Appena cinque operai sono attualmente impiegati per la manutenzione ROMA - Il commissario europeo per la politica regionale, Johannes Hahn, austriaco, ha qualche esperienza: quando era a capo dell'Istruzione e Ricerca scientifica, si è occupato degli scavi di Efeso. Per questo sa benissimo che «quattro anni non basteranno, e serviranno altri fondi» quando annuncia, a palazzo Chigi, che l'Unione europea destina 105 milioni di euro alla rinascita di Pompei. Il piano che l'Unione ha approvato è firmato da Andrea Carandini, e il Consiglio nazionale dei Beni culturali, la massima istanza tecnica e scientifica del dicastero, l'ha fatto proprio. Prevede un completo controllo delle 150 «case» esistenti; la messa in sicurezza, il restauro e l'accessibilità dei complessi; il monitoraggio, e «il rafforzamento delle strutture, tra cui la soprintendenza di Napoli». Tra qualche mese, dice Hahn, «ritornerò per vedere come va». «Si tratta di spendere nel miglior modo possibile i soldi; di fare una bella figura con l'Europa e di realizzare qualcosa di importante», spiega il ministro Giancarlo Galan. Ma rivela: ora, esistono solo «cinque operai per la manutenzione» della città distrutta dall'eruzione nel 79 d.C., appena un archeologo per tutte le sue antichità; arriveranno presto 20 funzionari: ma saranno davvero sufficienti? Il sottosegretario Gianni Letta dice: quello di Pompei «sarà l'esempio di un metodo che noi perseguiremo»; e «i Beni culturali sono la nostra storia e il nostro retaggio: non esiste un investimento più importante»; il ministro alle Regioni, Raffaele Fitto, ammette che ci sono stati grandi «ritardi e problemi» per spendere un miliardo di euro di fondi comunitari destinati al Sud; e Riccardo Villari, sottosegretario, che ai Beni culturali vi sono in cassa 500 milioni non spesi: 40 soltanto a Pompei, che per Hahn «è un punto di vendita unico in Europa: da tutto il mondo attira tanti turisti; va salvato, riqualificato e valorizzato». Per questo, di tutta la parte burocratica si occuperà Invitalia, società del ministero dell'Economia che è di supporto alla pubblica amministrazione: incasserà in due anni sei milioni di euro, uno dai Beni culturali, il resto dal ministero delle Regioni. Ma a proposito di ritardi, la decisione di assumere venti persone (170 in tutt'Italia) è di marzo e «a novembre speriamo che siano al lavoro», dice Galan; a lui, il personale in organico a Pompei e a Napoli (le due soprintendenze sono state unificate da Rutelli) sembra «abbastanza», ma i sindacati non la pensano così. Ora, al capezzale della «grande malata»che spesso crolla e i cui due milioni e mezzo di visitatori all'anno (per 25 milioni di euro d'incasso) la rendono il secondo sito più frequentato in Italia dopo il Colosseo, si presenta anche l'Unione europea, con 105 milioni in dote; e presto, una convenzione sarà stipulata anche con l'Unesco. Ma se il progetto di Pompei finirà come si spera, dall'Europa ci saranno altri fondi per programmi simili al suo, spiega Hahn, cui il maltempo ha impedito il sopralluogo nella città sotto il Vesuvio. Villari dice: duecento imprese vogliono investire a Pompei; il personale non basta, ma «d'assegnazione di 20 unità è il controtendenza»; e il ministero, alla soprintendenza, ha mandato un'ispezione. L'inizio dei lavori è previsto per l'anno prossimo, «per ricostruire le parti danneggiate ed evitare altri crolli; ma questa è soltanto la prima emergenza», conclude Hahn.
Pompei, arrivano 105 milioni ma 1'Ue avverte: vigileremo
Il commissario europeo Johannes Hahn ha annunciato che l'Unione europea destina 105 milioni di euro alla rinascita di Pompei. Il piano prevede un completo controllo delle 150 case esistenti, la messa in sicurezza, il restauro e l'accessibilità dei complessi, il monitoraggio e il rafforzamento delle strutture. Hahn ha anche rivelato che esistono solo cinque operai per la manutenzione della città, ma presto arriveranno 20 funzionari. Il ministro Giancarlo Galan ha spiegato che il progetto di Pompei sarà un esempio di un metodo che si perseguirà, e che i Beni culturali sono la storia e il retaggio dell'Italia.
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