La crisi politica della Regione, iniziata l'altro ieri, è rientrata dopo alcuni momenti di tensione Vertice con Alfano e alla fine gli assessori ritirano le dimissioni Tre ore di vertice, poi la schiarita: la crisi politica della Regione Lazio, iniziata l'altro ieri con le dimissioni di dieci assessori Pdl, è già rientrata. È bastato il lungo vertice tra la governatrice Renata Polverini, il segretario del partito Angelino Alfano e i dirigenti pidiellini: «Alfano dice la Polverini ha riconosciuto l'importanza del Piano Casa, il lavoro della giunta e l'esistenza di un sistema Lazio». Il segretario ha spiegato: «Le questioni tecniche sul Piano Casa saranno approfondite: creeremo un tavolo permanente per monitorare l'attività della Regione». Ad occuparsene, sarà il ministro Raffaele Fitto che insieme a Giorgia Meloni in Cdm aveva cercato di scongiurare l'impugnativa di Palazzo Chigi della legge regionale. Oltre tre ore di vertice, alcuni momenti di tensione, la maggioranza che mentre a via dell'Umiltà si discute del «caso Lazio» va sotto alla Camera anche per l'assenza di alcuni deputati. Quando ormai è buio Renata Polverini esce dal lunghissimo incontro col segretario del Pdl: «Alfano dice la presidente ha ribadito l'apprezzamento per il nostro lavoro, ha riconosciuto l'importanza del Piano Casa e del sistema Lazio». Il segretario diffonde una nota: «Quel Piano è uno dei punti qualificanti del governo Berlusconi. Il Pdl apprezza l'opera della giunta Polverini, auspica che gli aspetti tecnici da verificare siano approfonditi nelle sedi competenti, a partire da quelle di governo preposte al rapporto con le Regioni». Alfano, inoltre, «ha confermato la fiducia agli assessori dimissionari, chiedendo di riprende il lavoro», e si è «impegnato ad istituire un tavolo permanente per monitorare le questioni del Lazio». Quanto basta, per il momento, a far rientrare la crisi. I dieci assessori Pdl hanno ritirato le dimissioni, la Polverini si accontenta del segnale politico dopo aver incassato anche un documento in suo sostegno firmato dai dirigenti laziali del Pdl. Ha costretto mezzo Pdl (al vertice, oltre ad Alfano, c'erano i coordinatori nazionali Verdini-Bondi-La Russa, i capigruppo di Camera e Senato Cicchitto e Gasparri, il vicepresidente della Camera Lupi, i ministri Meloni e Fitto, Antonio Tajani, il coordinatore regionale Piso, il suo vice Pallone, quello romano Sammarco) ad occuparsi, pur nella bufera politica, di una questione locale. Non solo. La governatrice ottiene un altro effetto: il «commissariamento» del nemico Giancarlo Galan. Nella riunione il «bersaglio» è diventato proprio lui: «Nel Lazio noi siamo oltre il 40, lui in Veneto conta per il 7», è stato fatto notare ad Alfano. Messaggio chiaro anche in vista del congresso del Pdl. Del tavolo per rivedere alcuni punti del Piano Casa, se ne occuperà Raffaele Fitto, che insieme alla Meloni e in parte alla Prestigiacomo si è battuto in Cdm per evitare l'impugnativa del governo. Galan fiuta l'aria: «Faccio il ministro, non posso far finta di niente se c'è qualche presidente di regione prepotente... Il Lazio l'avevo già avvisato a luglio: volevano fare un Piano Casa con darsene e stazioni sciistiche. Non sono contrario, ma dovevano farlo nel rispetto delle leggi». Cosa cambia dopo l'incontro Polverini-Alfano? «Alfano ne parlerà con Berlusconi, il presidente con me, io con altri. Fino alla decisione della Corte Costituzionale». Ma il ricorso alla Consulta va avanti? «Vedremo se c'è la possibilità di trovare una soluzione. Altrimenti ci difenderemo», dice la Polverini. L'obiettivo, adesso, è «salvare» alcuni interventi: su tutti, la pista da sci al Terminillo e qualche porto turistico (ad esempio Tarquinia). Critiche dal centrosinistra: «Alfano loda gli assessori e ignora la Polverini», dice Esterno Montino (Pd). Pier Ferdinando Casini «avverte» la presidente: «Il governo non ama Roma, Polverini ne prenda atto».