La commissione Cultura boccia Malgara Numericamente è un pareggio, 23 a 23; politicamente la votazione in Commissione cultura della Camera sulla nomina di Giulio Malgara alla presidenza della Biennale è stata una sconfitta per il ministro Giancarlo Galan e il suo candidato. Galan invece si è detto molto soddisfatto e ha ringraziato i colleghi del centrodestra. Numericamente è un pareggio, 23 a 23, ma tecnicamente e politicamente la votazione in Commissione cultura della Camera sulla nomina di Giulio Malgara alla presidenza della Biennale è stata una sconfitta per il ministro Galan e il suo candidato, che non ha raccolto l'adesione del 50 più uno dei commissari. Galan invece si è detto molto soddisfatto e ha «ringraziato i colleghi del Pdl, della Lega, dei Responsabili, e di Popolo e Territorio che hanno votato compatti». Dopo una notte di trattative, infatti, anche il Carroccio ha detto sì alla designazione: «Siamo un movimento di governo e siamo leali», è stata la stringata motivazione della capogruppo Paola Goisis. Contrarie, compattamente, le opposizioni - Pd, Udc, Fli, Idv - a cui si è aggiunto un esponente del Gruppo Misto, il che ha fatto dire a Galan che «più di questo non sarebbe stato possibile ottenere, e qualsiasi candidato ministeriale, magari pure Leonardo da Vinci, non avrebbe ottenuto più di 23 voti». Una linea su cui si attesta anche il presidente designato Giulio Malgara, che in un breve colloquio telefonico ci ha detto: «Abbiamo fatto pari, è inequivocabile». Ma serviva un voto in più, osserviamo. «Come ha detto il ministro, questo era il massimo che si poteva ottenere». Altre dichiarazioni, da parte del centro-destra, non se ne sono registrate, in tutta la giornata di ieri, segno probabile di un certo disagio: solo Emerenzio Barbieri, capogruppo del Pdl, ha ammesso che «dal punto di vista giuridico si tratta di una bocciatura», aggiungendo però che «il parere non è vincolante. Io credo che Galan andrà avanti». In compenso dalle opposizioni hanno parlato tutti, per cantare vittoria. Ecco Giuseppe Giulietti: «E' stato respinto un atto di arroganza non rispettoso della Biennale e della città, ora sarà bene ritirare la candidatura e aprire una pagina nuova a partire dalla riconferma di Baratta»; Fabio Granata, Fli: «È stata bocciata non tanto una persona quanto una idea di politiche culturali mercantile e legata al profitto»; Renzo Lusetti dell'Udc: «Se il ministro Galan va avanti sbaglia». A criticare pesantemente il ministro e a chiedergli di ripensarci sono anche Giovanna Melandri, Emilia De Biasi, Matteo Orfini e Manuela Ghizzoni, tutti del Pd, Enzo Carra (Udc), Massimo Donadi e Pierfelice Zazzera (IDV), mentre i senatori Vincenzo Vita e Felice Casson del Pd si dicono «Stupiti e inquieti per l'insistenza ossessiva del ministro su Malgara», auspicando un ripensamento». A Venezia Luca Zaia, pur ribadendo la sua fiducia in Baratta, ha confermato la sua linea: «Io non vorrei mai che qualcuno che non c'entra venga ad occuparsi delle mie nomine e tanto meno io vado ad occuparmi di quelle degli altri. E questa scelta spetta al ministro Galan». Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni si è detto invece «certo che la Commissione abbia voluto in questo modo anche farsi carico della grave scorrettezza istituzionale commessa dal Ministro nel non interpellare il sindaco di Venezia. Penso che a questo punto sia importante una riflessione da parte sua sull'opportunità di procedere con il nome da lui indicato». Galan però a mollare non ci pensa proprio.
Biennale, Galan sconfitto
La Commissione Cultura della Camera ha votato a 23-23 sulla nomina di Giulio Malgara alla presidenza della Biennale, una decisione che è stata considerata una sconfitta per il ministro Giancarlo Galan e il suo candidato. Galan si è detto soddisfatto e ha ringraziato i colleghi del centrodestra. Le opposizioni hanno votato compattamente contro, mentre il Carroccio ha detto sì alla designazione dopo una notte di trattative. Il presidente designato Malgara ha detto che il voto è stato pari, ma serviva un voto in più. Il ministro Galan ha affermato che serviva un voto in più per ottenere la nomina. Le opposizioni hanno criticato pesantemente il ministro e hanno chiesto di ripensarci.
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