In polemica con il Governo, che ha deciso di inviare il piano casa del Lazio alla Consulta, si sono dimessi gli assessori Pdl dellagiunta Polverini. La presidente della Regione: Governo Berlusconi ostile, ci difenderemo davanti alla Consulta. pagina 24 La bocciatura di Palazzo Chigi. Impugnata la legge: i dieci assessori del partito lasciano la giunta regionale No al piano casa Lazio, rivolta Pdl Polverini: Governo Berlusconi ostile, ci difenderemo davanti alla Consulta OBIEZIONI: La sanatoria: la prima norma del piano casa della Regione Lazio finita nel mirino del Consiglio dei ministri è quella che impone al Comune di Roma di valutare entro 90 giorni tutte le richieste di condono che ancora giacciono al Comune: pratiche che, quindi, risalgono al 1985, 1994 e 2003. Scaduto il termine, scatta il principio del silenzio-assenso. Una sanatoria inaccettabile perché, argomenta il governo, il condono è materia di pertinenza statale. Deroghe ai vincoli territoriali: un articolo prevede una serie di deroghe ai vincoli e alle zone di tutela previsti dal piano territoriale paesistico e dal piano territoriale paesistico regionale per la realizzazione di opere di utilità pubblica. Le deroghe ai vincoli, è l'obiezione del Governo, devono essere coopianificate tra regione e ministero; a promuovere l'intesa per la coopianificazione, inoltre, è il ministero dei Beni culturali e non la regione. Vincoli archeologici: il terzo punto riguarda la norma che prevedeva un'impropria prevalenza della Regione sulla valutazione dei vincoli archeologici. «C'era una prevalenza ordinatoria sulla valutazione dei vincoli archeologici, ma anche quella è prerogativa del ministero» ha spiegato il sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Francesco Giro ROMA «Un atteggiamento del Governo ostile a questa Regione». Un piano casa che, dopo essere stato impugnato dal Governo, «risponde quasi esclusivamente alle esigenze dei costruttori di Roma» e mette i cittadini laziali in serie B. Con il premier che «avrebbe dovuto mostrare una sua posizione più ferma» in Consiglio dei ministri. Non usa mezzi termini la Governatrice del Lazio, Renata Polverini, dopo che il Governo ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale tre punti del piano casa. Tanto che dopo aver ricevuto le dimissioni di dieci assessori del Pdl («un atto politico forte nei confronti del partito») - dimissioni «da tenere in tasca» in attesa del confronto con il segretario del Pdl, Angelino Alfa- no - attacca il governo e annuncia: «Andremo avanti e ci difenderemo davanti la Corte costituzionale», senza mediare, «perché il piano casa ne uscirebbe depotenziato». È la conclusione di un braccio di ferro tutto interno al centrodestra, iniziato questa estate fra la governatrice e il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan. Un piano criticato anche dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. In Consiglio dei ministri è passata la linea Galan: il piano casa della governatrice andrà al vaglio della Corte costituzionale, nella parte che riguarda le deroghe al Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Il resto del piano - la parte "abitativa" - è rimasta ed è operativa da oggi, 26 ottobre. Si fermano, dunque, almeno fino al pronunciamento della Consulta, una serie di ampliamenti e completamenti di edifici pubblici e privati di tipo commerciale e agli interventi in montagna. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno (Pdl), è sceso in campo a fianco della Governatrice del Lazio, «in questa incomprensibile vicenda». La Giunta regionale «deve sapere - dice Alemanno - che può contare sul nostro pieno appoggio per ogni battaglia finalizzata a una necessaria spinta all'economia e alla difesa di un diritto fondamentale come quello della casa». Intanto il Pd ha chiesto le dimissioni della Polverini e della sua Giunta. Con il piano casa, bocciato «dallo stesso Governo nazionale - dice Vannino Chiti, vice presidente del Senato e commissario del Pd Lazio - non si risolve l'emergenza abitativa, ma si colpirebbero in modo indiscriminato le coste, i parchi e le aree naturali protette». Per il senatore del Pd, Roberto Della Seta, il piano casa Polverini è «una vergogna ambientale e urbanistica, per il quale il presidente della regione meriterebbe il "premio Attila": bene ha fatto il ministro Galan a sconfessarlo». Secondo il Governo il piano casa della Regione Lazio violerebbe gli articoli 9 e 117 della Costituzione, oltre alla Convenzione europea del paesaggio. Tre i punti nel mirino: il primo è «quello relativo al condono, una sorta di norma che impone al Comune di Roma- spiega il sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Francesco Giro - di valutare tutte le richieste di condono che ancora giacciono al Comune, e cioè quelle che risalgono al 1985,1994 e 2003, e chiedono al Comune di valutare entro 90 giorni, dopodiché scatta il principio del silenzio-assenso, quindi sarebbe una sanatoria ipso facto. Ma il condono è materia di pertinenza statale». Poi l'articolo che prevede una serie di deroghe ai vincoli e alle zone di tutela previsti dai Ptp (Piano territoriale paesistico) e dal Ptpr (Piano territoriale paesistico regionale), la realizzazione di opere di utilità pubblica come impianti sportivi, sistemi portuali, scuole, ospedali e alberghi. Il terzo punto impugnato è una norma che prevedeva una impropria prevalenza della regione sulla valutazione dei vincoli archeologici, ex legge Galasso. «C'era una prevalenza ordinatoria sulla valutazione dei vincoli archeologici, ma anche quella è prerogativa del ministero», spiega Giro.