Marciani (Rete Ambiente Grosseto): «Troppo impattante e non dà nessuna opportunità in più di occupazione» «Non servono singole valutazioni ma una visione complessiva» MANCIANO. Una battaglia contro il fotovoltaico pesante è in corso anche a Manciano, dove l'iter è in una fase più avanzata che a Roccastrada. Qui nel mirino di comitati, ambientalisti e cittadini c'è un impianto di produzione d'energia elettrica da solare di 81 mega di potenza. La ditta richiedente è la Photosintax, una società agricola. Ieri Andrea Marciani, "scomunicato" da Legambiente e adesso portavoce di Rete Ambiente Grosseto, ha divulgato una nota che contiene una serie di osservazioni riguardo all'assoggettabilità del progetto a valutazione di impatto ambientale (la cosiddetta Via), considerazioni che sono state già inoltrate anche ad altri enti, vale a dire alla Regione, alla Provincia e al Comune. Marciani non le manda a dire, fin dalle prime righe del documento (che è stato firmato anche da Roberto Barocci per il Forum Ambientalista di Grosseto, da Patrick Marini per la Sentinella della Maremma, da Francesca Lotti per il Circolo Arci di Manciano, da Alberto Frattini per Maremma Viva, da Loretta Pizzetti per il Comitato Val di Farma, da Alessandro Mortarino, per il movimento "Stop al consumo di territorio" e da altri cittadini che orbitano nell'area ambientalista). «Stiamo parlando - scrive Marciani - di un impianto che sarà costituito elettricamente da 81 unità modulari, della potenza di circa mille chilowatt ciascuno. Ancora, però, non si sa se verranno utilizzati moduli fotovoltaici standard o a concentrazione. Si tratta di due tecnologie profondamente diverse, dal punto di vista del rendimento ma soprattutto da quello dell'impatto paesaggistico. Quindi il progetto tecnico, ancor prima della procedura di assoggettabilità, questo dovrebbe chiarire». Altro aspetto su cui insiste Marciani sono i cosiddetti coni visivi reticenti. «Curiosamente - osserva - il proponente seleziona i suoi punti di vista in località remote e inaccessibili dalle quali l'impianto, quando non è invisibile, risulta comunque una sottile linea all'orizzonte, mentre si trascura la strada provinciale della Campigliola (la Sp 67), principale via d'accesso alle colline per il traffico turistico proveniente dalla capitale». Un approfondimento è riservato poi alle "millanterie occupazionali". «Ma quali posti di lavoro stabili per 25 anni? Ma quale indotto nelle attività ricettive, di ristoro, di servizio? - si chiede Marciani. - Le cifre promesse sono sballate. In un analogo impianto della Sun power co., a Montalto di Castro, l'unico personale fisso è rappresentato da tre vigilantes che in turni di otto ore assicurano la sicurezza dell'intero impianto nel chiuso di una cabina di videosorveglianza, mentre le manutenzioni sono assicurate da una ditta esterna che interviene solo in caso di necessità. Oggi invece nei 210 ettari di terre agricole destinate all'impianto che risultano essere fertili, irrigue e ricadenti in zona Igp e Doc, potrebbero trovare lavoro fisso quasi 100 braccianti agricoli con investimenti assai minori. Infine è bene dire chiaro che l'impianto sarà connesso ad una cabina del tutto indipendente da Terna attraverso cinque chilometri e 100 metri di elettrodotto in alta tensione». Marciani ricorda infine che, oltre al progetto Photosyntax (su 210 ettari) a Manciano ne sono in ballo altri due: quello di "Cerreta" per 126 ettari e quello del "Tesoro" su 64 ettari. «Ecco perché - conclude - bisogna procedere non alla valutazione di un singolo impianto ma ad una complessiva». Nel documento seguono considerazioni di carattere generale sul degrado ambientale, i problemi legati alle successive bonifiche, la questione dell'overdose energetica. G.B.