Il Guardian: le scoperte senza tutela Der Spiegel: cani randagi e mafia tra le rovine Archeologia, criminalità, rifiuti: sondaggio del gruppo di Klaus Davi sull'immagine della Campania Ma come ci vedono gli altri? Pizza, monnezza e criminalità. Meraviglie e rovine. Gente incosciente e smemorata, che pur avendo «un Dna per nascere artista e geniale, aspira soltanto a finire all'Isola dei famosi o nei reality di Berlusconi». Così i giornalisti di 50 prestigiose testate straniere raccontano ai propri lettori la Campania dopo i crolli di Pompei. Che, nonostante il fragore, non sembrano però aver impolverato del tutto, nel mondo, l'immagine positiva di una regione riscattata dalle proprie eccellenze, che può quindi ancora contare su turismo e cultura per il proprio rilancio. Queste, almeno, sono le conclusioni di una ricerca condotta dall'opinionista Klaus Davi sulla visibilità della Campania del mondo. L'Osservatorio ha raccolto ben 674 articoli, pubblicati da 50 tra le più importanti testate internazionali, nel peri-odo che va dall' I gennaio di quest'anno fino a ieri. E Pompei, al primo posto davanti a rifiuti e criminalità, nella classi -fica delle criticità evidenziate dalla ricerca, è finita spesso sulle prime pagine dei più importanti giornali internazionali, fiore ormai appassito all'occhiello di una cultura sempre più trascurata. Ecco cosa hanno scritto il 23 ottobre. «Il muro di Pompei si è sbriciolato proprio come si sta sbriciolando la cultura italiana» (Siiddeutsche Zeitung). «Quest'ultimo incidente èda attribuire alle promesse non mantenute del presidente del Consiglio di proteggere il sito archeologico» (The Guardian). Lo stesso quotidiano britannico meno di un mese fa: «Il governo italiano ha fallito, lo spettacolo di Pompei è straziante, la vera tragedia di Pompei è che chi l'ha scoperta non ha saputo preservarla». «Pompei sembra essere stata I giudizi Nouvel Observateur: Ravello il meglio del Paese balcone tra cielo e mare completamente dimenticata da tutti: dalle autorità, dagli istituti e dalle associazioni» (Die Tageszeitung 020711). «Pompei sta vivendo una seconda cadiuta. Il patrimonio dell'Unesco sta degenerando ed è dominato da cani randagi e bande mafiose» (Der Spiegel l8072011). Durissimo anche il commento dei francesi: «L'Italia è sempre più incapace di garantire la conservazione del proprio patrimonio» (Les Echos 180811); «Il governo italiano non ha avuto né l'efficacia del privato, né le virtù del servizio pubblico. Pompei rimane l'altro grande malato del patrimonio transalpino» (Le Point 210711). Pompei a parte - la città vesuviana è prima anche nella classifica delle località più criticate, seguita da Napoli, Casoria, Casal di Principe e Salerno - secondo i dati conclusivi della ricerca, ben il 71 delle citazioni sulla stampa estera riguarda però commenti positivi sulla Campania. A tenere in alto le quotazione della regione sul mercato estero il turismo (il 75,15 degli elogi), la cultura (70,30), l'enogastronomia (68,45), il cinema (62,85), la musica e il teatro 860,50). I giornalisti stranieri ci riscattano quando parlano di Ravello: «Un cliché dell'Italia dei sogni. Un balcone tra il cielo e il mare» (le Nouvel Observateur 230611), o dell'arco di Traiano a Benevento: «un tributo alla pace e alla prosperità», il «monumento meglio conservato dell'Impero romano» (TravelLeisure), o della reggia di Caserta, il «capolavoro» che è «la risposta italiana a Versailles» (Neue Ziircher Zeitung). Quanto all'enogastronomia, la stampa anglosassone per esaltare il nostro Aglianico tira in ballo perfino Cary Grant e Catherine Deneuve: è uno dei vini - scrive il Financial Times, che come i due divi «trasudano classe». C'è di che riflettere per gli amministratori di una Regione che non ha ancora una legge sul turismo, in un Paese i cui governanti credono che «con la cultura non si mangia».