Tra Giancarlo Galan e Luca Zaia prosegue il braccio di ferro. La commissione cultura della camera non ha approvato la nomina di Giulio Malgara a nuovo presidente della Biennale di Venezia con un imbarazzante pareggio tra maggioranza e opposizione. Ma il ministro dei beni culturali Galan non ci pensa proprio a ritirare la nomina. Dietro lo scontro sul manager c'è la battaglia tutta politica tra il ministro e il governatore del Veneto, che sulla Biennale pretende maggior coinvolgimento e gradimento delle istituzioni locali. Intanto Galan attende il verdetto del senato sa cui potrebbero pesare i maldipancia della Lega La camera ha detto no al nuovo presidente scelto dal ministro e avversato dal governatore Biennale, Galan-Zaja ai ferri corti Maldipancia dei leghisti per la nomina a presidente di Malgara Da politico di razza, ha subito ribaltato la frittata. La commissione cultura della camera non ha approvato la nomina di Giulio Malgara a nuovo presidente della Biennale di Venezia, con un imbarazzate pareggio tra maggioranza e opposizione? «E un successo, un grande segnale politico", ha commentato Giancarlo Galan, ministro dei beni culturali che quella nomina l'ha proposta. Quello che è certo però è che la maggioranza non ha avuto i numeri per appoggiare il suo ministro. E che i maldipancia dei leghisti, favorevoli con il governatore del Veneto, Luca Zaffa, alla conferma dell'ex presidente, Paolo Baratta, non depongono affatto bene per il parere che dovrà dare a breve il senato. Galan intanto mostra i muscoli e a gli chiede di stoppare la nomina risponde picche. La partita non è ancora finita e il ministro vuole vedere come Palazzo Madama si esprimerà sull'adeguatezza di Malgara, il manager dell'Auditel chiamato a gestire il tesoretto della Biennale. Chissà se in commissione cultura del senato prevarrà la linea del governatore veneto, che ha chiesto un maggior coinvolgimento e gradimento sul futuro presidente da parte delle autorità locali, oppure la linea del rinnovamento di Galan. Se anche Palazzo Madama dovesse dire no, a quel punto per Galan diventerebbe assai difficile andare avanti. In punta di diritto, niente vieta al governo di fare comunque la nomina, il parere delle commissioni di camera e senato è obbligatorio ma non vincolante. Eppure sarebbe la prima volta che si procede con il parere contrario di entrambe le commissioni parlamentari competenti. Una prima volta che non sfuggirebbe all'attento capo dello stato, Giorgio Napolitano. In commissione al senato il parere è atteso per la metà di novembre, complice l'avvio della discussione della legge di stabilità che ha modificato il calendario e ha concesso un po' di tempo per lavorare ai fianchi i dissenzienti. Prima del voto sul parere di maggioranza, affidato al senatore pdl, Franco Asciutti, ci sarà l'audizione del sindaco pd di Venezia, Giorgio Orsoni, che in un'insolita saldatura con il governatore Zaia ha espresso più di una perplessità sul successore di Baratta. Gli osservatori fanno notare che i dubbi avanzati sul curriculum di Malgara, salvo novità, sono in larga misura strumentali: anche Baratta, apprezzato da tutti, era un manager, non un esperto del settore, e allora? E poi la legge prevede il limite dei due mandati, e l'ex presidente li ha fatti entrambi anche se non consecutivamente. Insomma, la questione sarebbe tutta politica, dietro la nomina di Malgara c'è sempre la lotta tra Galan e Zaia.