Innanzitutto, speriamo che esca il sole. Perché la pioggia continua a sfarinare gli Scavi di Pompei. Tre episodi in meno di sette giorni, l'ultimo, quello segnalato ieri dalla Uil e relativo a un presunto crollo della Domus di Diomede, categoricamente smentito dalla Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro che valuta un esposto per procurato allarme e denuncia "la volontà precisa di screditarci". Si è poi scoperto che era solo un piccolo distacco della muratura posteriore di una fontana lungo la via Consolare a poca distanza dalla Domus. Ma a quasi un anno dal crollo - quello si, vero e devastante - della Schola Armaturarum, e dalla vergogna universale che accompagnò la notizia, ormai è panico. Accompagnato dal consueto scaricabarile politico sulle colpe del degrado del sito archeologico più celebre del mondo. Per salvare Pompei antica servono soldi. Tanti. Uno studio dell'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo quantificò in 260 milioni di euro l'investimento necessario per metterla in completa sicurezza. Intanto ne stanno per arrivare 105 dall'Unione Europea. Li ha annunciati Johannes Hahn, il commissario europeo perla politica regionale. UN FIUME di denaro utile a proseguire i 39 lavori di restauro iniziati, ai quali dovrebbero aggiungersene molti altri nell'area che si sviluppa in 60 ettari con circa 1500domus. Nonostante questo ginepraio di can ieri, tra cartelli di interdizione al pubblico e ordinari disservizi, i turisti continuano a venire a frotte. I dati del 2011 fino al 31 agosto di quest'anno riferiscono di 1 milione 668 mila visitatori, per un incasso di circa 13 milioni 650 mila euro, con un incremento di 38 mila visitatori e di 1 milione 150 mila euro di proventi rispetto allo stesso periodo del 2010. Tra biglietti, royalty e merchandising, la Soprintendenza di Napoli e Pompei (frutto di un accorpamento del 2007) può contare su entrate vicine ai 20 milioni di euro annui. Secondo fonti sindacali Cgil, circa il 50 di queste risorse vengono impiegate per le spese di funzionamento, l'altra metà dovrebbe essere destinata a spese di manutenzione ordinaria, per l'80di Pompei, il resto tra i siti archeologici minori del comprensorio. E da qui bisogna partire per provare a sciogliere il nodo delle colpe di crolli e paure. Un'impresa titanica. Il sottosegretario al Mibac Riccardo Villari dice che il problema non sono i soldi: quelli ci sarebbero, a cominciare da 40 milioni di euro ministeriali pronti all'uso. A preoccupare Villan è il pericolo di infiltrazioni camorristiche negli appalti. Le interrogazioni e i comunicati della senatrice Pdl Diana De Feo puntano invece il dito sui ritardi accumulati dalla Soprintendenza durante gli anni del governo Prodi. La De Feo cita una relazione della Corte dei conti su 231 milioni di euro stanziati per la manutenzione e poi resi al Bilancio perché non spesi, e invita il ministro Galan, che pure sembrerebbe contrario, "a riflettere sull'ipotesi di commissariare Pompei". Di nuovo. Perché, dice la senatrice azzurra "la Sovrintendenza di Pompei si è dimostrata inefficiente, incapace ed inerte e non sarà certamente in grado di gestire questi ulteriori 145 milioni di euro". MA IL RICORDO della gestione commissariale di Marcello Fiori non aiuta. La Procura di Torre Annunziata sta conducendo un'inchiesta che ha fatto emergere una serie di 'spese' del commissariato che con la salvaguardia degli Scavi c'entravano poco o nulla. Commissariamento bocciato senza se e senza ma dalla Cgil, che a solo sentirne l'odore, reagisce denunciando la volontà "di mettere le mani sull'amministrazione dei fondi, col rischio di una deriva clientelare nella gestione dei lavori e degli incarichi, delegittimando ed umiliando, prima con i Commissari, ora con Invitalia, il ministero e le sue eccellenze". Invitalia, l'ultima novità di Pompei: dovrebbe aiutare il Mibac nella gestione dei bandi di gara per l'impiego dei fondi europei. Ma la senatrice Pd Annamaria Carloni è perplessa. E nel chiedere al governo quali siano i criteri e le competenze in base alle quali è stata scelta Invitalia, si augura tra le righe che non siano gli stessi in base ai quali hanno sostituito l'ex direttore generale per le Antichità del Mibac con il commercialista di Villari in una commissione bilaterale Regione-ministero.