In tempi non sospetti questo giornale si espresse a favore della riconferma di Paolo Baratta alla guida della Biennale. Lo fece al di fuori di misere logiche di schieramento, ma esclusivamente sulla base di alcune buone e concrete ragioni. Ne ricordiamo due. La prima: Baratta, come i numeri confermano e senza pietire soldi a destra e a manca, aveva ben operato, riuscendo a coinvolgere la città e il territorio nel "suo" progetto culturale. La seconda: le nubi che si addensano dentro (vedi Palazzo del Cinema) e fuori (risorse sempre più ridotte) la Biennale suggerivano di privilegiare una soluzione di efficace ed efficiente continuità. Il ministro della Cultura Galan, pur apprezzando il lavoro di Baratta, ha deciso di fare una scelta diversa e ha indicato in un manager noto e di lungo corso come Giulio Malgara il nuovo numero uno dell'ente. Nulla di scandaloso: era nelle sue prerogative farlo e lo ha fatto. Ma, come un ministro dovrebbe sapere, l'esercizio del potere, per quanto legittimo, non può prescindere nè dalla cortesia istituzionale nè dal rapporto con il territorio e i suoi rappresentanti. Galan ha scelto di ignorare l'una e l'altra cosa e ha comunicato a cose fatte la scelta di Malgara tanto al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, che della Biennale è vice-presidente, quanto a quello della Regione Veneto, Luca Zaia, che siede in consiglio d'amministrazione. Dettaglio non indifferente: sia Orsoni che Zaia, nelle settimane precedenti, si erano espressi pubblicamente a favore di Baratta. Galan non se n'è in alcun modo curato e ha fatto a modo suo. Il ministro è notoriamente insofferente alle mediazioni e ama dare di sè l'immagine dell'Homo novus estraneo ai teatrini e alle melasse consociative. Ma in politica il consenso è la materia prima: o uno ce l'ha o deve costruirselo, con pazienza e anche umiltà. In caso contrario rischia di sbattere la faccia contro il muro. Ed è ciò che è successo a Galan ieri in Parlamento alla Commissione Cultura. Il ministro sbaglia a sottovalutarlo: il voto negativo su Malgara, per quanto abbia valore solo consultivo, è a tutti gli effetti una "bocciatura". Lo ha ammesso anche lo stesso capogruppo in Commissione del Pdl. Ma è soprattutto una sconfitta del ministro, figlia dei suoi errori. Ora Galan ha due possibilità di fronte a sè: provare a rimettere insieme i cocci o andare avanti a testa bassa, come se nulla fosse accaduto. Conoscendolo è quasi certo che sceglierà questa seconda strada. Prima di farlo, ricordi almeno la celebre frase di Sant'Agostino: errare humanum, perseverare diabolicum.