Fumata nera in Commissione Cultura della Camera (23-23) nonostante l'appoggio del Carroccio. E Galan va avanti Pensa male e vedi giusto: ecco che la Lega Nord, dopo aver osteggiato la scelta del ministro Galan, ha invece votato a favore del candidato governativo alla poltrona di presidente della Biennale. Era solo questione di prezzo, evidentemente. Ieri pomeriggio toccava alla commissione cultura della Camera dire la sua sulla manovra di sostituzione di Paolo Baratta con Giulio Malgara orchestrata dal ministro Galan, ma dal Parlamento è uscita una fumata nera: il pubblicitario amico di Berlusconi è stato bocciato (23 contro 23) nonostante la nuova disponibilità del Carroccio. Tuttavia, il ministro si è dichiarato «soddisfatto» dell'esito della consultazione. Quindi proseguirà sulla sua strada confermando l'intenzione di piazzare Malgara alla testa del più prestigioso ente culturale del Paese. A dispetto, ricordiamo, del Comune di Venezia (il cui sindaco Orsoni aveva definito la candidatura ',inadeguata»), e della Regione guidata dal leghista Zaia, che sosteneva addirittura di non sapere chi fosse quel Malgara. Il governatore, dal canto suo, caldeggiava la riconferma di Baratta con il quale era andato molto d'accordo nel corso degli anni. Adesso, lo stesso Zaia fa il bravo bambino e dichiara che non vorrebbe intromettersi in decisioni che spettano ad altri, e cioè al ministro, e nemmeno intende far di conto per verificare chi e come ha votato in commissione. Caso mai, precisa, la scelta del ministro sarà valutata a ragion veduta, cioè dopo, più avanti. Bella figura, davvero. Del resto, nelle ore precedenti il voto in commissione le cose apparivano chiare. Per esempio, la presidente di commissione, Valentina Aprea (Pdl), si era rifiutata di accettare l'audizione del sindaco di Venezia che aveva chiesto parola. Non solo, mentre il mondo culturale italiano e europeo si mobilitava per denunciare la manovra, mentre si chiudeva la porta in faccia a Venezia, la stessa Aprea offriva ieri ai parlamentari, leghisti in testa, un imperdibile convegno dedicato a "Verdi, l'uomo, l'artista, il mito" in una sala della Camera. All'artista è infatti legata la trattativa che ha portato i leghisti ad appoggiare il candidato che detestavano: attraverso le celebrazioni dedicate al musicista passeranno i finanziamenti agli enti lirici veneti, Arena veronese in testa, in tempi in cui il governo sta mettendo a pane e acqua i palchi d'Italia. Dall'opposizione, un coro solidale di condanna per l'accaduto. Emilia De Biase (Pd): Galan ci ripensi, qui non si sta decidendo di nominare un qualunque direttore di marketing; EnzoCarra (Udc): Galan ignora i regolamenti, torni sui suoi passi; Pierfelice Zazzera (Idv): bocciata l'idea di una cultura commerciale e berlusconiana, ma resta una pagina nera; Giuseppe Giulietta (Gruppo Misto e portavoce Articolo 21): Galan non ferisca a morte la cultura e Venezia il Parlamento gli ha indicato la strada. Ma come mai Mueller, il riconfermato direttore della Mostra del cinema, non ha pronunciato parola su quel che stava accadendo?
Biennale, la Lega incassa e si ravvede. Ma Malgara non passa in Parlamento
La commissione cultura della Camera ha votato a favore di Giulio Malgara come nuovo presidente della Biennale, nonostante l'appoggio iniziale della Lega Nord. Il ministro Galan si è dichiarato soddisfatto dell'esito della consultazione. La scelta è stata criticata dalla Regione del Veneto e dal Comune di Venezia, che sostenevano la riconferma di Paolo Baratta. Il governatore del Veneto, Zaia, ha dichiarato di non voler intromettersi nella decisione del ministro. La presidente della commissione, Valentina Aprea, ha offerto un convegno a leghisti e ha promesso finanziamenti agli enti lirici veneti.
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