Il regolamento edilizio ha già provocato effetti in via Riva Reno e piazza VIII Agosto. Altri gioielli a rischio «LA città storica di Bologna si sta dissolvendo e il Rue legalizza questo delitto». Larchitetto urbanista Pier Luigi Cervellati, insieme a Italia Nostra, si scaglia contro il Regolamento Urbanistico Edilizio approvato dal sindaco Sergio Cofferati nel maggio 2009 e firmato dallallora assessore allurbanistica Virginio Merola. La denuncia è arrivata ieri dai vertici nazionali dellassociazione, convinti che forse «non tutti si rendono conto dei disastri che il Rue può provocare». E a Cervellati, teorico della tutela dei centri storici, fa eco Elio Garzillo, oggi nella direzione nazionale di Italia Nostra ma già combattivo soprintendente a Bologna. «Il Rue è una bomba ad orologeria, mi pare il peggiore degli incubi - sottolinea - dice che i tre quarti degli edifici del centro storico sono di interesse documentale e la loro demolizione e ricostruzione può essere equiparata ad una ristrutturazione straordinaria che il progettista può attuare senza aspettare nulla. Ne vediamo già gli effetti nelledificio in piazza VIII agosto, dove per fortuna la facciata è stata ricostruita come prima, e in via Riva Reno». Ma secondo Garzillo ci sono altri «gioielli» a rischio: gli edifici progettati dallarchitetto Muggia, Casa Marconi, o Palazzo de Banchi di cui si salverebbe tassativamente solo la facciata. «Già il codice dei Beni culturali ha innalzato i limiti della tutela da 50 a 70 anni, ma solo una minima parte degli edifici è vincolato. Bisognerebbe sollecitare la Soprintendenza ad applicare il principio di tutela del centro storico». Ancora più drastico Cervellati, che vorrebbe vedere cambiato il Rue, «perché non si può equiparare la città storica alla periferia». Italia Nostra porterà il «caso Bologna» a Roma in novembre. «Non abbiamo chiesto un incontro al sindaco perché ci sembrava più efficace una protesta che mille rassicurazioni senza conclusioni», ha spiegato Daniele Benati, presidente della sezione bolognese.