A cedere ieri sono stati due muri realizzati in epoca moderna e privi di valore archeologico. Lo ha reso noto la Sovrintendenza di Napoli e Pompei. Ma il crollo non ha evitato polemiche e accuse politiche alla vigilia della conferenza stampa prevista per oggi a Roma del ministro Galan con il commissario europeo Hahn. Poi sopralluogo nell'area archeologica. Giapponesi, tedeschi, francesi, inglesi, americani, qualche gruppo proveniente dalla Russia. Ieri a Pompei, come ogni giorno, c'erano migliaia di visitatori arrivati da tutto il mondo. E nessuno di loro ha avuto la benché minima percezione dei due nuovi crolli registrati in mattinata. A cedere sono stati due muri realizzati in epoca moderna e privi di valore archeologico. Lo ha reso noto la Sovrintendenza ai Beni archeologici di Napoli e Pompei, intervenuta dopo la segnalazione del personale di custodia, al termine del sopralluogo compiuto in mattinata. Si tratta di un muretto che delimita la necropoli esterna a Porta Ercolano, in via de Sepolcri, e di un muro a contenimento di un terrapieno retrostante. Le aree interessate sono state sequestrate dai carabinieri per disposizione della Procura di Torre Annunziata, ma nessuna strada è stata interdetta ai visitatori, che al massimo si sono accorti del nastro a strisce bianche e rosse con un piccolo avviso dei carabinieri scritto su un foglio bianco: area sottoposta a sequestro. Il problema degli Scavi di Pompei, insomma, non è certo costituito da quei piccoli crolli, dovuti probabilmente alle piogge dei giorni scorsi. Che però sono bastati a scatenare un altro terremoto politico dopo quello di pochi giorni fa. Nello Formisano, parlamentare e segretario regionale dell'Idv, ha affermato che «ridicoli appaiono gli annunci tesi a illustrare gli interventi che si faranno al sito di Pompei. E gli interventi che non si sono fatti finora? Chi ne risponde davanti al mondo? Gli incapaci vadano a casa». Il gruppo del Pd al Senato ha presentato un'interrogazione al ministro dei Beni culturali Galan, firmata da Anna Maria Carloni, Luigi Zanda, Nicola Latorre e Teresa Armato, in cui si chiede al governo di riferire in merito ai recenti crolli all'interno degli Scavi. «Dopo scelte inefficaci e persino dannose, come il lungo commissariamento dell'area archeologica spiegano i senatori del Pd il governo ha annunciato di mettere a disposizione 100 milioni di euro per la messa in sicurezza del sito di Pompei, nonché l'assunzione, così come previsto per legge, di nuovo personale tecnico. Tali risorse sono state appostate ma poi rimosse in sede di manovre finanziarie e nessuna assunzione è stata fatta». I parlamentari del Pd, sottolineando che «il governo ha delegato alla società Invitalia la gestione operativa dei finanziamenti e l'allestimento dei bandi di gara», chiedono che il ministro riferisca in Parlamento su «quando saranno effettivamente disponibili i fondi per la messa in sicurezza del sito; quale sarà il soggetto attuatore degli interventi; quale il ruolo di Invitalia; quali misure per impedire infiltrazioni della criminalità organizzata e, infine, quali scelte finanziarie e organizzative si intendono adottare per rendere efficace la manutenzione ordinaria del sito». Sul piano sindacale, dopo le critiche al governo di Uil e Cgil nei giorni scorsi e ancora ieri, anche la Ugl-Intesa Fp protesta «contro la politica dell'abbandono che il ministero dei Beni culturali sta adottando per gli Scavi archeologici di Pompei». Il sindacato annuncia un sit-in presso Porta Anfiteatro oggi pomeriggio a partire dalle 15. E cioè più o meno quando a Pompei arriveranno il commissario europeo Johannes Hahn, il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan e il governatore Stefano Caldoro. La delegazione istituzionale dovrebbe essere preceduta da un annuncio molto importante per il futuro del sito archeologico. Già a Roma, Hahn dovrebbe confermare che la Commissione ha sbloccato un finanziamento europeo destinato a Pompei. «Speriamo che effettivamente arrivi l'ok», dice il sottosegretario ai Beni culturali Riccardo Villan: «I 105 milioni serviranno innanzi tutto perla messa in sicurezza del sito e per gli interventi programmati. Tutti urlano, ma tutti sanno che gli interventi per la sicurezza sono necessari da tempo e nessuno ha mai assicurato un approccio sistematico al problema idrogeologico. Lo faremo noi. Ormai è imminente anche l'arrivo di 20-25 nuove unità di personale: non sarà certo una rivoluzione, ma è qualcosa in più. E il piano complessivo è stato licenziato dal Consiglio Superiore dei Beni culturali. Abbiamo creato le condizioni affinché tutti possano lavorare. Stiamo anche scrivendo la convenzione del ministero con l'Unesco, che rinsalderà il rapporto e lo rende più sistematico. La convenzione può essere importante per indirizzare disponibilità straniere verso siti prestigiosi come Pompei e sappiamo che c'è già, per esempio, l'interesse di una cordata francese». Quindi ci sono tutte le condizioni per una svolta. Però non è la prima volta che i cittadini campani lo sentono dire. «Con il via libera della Commissione europea risponde Villan comincia il più difficile. Io seguirò quotidianamente l'evolversi della situazione e pubblicherò un report ogni due settimane. Sarà il mio impegno prioritario, ma non da solo. Per questo lancio un appello a tutte le professionalità disponibili perché diano una mano. Abbiamo già avuto risposte positive. L'Università Federico II ci fornirà una consulenza gratuita per il progetto idraulico, come pure il consorzio Benecon e anche il Suor Orsola Benincasa».