Il direttore dei Beni culturali Soragni toglie la delega alla soprintendente Codello, a suo avviso alcuni padiglioni sono vincolati e non posso essere abbattuti L'area "protetta» già nel 2007 Tutti i padiglioni e gli immobili dell'area dell'ex Ospedale al Mare erano stati schedati, con l'apposizione dei vincoli, dalla Soprintendenza veneziana nel 2007, prima della vendita al Comune da parte dell'Asl 12 e della Variante urbanistica.« Il concetto - dichiarò allora l'architetto Codello - è che chiunque compra certo non potrà farne ciò che vuole. Le volumetrie vanno mantenute, così come l'identità dell'area». Quei padiglioni dell'ex Ospedale al Mare non dovevano essere abbattuti. Scoppia un vero e proprio caso sulle demolizioni di alcuni spazi dell'ex Nosocomio del Lido, che erano stati vincolati dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia prima della vendita a Est Capital dell'area da parte del Comune, ma di cui successivamente la stessa soprintendente Renata Codello aveva autorizzato l'abbattimento in sede di Conferenza di Servizi, giudicandoli fatiscenti e aumentando di conseguenza le volumetrie disponibili per la ristrutturazione prevista dal gruppo guidato da Gianfranco Mossetto. A far scoppiare il caso è stato il direttore regionale dei Beni Culturali del Veneto Ugo Soragni che ha notificato all'architetto Codello un provvedimento che le revoca la delega all'autorizzazione a demolizioni nell'area veneziana, che le aveva conferito. Un provvedimento "punitivo" che è legato proprio alle decisioni assunte dal soprintendente sull'abbattimento di quei padiglioni dell'ex Ospedale al Mare, perché Soragni lamenta, in sostanza, di non essere stato consultato, come sarebbe dovuto avvenire, prima di prendere tale decisione e perché la contesta nel merito, ritenendo che l'interesse architettonico e culturale di quei padiglioni vincolati rimanesse tale, per cui essi non dovessero essere abbattuti, come di fatto non è ancora avvenuto, visto che i lavori nell'area dell'ex Ospedale al Mare sono attualmente fermi. I padiglioni per il quale sarebbe stato autorizzato l'abbattimento o la ristrutturazione sono quelli di pediatria, di cucina-dispensa, il padiglione Belluno( identico al Friuli, che è del 1921, tre anni prima dell'altro), il dormitorio, le celle mortuarie, i magazzini generali, le officine e la farmacia. Secondo l'architetto Soragni i provvedimenti della Codello che autorizzano gli abbattimenti o le modificazioni, non avrebbero tenuto adeguatamente conto della loro intrinseca qualità architettonica e del loro valore storico-artistico. Il soprintendente, in particolare avrebbe autorizzato l'abbattimento del padiglione Belluno per «un'effettiva leggibilità della configurazione originale dell'insieme», che pure non sussisterebbe in relazione appunto all'edificazione del Friuli di tre anni prima. Di qui il provvedimento di revoca della delega alle demolizioni conferita in precedenza al soprintendente, in relazione alla condotta seguita nelle autorizzazioni sull'abbattimento ai padiglioni. Ciò che non è ancora chiaro è ciò che accadrà. Se cioè il direttore regionale potrà effettuare una revoca degli abbattimenti in autotutela, bloccandoli - con conseguenze imprevedibili anche sull'esito dell'appalto di Est Capital - o se invece ormai la decisione è presa, sulla base del via libera del soprintendente e non è più possibile tornare indietro.