Non occorre rompersi tanto la testa. Basta sfogliare il 'Viaggio in Italia' di Goethe siamo nel 1769, età d'oro del Grand Tour e scoprire come, giunto a Bologna, lo scrittore resti colpito dalle «folle di gente» che, protette dai portici, «possono andare su e giù, attardarsi a curiosare, far compere e badare agli affari». Basta, intendo, riflettere sul ritmo della scena, e capire che, con la sveltezza dei grandi, Goethe coglie la cultura della nostra città: il commercio in mezzo alle cose da guardare, la trama delle strade intrisa di un'umanità dinamica e piena di interessi. Dire cultura, da noi, significa far agire questa identità. Trattare musei, mostre, università, restauri, teatri, biblioteche, territorio, non come bei decori, ma da punti di forza per il turismo, per il quadro imprenditoriale, per il turismo, per il legame mai ben stretto tra istituzioni pubbliche e forze private. La cultura come investimento. L'investimento come gesto culturale. Altrimenti è inutile affannarsi. E' una sinergia difficile, ma è indispensabile qui da noi, dove è la città nel suo insieme, non un singolo, straordinario monumento, a poter attrarre. Andrea Emiliani, da soprintendente e da storico, ce l'ha insegnato. Sfogliando la tabella di marcia per il 2005, mi accorgo che, a sei mesi dalle amministrative del cambiamento, V ipotesi è a rischio. Vedo segnali di rinvio, di antichi problemi pronti a incancrenirsi. E non saprei ancora spiegare a domanda a quale progetto culturale il Palazzo sta lavorando. Il punto dolente tocca, come da decenni, la Galleria d'Arte Moderna, che cambierà sede {forse) solo nel 2006. Problemi di spazi da ridisegnare, di cantieri da aprire, di ritardi incombenti. Ben che vada, poi, il nuovo direttore arriverà entro marzo, e intanto resta a mezz'aria, non chiarita, la faccenda della collocazione del Museo Morandi. L'Associazione degli Amici non ci pensa proprio a consentire che lo si porti, con la Galleria, da Palazzo d'Accursio alla Salara. E la battaglia, che ha risvolti legali, temo si farà rude. Ma è l'intero sistema museale ad attendere notizie: si farà la rete dei musei civici oppure ognuno farà da sé? e quali collegamenti si cercheranno con la Pinacoteca di Belle Arti cioè Reni e i Carracci e con l'intraprendenza delle fondazioni per le grandi mostre di cui si favoleggia e che invidiamo a Ferrara? Sembra di fare i noiosi, ma è tempo di squadra, non di individualisti. Bisognerà pur aprire un fronte comune con l'università sul rilancio delle sue raccolte scientifiche e sulla fototeca Zeri che dovrebbe farci celebrare nel mondo. E allarma, anche, che il suo primo direttore lasci la Sala Borsa. Motivazioni scadute dopo tre anni? Anche qui si aspetta il nome nuovo, mentre tra i libri c'è molto da fare: prima di tutto le biblioteche di quartiere (scomparse ?) e poi l'operatività in pool che si impone proprio tra la Borsa (recuperare spazi per gli studenti) e gli altri istituti, pena l'oscuramento definitivo di questi ultimi. Battiamo un colpo, se ci siamo. Ad attendere sono anche i giovani. Se il Grand Tour della cultura ritarda, non piangiamo troppo sulla cultura dei pub.