Le nostre opere darte possono viaggiare? Oppure devono rimanere in Sicilia in attesa di turisti e visitatori? Il dibattito, e anche le polemiche che ne conseguono, sono ormai di routine. Anche nel 2005, quando il Satiro fu richiesto dal Giappone per diventare il protagonista italiano dellExpo universale di Aichi, si scatenò un infuocato dibattito. Alla fine il Satiro andò, in sicurezza, grazie ad un involucro avveniristico che lo mise al riparo da qualsiasi danno. Fu ammirato da milioni di persone, ritornò e diede al mondo una grande immagine della Sicilia. Nello stesso anno, per la prima volta, la Regione collaborò con il Metropolitan di New York che espose i nostri Antonello da Messina e le stesse tele, subito dopo, furono i pezzi pregiati della grande mostra che riunì alle Scuderie del Quirinale quasi tutte le opere del pittore siciliano. Ogni esportazione è stata accompagnata da una reciprocità di prestiti - che vanno dagli Stati Uniti alla Russia alla Gran Bretagna - e da un piano di sviluppo commerciale per i nostri operatori economici, non solo turistici. I nostri progetti non sono indiscriminati, "minori" e "di qualsiasi tipo", in carenza di "percorsi scientifici" o solo con lobiettivo (forse lo era nel passato) di improbabili viaggi della speranza per aumentare il numero dei turisti. Anzi siamo consapevoli dei risultati marginali in termini di ritorno: le statistiche parlano chiaro. Ma non è corretto pensare che la temporanea assenza delle opere crei un danno o una "disaffezione" nei confronti dei nostri musei che rimangono sguarniti dei loro pezzi pregiati. Basta analizzare i visitatori, per anno, dei nostri musei: 22.000 per lAccascina di Messina (dove ci sono due Caravaggio e due Antonello), poco più di 30.000 al Museo del Satiro o poco più di 40.000 allAbatellis. Poco, troppo poco. Forse sarebbe utile "animarli" diversificando lofferta e offrendo la possibilità di vedere opere altrimenti difficili da ammirare. E strumentale la tattica di coloro che vogliono fare passare la Regione per "utile idiota" che invia allestero le proprie opere per fare un "piacere alle multinazionali di turno". Lesigenza invece è di realizzare uninversione di tendenza utilizzando i nostri beni anche come "testimonial "della nostra cultura verso le più grandi istituzioni culturali del mondo ed a beneficio di un grandissimo feedback per la nostra regione. Alcuni esempi. Per gli Antonello da Messina a Mosca - nellambito dellAnno Bilaterale Italia-Russia - abbiamo negato linvio dellAnnunciata e dellAnnunciazione perché non in grado di viaggiare. Abbiamo partecipato con la Madonna col Bambino e con il trittico dei santi Girolamo, Gregorio e Agostino e in cambio abbiamo ottenuto 60 Avanguardie (da Malevic a Kanniskij a Larionov) che verranno esposte per 4 mesi a partire dal 2 dicembre a Palermo in una rassegna unica per la Sicilia. E grazie agli Antonello è stato definito, insieme agli assessorati al Turismo ed allAgricoltura, uno scambio commerciale che il 15 novembre prossimo a Mosca vedrà operatori economici siciliani incontrare operatori russi. Ladorazione dei Pastori, invece, verrà esposto a Mosca insieme ad altri 11 Caravaggio provenienti dagli Uffizi, dalla Galleria Borghese, da Brera, dai Musei capitolini (gli altri allora prestano!). In cambio il museo Accascina per lo stesso periodo avrà lAdorazione dei Pastori di El Greco. Ed infine il tanto discusso viaggio dellEfebo di Mozia. La prima tappa, da maggio a settembre del 2012, sarà al British di Londra per le Olimpiadi. Non un "isolato feticcio", come taluni lamentano, ma al centro di uno dei più grandi eventi mondiali. Il British ci darà un capolavoro di pari valore: l Apollo di Stanford, uno scambio che ci permetterà di stipulare col museo britannico un accordo di collaborazione. Dal settembre del 2012, lEfebo sarà al Getty Museum di Los Angeles e a Cleveland. Prima per essere restaurato e dotato di base antisismica. Poi (aprile 2013-gennaio 2014) per essere il fulcro - insieme ad altri 60 reperti di proprietà dei nostri musei regionali e ad altre cento opere delletà greca provenienti da tutto il mondo, e quindi nel pieno di una contestualizzazione scientifica ed identitaria dellesposizione dal titolo: "Tra Grecia e Roma, la Sicilia nellantichità classica". E alla fine del periodo "americano", oltre al rientro delle nostre opere, buona parte di quelle esposte negli Stati Uniti, saranno in mostra in Sicilia. Le nostre scelte non sono state dettate da operazioni promo-pubblicitarie e non occorre essere economisti per comprendere limportanza di investire nella cultura. Se alcuni intellettuali della nostra terra non hanno ancora compreso il rapporto ormai innegabile tra beni culturali ed economia, nella accezione più ampia, sarebbe loro consigliabile di visitare "Denaro e Bellezza", linteressante mostra di Palazzo Strozzi a Firenze, che analizza proprio questo legame. Gli investimenti programmati avranno effetti sul territorio siciliano in termini di competenze, occupazione, indotto e reddito prodotto. Ecco perché continuare il lavoro intrapreso. Assessore regionale dei Beni culturali