'è solo questo. In quel periodo Centuripe era splendida di templi e di edifici pubblici. C'era uno sferisterio, c'erano solenni porticati, c'erano statue della famiglia imperiale e di personaggi importanti della dinastia giulio-claudia: Augusto, Germanico, Druso e figure femminili di incerta identificazione. I monumenti infatti sono eloquenti, ma non parlano, le epigrafi invece, come disse un celebre archeologo, loquuntur, e Rosario Patané di alcune riporta le immagini nitide, le trascrizioni, e, di tutte, le fonti alle quali attingere per le informazioni più complete. E così leggiamo il marmo iscritto dagli Augustales, il collegio sacerdotale dedito al culto di Augusto e discendenti (cosa molto più impegnativa degli effimeri fan club di oggi), e ancora più rilevante la iscrizione (in greco) dal ginnasio centuripino (il ginnasio nelle città greche era una importante istituzione culturale che si occupava della formazione dei giovani), e forse ancora più importante, un trattato di synghéneia con la città laziale di Lanuvio. Una città dell'antichissimo Lazio gemellata con una dell'antichissima Sicilia. Tutti sappiamo che i Siculi vantavano comune origine con i Latini, che Enea nella sua peregrinazione si fermò nella Trinacria e questa epigrafe dimostra come i Centuripini continuassero quella tradizione ben avanti nella storia. Non è questo il luogo per fornire i dettagli. La scrittura piana ma precisa del libro fornirà le risposte più interessanti e indicherà gli itinerari di ricerca ancora da esperire. In Sicilia c'è ancora tantissimo da scoprire e a Centuripe affiorano ancora monumenti anche importanti che attendono di essere studiati e illustrati. 28102011
Centuripe, le terme romane
Il libro "Impero di Roma e passato troiano, nella società del II secolo; il punto di vista di una famiglia di Centuripe" di Rosario Patané ricostruisce le vicende di Centuripe, un'antica città della Sicilia, durante l'età romana, in particolare gli anni attorno al 128 d.C. quando l'imperatore Adriano visitò la città. L'autore esplora la storia di una famiglia di Centuripe, i Pompeo, che erano nativi della città e che avevano un collega di consolato con l'imperatore. La visita di Adriano a Centuripe non fu casuale, ma piuttosto una visita di cortesia all'amico e "collega" al vertice dello Stato.
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