L'avvio dei lavori tra quattro mesi, subito pronti i bandi di appalto per accelerare gli interventi "POMPEI 2011-2015», il programma per il risanamento di Pompei durerà quattro anni. l lavori dovrebbero cominciare con gli inizi del nuovo anno secondo la scansione di interventi decisa dal piano presentato a giugno, stilato da Soprintendenza e Ministero, utilizzando uno schema messo a punto dal segretario generale del Mibac Carlo Cecchi e sperimentato con successo sui monumenti romani, seguendo le indicazione dell'archeologo Andrea Carandini presidente del Consiglio superiore dei beni culturali. Il piano che la Commissione europea ha approvato e perciò finanziato con 105 milioni di euro, prevede cinque diverse fasi di intervento: innanzitutto il controllo di tutte le strutture anche grazie all'utilizzo di una metodologia scanner tridimensionale e il loro restauro, il miglioramento dell'accessibilità del sito, il monitoraggio e la sorveglianza dell'area, ed il rafforzamento degli altri siti archeologici. Stazione appaltante dell'intero progetto è considerata la Soprintendenza: è negli uffici dell'ente che arriveranno i 105 milioni di Bruxelles, e verranno preparati i bandi di gara per l'appalto dei vari segmenti di lavoro. La Soprintendenza sarà affiancata da Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, una società in house del Mibac, per lo svolgimento del lavoro tecnico-amministrativo nella gestione dei bandi di gara, per far fronte alla necessità di dover rendicontare all'Unione europea lo svolgimento dei lavori, in base alla Convenzione siglata il 6 ottobre tra i ministeri dei Beni culturali e degli Affari regionali, del costo di 6 milioni di euro. Quanto agli appalti, come ha ricordato il Governatore Caldoro «i soldi europei vanno spesi secondo regole comunitarie: a Pompei come in tutti gli altri Paesi dell'Unione». Ma appena la notizia dell'arrivo imminente dei fondi da Bruxelles si era fatta più consistente, il presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini si era detto in «stato d'allarme preventivo» sottolineando in una relazione la necessità dell'«alta sorveglianza del Consiglio Superiore affinché questi fondi finiscano alla Soprintendenza, siano utilizzati solo per Pompei e siano utilizzati bene attuando il progetto approvato. Noi vogliamo controllare tutto in dettaglio - aveva detto l'archeologo - perché le somme fanno gola». Un allarme, seppur preventivo, cui ha fatto seguito nei giorni scorsi quello su possibili infiltrazioni della camorra del sottosegretario Villari, ribadito anche ieri a Palazzo Chigi: «Pompei è in provincia di Napoli, in un contesto ambientale che è quello della criminalità organizzata La camorra si posiziona dove ci sono interessi economici, e lì ci sono. Per questo staremo bene attenti. Ogni 15 giorni faremo un report da dare al ministro su quanto succede nello svolgimento dei lavori».
Pompei. Gestione alla Sovrintendenza Ma questa volta basta ritardi
Il programma "POMPEI 2011-2015" per il risanamento di Pompei è stato approvato dalla Commissione europea e finanziato con 105 milioni di euro. Il piano prevede cinque fasi di intervento, tra cui il controllo e il restauro delle strutture, il miglioramento dell'accessibilità del sito, il monitoraggio e la sorveglianza dell'area, e il rafforzamento degli altri siti archeologici. La Soprintendenza sarà la stazione appaltante dell'intero progetto e Invitalia sarà affiancata per lo svolgimento del lavoro tecnico-amministrativo. La gestione dei bandi di gara e la rendicontazione degli spesi verranno curate dalla Soprintendenza e Invitalia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo