Per il centrodestra dovrebbero rientrare anche le richieste presentate dagli esercenti dopo il 17 agosto L'obiettivo (almeno in teoria) è chiaro: riorganizzare, anche e soprattutto dal punto di vista estetico, i numerosissimi dehors del centro storico e delle aree di particolare pregio della città, cercando di uniformare i criteri qualitativi delle strutture e snellire, allo stesso tempo, le procedure amministrative per il rilascio dei permessi. Un'intenzione nobile, insomma, quella alla base dell'intesa sulle pedane esterne dei locali sottoscritta ieri tra il Comune e la Soprintendenza, se non fosse che a doversi necessariamente adeguare alle regole della giunta Renzi - con un esborso significativo di denaro - siano gli operatori dei locali dell'area Unesco, che rischiano, altrimenti, di dover smantellare i propri dehors. Una circostanza peraltro piuttosto concreta, dal momento che sono soltanto 176 (sui 320 del centro storico) gli esercenti che hanno presentato domanda prima del 17 agosto e che hanno una pratica in corso: mesti potranno, dal prossimo 15 novembre, mantenere dunque le attuali strutture sterne fino all'inizio dei lavori perla costruzione delle nuove pedane. Per tutti gli altri, invece, l'unica soluzione sarà l'eliminazione dei manufatti, in attesa dell'autorizzazione per la messa a punto dei dehors. «Come gruppo Pdl in Palazzo Vecchio - tuona il capogruppo Manco Stella - chiediamo la proroga in blocco di tutte le concessioni per l'occupazione del suolo pubblico, anche per le richieste presentate dopo la scadenza del 17 agosto scorso». Per i consiglieri di centrodestra, in un momento di crisi come questo l'amministrazione dovrebbe, in sostanza, cercare di andare incontro ai lavoratori, anche in termini di scadenze. «Le attività di somministrazione, che si trovano a dover investire circa 30-40mila euro ciascuna per il rifacimento delle strutture, sono una risorsa per questa città, che l'amministrazione dovrebbe quindi agevolare in questo senso», conclude il Pdl.