Laltolà del sottosegretario ai Beni culturali: "Non si scherza con le istituzioni" Pubblicata limpugnativa. Da oggi il Piano in vigore meno le norme contestate. Rimangono i regali ai costruttori Giro non ci sta a fare il capro espiatorio "Dal partito una reazione fuori misura" Oggi la governatrice vede Alfano. Alemanno: siamo al suo fianco Piste da sci, sanatorie e porti bloccati così il governo ha dimezzato la legge Tutti i commi "irricevibili" dal paesaggio alla tutela dei parchi Bastava sedersi attorno a un tavolo e studiare le carte. Sospetto che si voglia drammatizzare per altri fini, che lo stop alla norma sia solo un pretesto La presidente "Atto ostile da parte di un esecutivo che spesso ha fatto finta di aiutarci" Il sindaco è solidale con la Regione "Dal Consiglio dei ministri un atto incomprensibile" PAOLO BOCCACCI GIOVANNA VITALE «Se bisogna mantenere ciò che abbiamo trovato io non ci sto». Renata Polverini lo dice in un passaggio della conferenza stampa che apre, per la seconda volta in pochi mesi, una crisi di maggioranza alla Regione Lazio. Allora fu il passaggio di due consiglieri della sua lista al Pdl, concluso con un nulla di fatto e la rinnovata fiducia nella governatrice. Stavolta è il piano casa regionale, legge simbolo di questa giunta, impugnata dal consiglio dei ministri su input dei ministri del Pdl, Giancarlo Galan e Stefania Prestigiacomo. Una mossa che ha mandato su tutte le furie la Polverini. Per adesso la parola «dimissioni» non la pronuncia e intanto sventola quelle chieste e ottenute da parte di tutti i suoi assessori targati Pdl. Un atto puramente simbolico, visto che le deleghe che gli assessori hanno restituito non erano mai state loro formalmente consegnate dallinizio della legislatura. In ogni caso, se accettare o meno le dimissioni di dieci dei suoi assessori, lo deciderà oggi, dopo lincontro previsto con il coordinatore nazionale del Pdl Angelino Alfano. «Cè bisogno di un chiarimento», scandisce tenendo il punto su una questione che, afferma, «si è fatta tutta politica», nonostante i rilievi avanzati dal consiglio dei ministri siano di natura tecnica. Poi spiazza tutti e spiega: «Questa legge, con i tre punti impugnati, risponde quasi esclusivamente alle esigenze dei costruttori romani». In ogni caso, le avvisaglie della decisione del governo erano note da tempo. Già mesi fa, Galan aveva criticato il piano della Regione Lazio. La Polverini, però, contesta al ministro di non aver partecipato agli ultimi tavoli tecnici. E in più, quella che definisce «la cosa più brutta: volevano essere loro a fare il nostro Piano casa». Spara a zero contro lesecutivo nazionale «ostile alla Regione Lazio», contro Silvio Berlusconi che ha tradito «il giuramento dei dieci comandamenti letti in piazza San Giovanni con i candidati governatori alle ultime regionali. Avrebbe dovuto mostrare una sua posizione più ferma». Salva solo Raffaele Fitto e Ferruccio Fazio, i ministri che considera più vicini. Per il resto, «questo governo ha spesso fatto finta di aiutarci». Snocciola i soldi che la Regione attende: «I 797 milioni di fondi Fas, i 202 del piano di rientro sanitario sbloccati a luglio, ulteriori 350 milioni che stiamo aspettando». E ancora: «Nella delibera del Cipe sulla Pontina cè una clausola che impedisce allopera di andare a gara». La governatrice, insomma, si toglie più di qualche sassolino dalle scarpe. Al suo fianco il suo vice, lUdc Luciano Ciocchetti, e il coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso che se la prende con Galan e con lo scarso peso del partito laziale («Qui il Pdl prende il 43») nella compagine di governo nazionale. Polverini incassa la solidarietà di Gianni Alemanno che definisce «incomprensibile limpugnatura da parte del governo del piano casa». Per lei ora inizia la partita più complicata. Oggi vedrà Alfano e intanto annuncia: «Sul piano casa ci difenderemo davanti alla Consulta». La legge dimezzata. I "commi" irricevibili. Il Piano Casa dopo limpugnazione da parte del governo, che lo porta davanti alla Corte Costituzionale, diventa un patchwork. Ma non rischia tutto linabissamento come un Titanic. Da oggi sarà in vigore, meno la parte messa in mora. Commi contestati quelli che, in deroga ai piani paesistici prevedevano la possibilità di realizzare in aree vincolate piste da sci, porti turistici, impianti sportivi, strutture alberghiere. In particolare la stazione sciistica al Terminillo, 60 approdi turistici sulle coste laziali, interventi nei parchi, cliniche da adibire a residence, possibile sanatorie ad abusi edilizi, come nel caso del Salaria Village, centri commerciali. Scrive il governo nellimpugnativa voluta dai ministri Galan e Prestigiacomo: «La legge regionale è censurabile per diversi motivi: il primo che ha riguardo alla pianificazione paesaggistica, il secondo alla disciplina di tutela delle aree naturali protette, il terzo alle norme in materia di sanatoria straordinaria degli abusi edilizi e il quarto alle norme urbanistiche in materia di governo del territorio». E aggiunge: «La norma regionale incide direttamente sullassetto dei beni paesaggistici, svuotando di ogni reale contenuto residuo quella che è la sede istituzionale propria della tutela, che dovrebbe essere definita in base ad accordi Stato-Regione». Non solo. «Attraverso i programmi integrati si ritiene che trasferire le volumetrie demolite nelle aree vincolate, con particolare riferimento alle aree costiere, senza alcuna concertazione con lo Stato». Ancora: «Con la nuova normativa si consente di derogare alle norme dei piani paesaggistici per realizzare o integrare bacini sciistici; ampliare o completare edifici pubblici, realizzare opere pubbliche, edilizia sociale». Avanti: «La Regione non può disciplinare un territorio sottoposto a vincolo paesaggistico di interesse archeologico, tantomeno non può demandare alla Soprintendenza ogni verifica». Ma vediamo che cosa rimane del Piano Casa. Si salvano i premi di cubatura per le abitazioni private, in particolare monofamiliari, la cosiddetta "stanza in più", e la trasformazione in case di fabbriche dismesse. Ma, soprattutto, larticolo 3 ter, il grimaldello che regalerà un milione e duecentomila metri cubi ai grandi "re del mattone" romani a scapito delle infrastrutture e dei servizi dei quartieri in costruzione, dallAnagnina a Bufalotta, dal Torrino a Talenti, da Grotta Perfetta alla Pontina. Con nomi eccellenti che vanno da Bonifaci a Bonifati, da Navarra a Salini, da Parnasi a Todini. E poi Santarelli, Rebecchini, Mezzaroma e Caltagirone, soprattutto con le lottizzazioni di Tor Pagnotta, Lunghezza e Vitinia. Fra le misure introdotte nellarticolo per ciascuna area edificata, già nata o che dovrà nascere, si applica un bonus del 10 del volume complessivo, e in più la trasformazione da non residenziale in residenziale del 20 della volumetria destinata di solito ai servizi. «Ma perché si agitano? Calma e gesso. È un piccolo inciampo, è accaduto in tante regioni, se ogni volta che il governo impugna una legge le giunte dovessero dimettersi, non ce ne sarebbe in piedi nemmeno una». È sorpreso e pure un po imbarazzato, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro: esponente del Pdl laziale e al tempo stesso uomo di governo, accusato da un pezzo del suo partito di sabotare la giunta Polverini, di essere il suggeritore occulto del ministro Galan. Sottosegretario, che schiaffo sul Piano casa. E non è nemmeno il primo: oggi la Polverini ha ricordato pure la storia dei vincoli su Corcolle... «Io non ci sto a passare per il signor no. Sarebbe stato sufficiente conoscere il Codice Urbani e la legge Galasso per evitare di commettere errori o, peggio, di forzare nella speranza di farla franca. Tra laltro i vincoli non sono entità bibliche, sono previste procedure di declassificazione delle zone tutelate e di eventuale svincolo: basta sedersi intorno a un tavolo e studiarsi le carte. Questo deve fare unamministrazione seria. Il ministero non accetta di diventare lalibi di chi sbaglia, per ignoranza o malafede». Sta dicendo che la Polverini ha provato a fare la furba, confidando sul governo amico? «Dico solo che lo Stato ha il dovere di far rispettare la Costituzione. Noi collaboriamo con tante regioni e tanti comuni, da Firenze a Venezia abbiamo autorizzato progetti di forte innovazione, di innesto del moderno sullantico, seguendo procedure condivise. Non capisco perché non si possa fare a Roma e nel Lazio. Neppure nella rossa Emilia si sono mai sognati di attaccare il governo per un atto che rientra nelle sue prerogative». Dieci assessori del Pdl si sono dimessi e la presidente se lè presa con Berlusconi che, ha detto, «spesso ha fatto finta di aiutarci»... «È una reazione fuori misura, ingenerosa nei confronti di un governo che si è sempre dimostrato disponibile. Chi ha scritto la legge su Roma capitale? Chi ha sbloccato i fondi per la Roma-Latina? E poi non si scherza così con le istituzioni: si presentano dimissioni che già si sa rientreranno. E poi perché solo quelli del Pdl? Se è così grave, allora il primo ad andarsene doveva essere lassessore allurbanistica dellUdc. Sospetto che si voglia drammatizzare per altri fini, che il Piano sia solo un pretesto». Per cosa? Per mostrare i muscoli in vista del post-Berlusconi? «Ma scusi, se tutta la parte a favore delle famiglie - premi di cubatura e cambi duso - è rimasta intatta, perché questo can-can? Tanto più che i punti contestati possono essere corretti con una legge regionale successiva». Intanto lei, insieme al governo, sè beccato un comunicato di censura da tutti i coordinatori locali del Pdl. «Un fatto inaudito, assurdo, che non sè verificato neppure quando la lista del Pdl venne espulsa dai magistrati. È ora di finirla col fuoco amico. Per di più pilotato. Oggi ho sentito il coordinatore di Latina, Fazzone, e mi ha detto che lui non ha firmato niente. Nemmeno lo sapeva. Vuol dire che qualcuno ha forzato la mano».