Finisce in pareggio (23 a 23) la votazione alla Camera sulla nomina di Giulio Malgara alla presidenza Ancora contestazioni per il pubblicitario amico storico del premier che il ministro Galan ha imposto a Venezia. Per il sindaco Orsoni «è una bocciatura» Il problema è sempre lo stesso: la cultura paga o no? Va gestita con criteri commerciali o no? Da una parte c'è chi sa sempre sostiene che la cultura è un bene in sé, dall'altra chi ritiene che debba essere solo un mezzo per produrre fatturato. In mezzo, negli ultimi decenni, c'è la grande famiglia di chi sostiene che la cultura oltre ad essere un bene in sé può anche dare buoni frutti economici: il problema è gestirla nel modo giusto. Ossia collegare il fatturato alla qualità, alla sostanza, non alle apparenze. Ciò che da decenni si fa in tutto il mondo occidentale, Italia esclusa. Ebbene, la questione è tornata di stringente attualità ieri con il voto in commissione Cultura alla Camera per la nomina a presidente della Biennale di Venezia di Giulio Malgara: è finita 23 a 23. Si è trattato, naturalmente, di un voto non vincolante, visto che la nomina spetta direttamente al governo, ma in queste condizioni, un pareggio equivale a una bocciatura politica della scelta fatta dal ministro della Cultura Giancarlo Galan su input diretto del premier. Il profilo di Malgara è naturalmente ineccepibile, tranne il fatto che la sua"estrazione culturale"per così dire è tutta, esclusivamente pubblicitaria: per ventitrè anni è stato presidente di Upa, l'associazione che raggruppa le 500 maggiori società industriali e commerciali che investono in pubblicità. Nato a Milano nel 1938, inventore, tra le altre cose, dell'Auditel, la società per la rilevazione dei dati di ascolto televisivi, e dell'Audipress, Malgara, tra l'altro, è responsabile del lancio del Gatorade, proprietario delle acque minerali Levissima e Recoaro, distributore della Fiuggi. Un cursus honorum culturale di tutto rispetto, come si vede. Questo, oltre alla circostanza che Malgara è amico storico, nonché in vari casi sodale d'affari, di Silvio Berlusconi, ha fatto sollevare un coro di critiche da parte delle opposizioni. Fra queste, spicca la frase secca e senza appella del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni: «Malgara è una persona inadatta allo scopo». Orsoni ieri ha rincarato la dose chiedendo un dietro-front del ministro: «L'esito della votazione in Commissione Cultura alla Camera conferma le mie perplessità sulla designazione del ministro. Penso che a questo punto sia importante una riflessione da parte sua sull'opportunità di procedere con il nome da lui indicato». Anche i parlamentari dell'opposizione, ieri, hanno rilanciato la loro battaglia: «È stata bocciata non tanto una persona quanto una idea di politiche culturali mercantile e legata al profitto», ha spiegato Fabio Granata di Fli. Che ha aggiunto: «La Biennale merita ben altro. In questi anni Baratta ha determinato una rinascita importante e andava senz'altro riconfermato. Da Pompei alla Biennale continua il triste declino delle politiche culturali italiane». Anche Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, ha parlato di bocciatura e ha sottolineato: «L'arroganza non paga, nomina respinta». Perché in effetti, noncurante del risultato della votazione (che in effetti non ha altri che effetti che non quelli strettamente politici), il ministro Galan ha espresso grande soddisfazione: «Più di cosi non era tecnicamente possibile ottenere. È proprio di ieri il passaggio di un deputato della Commissione al gruppo misto e quindi qualsiasi candidato ministeriale non otterrebbe comunque più di 23 voti», ha spiegato con grande perizia tecnica Galan. Gli ha risposto sempre Orsoni: «Sono certo che la Commissione abbia voluto in questo modo anche farsi carico della grave scorrettezza istituzionale commessa dal ministro nel non interpellare il sindaco di Venezia. A questo proposito spiace che il ministro utilizzi argomenti speciosi per negare quella che è una bocciatura della sua scelta, bocciatura che riguarda non solo il nome del candidato, ma anche ciò che egli potrebbe rappresentare come modello di politica culturale dell'ente». Insomma, un pubblicitario alla Biennale non è quanto di meglio si possa immaginare in Italia? Dipende: che la cultura sia negletta in questo Paese da almeno un ventennio è un dato di fatto. Che il berlusconismo (con il suo bastimento carico di yesmen, cattivo gusto e ignoranza al potere) abbia prodotto è altrettanto incontestabile. Dunque, la cultura avrebbe sì bisogno di migliore stampa. Ma che questa reclame debba essere fatta proprio da un uomo di Berlusconi è da dubitarlo...
Venezia, la Biennale non vive di sola pubblicità
La Camera ha votato a favore di Giulio Malgara alla presidenza della Biennale di Venezia con 23 voti, ma il risultato è considerato una bocciatura politica della scelta del ministro della Cultura Giancarlo Galan. Malgara è un pubblicitario e amico storico di Silvio Berlusconi, il premier. La sua nomina è stata contestata dalle opposizioni, che hanno criticato la sua "estrazione culturale" pubblicitaria e la sua legame con il premier. Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, ha chiesto un dietro-front del ministro e i parlamentari dell'opposizione hanno rilanciato la loro battaglia.
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