Il presidente dell'Enit interviene sul degrado degli Scavi NAPOLI «Pompei cade a pezzi? Al netto delle valutazioni che andranno fatte, senza populismo, se ci sono responsabili è ora che mollino la poltrona. Chi ha sbagliato vada via». Matteo Marzotto, presidente dell'Enit a Napoli per prendere parte alla Convention delle camere di commercio non usa mezzi termini per commentare il caso Pompei. Gli fa eco Catia Polidori, sottosegretario allo Sviluppo economico: «Mi chiedo dove vanno i soldi che vengono incassati. Andrebbero piuttosto reinvestiti e a questo punto non si può non dire che su queste risorse c'è disattenzione». Voci fra le tante che ieri si sono levate dopo il crollo di un muro romano negli Scavi la scorsa settimana. La procura di Torre Annunziata, come richiesto dalla Uil dei beni culturali, ha chiesto l'acquisizione dei registri delle segnalazioni di pericolo di un intero anno ma non è stata ancora formulata un'ipotesi di reato. I pm, ha precisato il procuratore Diego Marmo, stanno infatti ancora valutando gli elementi raccolti dai carabinieri. Nelle prossime ore l'area vicino alla Porta di Nola potrebbe essere parzialmente dissequestrata, su richiesta della Soprintendenza, per consentire agli architetti verifiche sul muro e sugli edifici vicini. Il sopralluogo, ha precisato Marmo, verrebbe comunque filmato per mantenere la memoria dello stato dei luoghi. Sarebbe stato trovato, inoltre, il registro delle segnalazioni su cui i custodi hanno annotato data e ora del crollo, che in un primo momento non era saltato fuori; secondo il procuratore, come già accadde lo scorso anno con il crollo della schola armaturarum, la Procura è stata informata con ritardo. La giornata è poi trascorsa con un rimpallo di accuse fra sindacati e politica. La Uil dei beni culturali chiede di rivedere il Piano messo a punto dal ministero, aumentando gli stanziamenti previsti - che al momento non ammontano a 105 milioni bensì ad un totale poco superiore agli 85 milioni di euro - e istituendo una cabina di regia. E avverte: i fondi devono essere usati tutti per la messa in sicurezza del sito e assegnati con gare pubbliche, «senza regali a consulenti, università o Invitalia». Invitalia interviene, sottolineando che non percepirà «alcun compenso dalla Soprintendenza di Pompei». La Uil torna alla carica: «la soprintendente Teresa Cinquantaquattro scrive non è in grado di gestire una struttura importante e complessa come Pompei». E torna poi a sottolineare la necessità di assumere «da subito» personale tecnico e di vigilanza «anche attraverso una deroga alle norme sul pubblico impiego», nonchè squadre di operai per la manutenzione ordinaria. La replica del sottosegretario Riccardo Villari è secca: «A Pompei ci sono i soldi e il personale: quello che manca è il management. E poi c'è la camorra che va rimossa. Il crollo di sabato dipende da un terrapieno che preme: saranno i tecnici a stabilire come si deve intervenire. Non ci sono responsabilità della politica, di soldi ne sono stati messi a disposizione nel tempo e non sempre sono stati spesi bene oppure sono rimasti in cassa. Spetta ai manager amministrare bene le risorse che la politica mette a disposizione». Ma se ci sono i soldi, si chiede la Uil, perchè il ministero ha chiesto risorse all'Europa tramite i fondi Fas? Intanto a Pompei piove. E la preoccupazione che possano verificarsi nuovi crolli è tangibile