IL PARADISO Perduto, quel tratto di Liguria che la natura ha concesso in dono alluomo, le Cinque Terre amate da Eugenio Montale e dichiarate patrimonio dellumanità dallUnesco, sono state violate. Piegate e quasi spazzate via dalla pioggia che ha fatto franare le colline, dai canali che sono diventati fiumi in piena, fiumi di fango e acqua, e hanno rovesciato la loro violenza senza pietà sulle case antiche, abbarbicate nel Centro storico di Monterosso o sulla città dei limoni, Vernazza, e poi a Corniglia, Manarola e Riomaggiore con furia, per fortuna, decrescente. Così si è perduto il Paradiso. Patrimonio dellUmanità per lUnesco, meta di turisti da tutto il mondo È accaduto tutto in un attimo, inaccettabile per chi ci vive e ne è fedele custode Amatissimo dai turisti stranieri, dagli studenti universitari degli Stati Uniti, spesso ospiti qui per campus estivi, dai loro genitori, da altri che arrivano dallInghilterra o dallOlanda. Adesso resta solo il ricordo di un lembo di terra magico, per bellezza e per come è fatto, per come accarezza ruvidamente le colline, per poi precipitare in mare; per le limonaie, per i cinque borghi con mare e monti che si fronteggiano e colloquiano fra loro. Si parte dal mare per arrampicarsi su per la Via dellAmore di Riomaggiore, non ci sono spiagge nelle Cinque Terre, se non a Monterosso e una più piccola a Vernazza, ci sono scivoli in legno fiancheggiati da barche. Sembra impossibile, a vedere che cosa è successo. Niente più spiagge, ma fango, niente più vie, tutte bloccate: dallautostrada per La Spezia alle altre, solo battelli o elicotteri, per tentare di capire che cosa sono diventate Monterosso e Vernazza, borghi quasi fantasma, dove la gente non se ne va, si fa aiutare da chi condivide la loro sorte, aspetta aiuti, viveri. Aspetta lidea che si possa ancora costruire un futuro. Per ora il futuro sembra inconciliabile con le fotografie tremende del disastro, con la spiaggia di fango che, a Monterosso, ha sostituito la sabbia e le pietre, e, in pratica, si rovescia in mare. Nelle Cinque Terre straziate, domina il dolore, la paura, il terrore di non farcela a rimettersi in sesto. Di non farcela a tornare a casa. Solo a Monterosso, sono 160 le persone evacuate, gente del borgo e turisti, rifugiati in conventi, caserme, aiutati subito da chi era lì, a due passi dal fiume di fango e acqua, ma è stato un po più fortunato degli altri. Per il resto manca tutto: non cè gas, né luce, non cè modo di raggiungere il borgo se non via mare. O dal cielo, con gli elicotteri. Non cè stato allarme, nel Paradiso perduto, è accaduto tutto in fretta, laltro giorno, come se qualcuno volesse infierire su un tratto di Liguria già altre volte violato, in passato, ma mai con tanta, determinata, inarrestabile, crudeltà. Sembrano lontanissimi i tempi in cui, dalla sede del Parco nazionale, a Riomaggiore, su un promontorio affacciato su un mare degno dellammirato stupore dei turisti stranieri e non solo, mostravano con orgoglio le fasce coltivate a viti, o i muretti a secco, tutti fatti lì, da giovani e, soprattutto anziani, ex contadini, che al Parco avevano offerto la loro esperienza, la voglia di fare qualcosa ancora. Un paradiso anche per loro, vivere nelle Cinque Terre, che avevano il primato dei cittadini centenari, dove i giovani davano una mano agli anziani e il vivere soli non pesava. A Vernazza nella salita che taglia in due il paese ora cè fango, i limoni si vedono a stento, i negozi, le piccole boutique, i ristoranti, sono stati risucchiati dal fango e dallacqua. Le barche, quelle che in inverno vengono appoggiate, messe in rimessa, sulla piazza, barche di gente che va a pesca, le hanno ritrovate in mare. E se il sindaco di Monterosso si dispera perché «il paese non cè più», la delicata Vernazza più piccola, più raccolta, sembra forse la più straziata. Incomincerà presto il "jaccuse", delle colpe, del rischio idrogeologico della Liguria poco sorvegliata. Loro, i liguri delle Cinque Terre, continueranno a lavorare come sempre per ritrovare quel Paradiso donato e perduto. Per tutti, al di là del dolore per chi è morto, per chi ha salvato solo la vita, per chi proverà a ricominciare, resta, deve restare, lidea di sorvegliarlo, questo lembo di Liguria. E un patrimonio del mondo, dellumanità. LUnesco ha spiegato di averlo scelto, perché le Cinque Terre hanno saputo tutelare la natura anche in presenza di molti abitati urbani. Delluomo, insomma. Che costruisce e indebolisce, che vuole scavare colline da lasciare intatte. Affidate ai gradini, ai muretti a secco, alle fasce scavate dai contadini colmi di anni e svelti di passo. Solo, o anche così, si potrà ricostruire un gioiello. Purché ognuno diventi sentinella.