Un tesoro archeologico a casa di un professionista cagliaritano è stato scoperto nei giorni scorsi dai militari della Guardia di Finanza. I finanzieri hanno recuperato un capitello, sembra risalente ad un edificio d'epoca romana, monete antiche e altri monili considerati di grande valore. Il professionista, del quale non sono state rese note le generalità, è stato denunciato e l'intera collezione sequestrata. Il materiale recuperato nei prossimi giorni sarà analizzato dagli esperti. In particolare il capitello rinvenuto: una volta consegnato alla soprintendenza verrà studiato e classificato per comprendere con precisione l'epoca e la provenienza. Varie le ipotesi: un'antica villa signorile o un tempio. L'operazione resta coperta dal massimo riserbo: i militari, infatti, si sono subito messi sulle tracce dei trafficanti che, nei mesi scorsi, avrebbero venduto al collezionista i reperti archeologici. Una volta classificata la mercé sarà possibile anche capire se il piccolo tesoro rinvenuto sia stato trafugato da tombaroli o cacciatori di reperti, oppure provenga da un furto in un magazzino di qualche museo. Dalle poche indiscrezioni raccolte, sembra certo che i militari siano andati a colpo sicuro a casa del professionista: in precedenza, infatti, una telefonata arrivata alla centrale operativa del 117, il numero telefonico di pubblica utilità attivo 24 ore su 24. Un servizio che ogni anno riceve migliaia di denunce e segnalazioni, tutte attentamente verificate dai militari. E dopo la misteriosa chiamata, i finanzieri hanno iniziato le indagini e disposto gli accertamenti, sfociati poi in una perquisizione domiciliare che ha dato esiti insperati. Il collezionista, infatti, aveva in casa vari reperti dubbia provenienza, il cui possesso è severamente vietato nel nostro Paese. Il rischio è che ci si trovi davanti alla classica cima dell'iceberg. Da tempo sia la finanza che la polizia postale tengono sotto controllo le varie spedizioni internazionali a caccia di reperti archeologi in arrivo dall'Africa e da vari paesi dell'Asia. Oggetti antichissimi sono spesso facilmente reperibili nelle bancarelle dei mercatini orientali in diverse regioni mediorientali, mentre anche su internet è possibile trovare monete romane, vecchie lampade in bronzo e persino punte di freccia e monili in pietra risalenti all'età del bronzo. Un vero e proprio eldorado di mercé preziosa è tranquillamente disponibile nei siti di aste on line, dove è possibile acquistare senza troppa fatica sesterzi e denari. Le quotazioni oscillano: dalle poche centinaia di euro per trovare una moneta del primo secolo (all'asta se ne trovano a migliaia), agli oltre 5000 euro necessari per aggiudicarsi i sesterzio in bronzo di Galba, Nerone, Vitellio o quelli con l'effigie di Marco Salvio Otone. Reperti archeologici che in Italia non è vietato collezionare per una legge emanata nel lontano 1939 che obbliga i cittadini in possesso di reperti archeologici a informare le autorità, consegnando poi l'oggetto rinvenuto che viene considerato un bene da tutelare di esclusiva proprietà dello Stato. Dietro queste aste spesso si nasconde un vero e proprio traffico di opere d'arte e reperti che le forze dell'ordine cercano di tamponare. Rintracciati i mercanti di preziosi, scattano i blitz. L'inchiesta coordinata dal comando provinciale della Guardia di Finanza resta rigorosamente coperta dal riserbo ma nelle prossime settimane potrebbero esserci sviluppi clamorosi.